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Tutti gli articoli con tag turchia

La Turchia in freddo con l'Ue per le trivellazioni di gas off shore a Cipro

pubblicato da Marina Perotta

cipro gas offshore La Turchia minaccia di congelare i rapporti con la Ue se Cipro assumerà la presidenza semestrale da luglio a dicembre 2012. Perché? Oggetto della crisi sono le trivellazioni che iniziano oggi al largo delle coste cipriote, per estrarre una parte di quegli 8mila miliardi e mezzo di metri cubici di gas stimati. Si badi bene che la Turchia non scherza e ha già inviato da giorni tre incrociatori e tre aerei militari a pattugliare la zona riconosciuta dall’Onu come EEZ (Exclusive Economic Zone).

Sull’ottimo La pulce di Voltaire la ricostruzione politica della crisi che rischia di mandare a carte e quarantotto il progetto tutto italiano di portare la Turchia nella Comunità europea. Ma perché ai turchi dà fastidio se trivellano al largo di Cipro? Non basterebbe un accordo commerciale per risolvere la questione? Purtroppo no perché a trivellare in quello che è il Block Leviathan sono i texani della Noble Energy e gli israeliani della Delek. Dei problemi che sarebbero sorti in merito alla spartizione di uno dei più grossi giacimenti al mondo di gas ne scrivevo nel 2009. Parte di quel gas si trova sotto la Striscia di Gaza.

Spiega Il Mediterraneo:

Ora però le circostanze sono cambiate. Ankara è in piena crisi diplomatica con Tel Aviv, a causa delle mancate scuse da parte di quest’ultima dell’uccisione di nove cittadini turchi sulla nave umanitaria Mavi Marmara ed ha patrocinato la questione mediorientale, ossia la revoca del blocco israeliano su Gaza.

Ma la Turchia non controlla solo le acque. Ha deciso di procedere in proprio con le trivellazioni e dunque riferisce Hurriyet Daily News, la Turkish Petroleum Corporation avrebbe già ottenuto i permessi di trivellazione. Di fatto i migliori clienti per quel gas siamo noi europei; turchi e israeliani, come spiega Ali Haidar esperto di geopolitica, litigano ma poi fanno affari. Restano però da definire i confini delle estrazioni e a chi toccherà la fetta più grossa.

Foto | Military Photos

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Turchia, centrale elettrica con rinnovabili accanto a centrale nucleare

pubblicato da Marina Perotta

In Turchia la prima centrale al mondo con rinnovabili integrate

La Turchia dopo averci stupito con il Bosforo Bis per produrre idrogeno prosegue negli annunci eco-choc e attraverso il megafono del New York Times Green Blog svela al mondo il progetto della centrale elettrica di Karaman, la prima al mondo con rinnovabili integrate, ossia gas, fotovoltaico e eolico pronta dal 2015. Che però sorgerà a 100 Km dalla centrale nucleare di Akkuyu sul Mar Nero, progettata e costruita dai russi, costo previsto: circa 20miliardi di dollari.
In Turchia la prima centrale al mondo con rinnovabili integrate

In Turchia la prima centrale al mondo con rinnovabili integrate In Turchia la prima centrale al mondo con rinnovabili integrate In Turchia la prima centrale al mondo con rinnovabili integrate

Perché il Green Blog del NYT urbi et orbi spara la novella della centrale di Karaman omettendo la vicinanza della centrale nucleare? Semplice: Karaman è un progetto americano, affidato a una piccola società californiana, la GE Energy. Il prodotto o meglio la centrale è denominata GE Flexibility e di fatto userà gas, fotovoltaico e eolico in un ciclo combinato per la produzione di energia. La centrale dovrebbe fornire 450 megawatts dal gas naturale, 50 megawatts dal fotovoltaico e 22 megawatts dall’eolico.

La Turchia ha bisogno di venir fuori in ambito internazionale come nazione in grado di cooperare con gli Usa, ma tenendo un piede in Medio Oriente, uno nella Comunità europea e flirtando con la Russia. Recep Tayyip Erdogan è stato rieletto primo ministro domenica per il terzo mandato consecutivo, per il rotto della cuffia e con una consistente perdita di seggi per il suo partito. Il traghettamento verso la Ue non è per nulla facile e l’energia potrebbe rendere seducente la Turchia agli occhi europei.

Via | GreenProphet
Foto | GE Flexibility

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Turchia, un Bosforo bis per produrre idrogeno

pubblicato da Marina Perotta

il secondo canale del bosforo

La Turchia ripensa alla sua centralità nello sviluppo energetico del Mediterraneo. E lo fa partendo da un progetto che va oltre l’ambizione e rasenta la follia, così come lo ha definito lo stesso primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan: un Bosforo bis per produrre idrogeno. Il nome del progetto è ICHET ossia il Centro internazionale per le tecnologie dell’idrogeno che dovrebbe essere realizzato con la benedizione dell’ UNIDO United Nations Industrial Development Organization, fondata in Turchia nel 2003. La pensata consiste nell’andare a costruire un secondo canale nel Bosforo su cui andare a versare l’attuale traffico navale, circa 150 navi al giorno, e liberare così il primo canale che sarebbe destinato a diventare un immenso laboratorio per la produzione di idrogeno. L’energia sfruttata proverrebbe dalle correnti marine e noi in Italia lo stiamo già sperimentando con il progetto Impetus a Trapani.

Per quanto riguarda la produzione di idrogeno leggo su Today’s Zaman:

Secondo gli studi condotti l’entità delle correnti è sufficiente a generare 20 kilowatt. Sarà installata una turbina a otto metri di profondità. Durante le fasi iniziali, l’energia elettrica sarà generata dal flusso delle correnti tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, lungo lo stretto del Bosforo. Utilizzando questa energia, l’acqua di mare depurata di ioni per elettrolisi produrrà idrogeno. L’idrogeno generato viene raccolto sotto pressione.

Ma non vi è solo idrogeno. Accanto al Bosforo Bis lo sviluppo di aree vergini intorno Instanbul e dunque intorno al secondo canale si verserebbero milioni di metri cubi di cemento per tirar su villaggi turistici, centri congressi, sale espositive, impianti sportivi e alloggi. Gli ambientalisti si sono detti, a dir poco, sgomenti.

Continua a leggere: Turchia, un Bosforo bis per produrre idrogeno

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Terremoto in Turchia: scossa di magnitudo 4.8 nei pressi di Elazig

pubblicato da missunderstanding

terremoto turchia

La Turchia è stata colpita da un sisma di magnitudo 4,8, con epicentro a 80 km dalla città di Elazig, nella parte orientale del paese, a circa 645 km dalla capitale, Ankara.

La scossa, avvertita alle h.4.32 del mattino secondo l’Osservatorio di Kandilli a Istanbul, ha provocato la morte di circa 60 persone, ma nei villaggi di Yukari Kanatli e Okcular si continua a scavare tra le macerie. Per ora sarebbero una settantina anche i feriti. Ad essere stati colpiti dal sisma sono sei piccoli villaggi vicini all’epicentro del terremoto, a Karakocan.

Le scosse di terremoto sono abbastanza frequenti in Turchia, ed il Paese non è nuovo ad episodi tellurici devastanti: tra i terremoti più forti che la Turchia ricordi ci sono quelli del 1999, che tra agosto e novembre causarono quasi 20.000 vittime.

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Gli U2 invitano i fan a compensare le emissioni per finanziare l'impianto geotermico Dora-1

pubblicato da missunderstanding

U2 Dora-1
Alla provincia di Aydin, in Turchia, servono fondi per finanziare Dora-1, l’impianto geotermico sulle coste dell’Egeo. Alla chiamata hanno subito risposto gli U2, con un progetto che chiama in causa il senso di responsabilità ambientale di tutti i fan della band irlandese.

Gli U2 di solito compensano le emissioni di CO2 dei propri concerti, ed ora invitano i propri fan a fare lo stesso con Offset Option, lo strumento finanziario volto a ridurre le emissioni, tramite certificati che dimostrano l’avvenuta compensazione delle proprie emissioni. Offset ha calcolato che i fan degli U2 emettono in media 127 kg di gas serra ogni volta che viaggiano per seguire un concerto della band.

Ogni fan dovrà versare un contributo per ottenere il certificato che dimostra l’avvenuta compensazione delle emissioni necessarie allo spostamento: i fondi versati dai fan per compensare le proprie emissioni di gas serra per andare a vedere gli U2 saranno parte dei 450 mila dollari stimati per aiutare per Dora-1, l’impianto che produce energia pulita.

Via | Hurrietdailynews
Foto | Flickr

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Alla ricerca del petrolio nell'Egeo

pubblicato da missunderstanding

petrolio egeoLa Grecia è pronta a cercare il petrolio nel Mar Egeo, secondo quanto dichiarato dal Ministro per lo Sviluppo Costis Hatzidakis al quotidiano greco Eleftherotypia. Secondo il ministro, entro la fine dell’anno sarà varata una legge per dar inizio alla ricerca, garantendo “un minimo di tutela ambientale”.

Se già la ricerca del petrolio che garantisce la tutela ambientale dovesse sembrarvi abbastanza controverso come argomento, pensate che la decisione di iniziare le ricerche nell’Egeo è conseguente alle ricerche iniziate dalla vicina Turchia nei pressi delle acque dell’isola di Castellorizo, greca.

La Grecia non lascerà né le proprie acque, né tanto meno l’eventuale oro nero nelle mani dei vicini turchi, anche a costo di sacrificare il proprio mare, le proprie coste e il proprio patrimonio naturale.

Foto | Flickr

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Turchia, la diga di Ilisu affogherà la memoria storica e culturale della Mesopotamia

pubblicato da missunderstanding

Diga Ilisu

Nel sud dell’Anatolia, in Turchia, sorge il sito archologico di Hasankeyf, che sta per scomparire, destinato ad essere affogato dalla diga di Ilisu per volere di Ankara. A nulla, fino ad ora, sono valse le proteste di intellettuali, storici, ambientalisti di tutta Europa: la memoria e la testimonianza di 10.000 anni di storia scompariranno sotto la forza dell’acqua.

La diga di Ilisu fa parte del Grande Piano Anatolico, che prevede di incanalare in grandi infrastruttre - grazie all’appoggio di banche ed istituti di credito internazionali - le acque del Tigri, in una zona vicina ai confini caldi con la Siria e l’Iraq. Il governo turco continua, impassibile, il suo cammino, spalleggiato da Svizzera, Austria e Germania che sembrano intenzionate a prendere parte al progetto.

In difesa del sito archeologico di Hasakeyf si sono sollevate le più grandi personalità della cultura turca: il premio Nobel Orhan Pamuk, lo scrittore Yashar Kemal, il cantante Tarkan, perchè la memoria di Hasakeyf non può essere sommersa dalle acque. Il sito è un museo a cielo aperto, conserva la memoria di 10.000 anni di storia e di tutti i popoli che lo hanno attraversato e vi si sono insediati: Assiri, Parti, Romani, Bizantini, Arabi, Ottomani. Nella zona sorgono moschee e palazzi sospesi sulle acque del Tigri, ci sono grotte abitate scavate nella roccia, ci sono antichi cimiteri e resiste ancora un ponte sul Tigri costruito dagli Assiri. Come si può distruggere tutto questo per una diga?

Oltre ad Hasakeyf, la diga distruggerà ben 289 siti archeologici, patrimonio culturale di tutta la Mesopotamia, senza che né la protesta d’élite, né l’accordo delle reti dell’acqua durante il Forum mondiale sull’acqua a Istanbul, siano riuscite a fermare il dannoso progetto. Gli osservatori più acuti sospettano che la costruzione della diga sia un modo per ottenere il controllo sul territorio, là dove la questione dell’acqua si interseca con quella curda. Per saperne di più e per fermare la costruzione della diga in Turchia e salvare Hasankeyf, gli altri siti archeologici e gli abitanti della zona, Stop Ilisu!

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A Cipro gli asini sono diventati pericolosi

pubblicato da missunderstanding

asini selvatici
Gli asini selvatici sono diventati pericolosi sull’isola di Cipro, perché vagano liberi per campi e strade, risultando aggressivi per gli automobilisti che li incontrano lungo il proprio cammino, per i turisti che arrivano sulle spiagge e per la gente dei villaggi che comincia ad aver paura di questi animali selvatici e testardi.

Così come è accaduto per i canguri in Australia, la questione degli asini di Cipro ha scatenato il dibattito tra ambientalisti che vorrebbero proteggere gli esemplari di asino e comunità locali che li vorrebbero fuori dalla propria vita. Ma nella complicata vita dell’isola di Cipro, la questione ha acuito anche l’eterno conflitto tra greci e turchi che si dividono l’isola, i primi a Sud, i secondi a Nord.

Secondo il portavoce turco ci sarebbero due asini per ogni abitante, e sarebbe il caso che le creature venissero rimandate in Turchia o sterilizzate. Negli anni, gli asini si sarebbero moltiplicati senza controllo, tanto da essere adottati come simbolo di Cipro. Da tutto il mondo arrivano proposte per questi 1000 asini in più: un uomo d’affari turco si è offerto di comprarne alcuni per 1000 euro l’uno e re-inserirli ad Antalya in lavori per il turismo. C’è chi invece vuole tenerli a Cipro ed impiegarli in forme di turismo sostenibile. Suggerimenti?

Foto | Flickr

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L'anello di Zultanite per un fidanzamento sostenibile

pubblicato da missunderstanding

anello zultaniteSe l’anello al dito sancisce impegno verso il partner, quello di Zultanite conferma l’impegno della coppia verso l’ambiente, perchè rinuncia al diamante per questa gemma sostenibile.

La Zultanite, reperibile soltanto in Turchia, viene estratta e lavorata da una sola azienda, la C5 - Sustainable Fine Jewellery, secondo un processo d’estrazione che impiega gomme riciclate di automobili, ferree misure di sicurezza e dà lavoro alle comunità rurali della zona.

Le gemme di Zultanite, oltre ad essere amiche dell’ambiente, hanno anche un’altra particolare caratteristica, cambiano colore a seconda delle condizioni d’illuminazione: da un verde kiwi ad un rosa purpureo, da un verde kaki ad un rosa bruno, da un chiaro color champagne al rosa fulvo. Per chi è alla ricerca di un simbolo dell’unione di coppia in armonia con la natura, benvenuta sia la Zultanite.

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Saranno piantati altri 7 miliardi di alberi entro il 2009

pubblicato da PiccoloSocrate

7 Miliardi di nuovi alberi

Il prgramma dell’Unep prevedeva di piantare 1 miliardo di alberi in 18 mesi ed invece più del doppio hanno preso vita. Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep promuove l’iniziativa in collaborazione con il Centro agroforestale mondiale (Icraf) e ne ha parlato in occasione della conferenza dell’Onu sull’ambiente che si tiene a Copenaghen in questi giorni.

Il successo internazionale che ha quest’iniziativa ispirata al Kenya green belt movement ha riscontrato: solo in Etiopia sono stati piantati 700 milioni di alberi mentre in Turchia 400, in Messico 250 e in Kenia altri 100 milioni. I piani dell’Unep funzionano perché coinvolgono tutti i livelli della pubblica amministrazione e degli enti locali e molto spesso coinvolgono anche i più piccoli, educandoli alla “cultura verde”.

L’Unep e l’Onu non fanno distinzione geografica tra i paesi: l’importante è piantare alberi per rimboschire il pianeta a dimostrazione che non solo i paesi sviluppati devono lavorare per risolvere il problema ambientale. I più curiosi possono dare uno sguardo alla mappa dei rimboschimenti.

VIA | Unep.org

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