
I ricercatori della Yale University e quelli dell’ University di Cambridge hanno scoperto che gli uccelli vedono più colori dell’uomo. sembra che la ragione di questa abilità risieda nell’anatomia dell’occhio degli uccelli. L’occhio dei volatili consiste in tre tipi di fotorecettori che traslano la luce in impulsi nervosi mentre l’occhio umano ne possiede solo due. L’altra grande differenza è che la retina degli uccelli non ha alcun vaso sanguigno, questo protegge la visione dei volatili da ombre e dispersione della luce.
Via | Greendiary

La LIPU-BirdLife Italia all’indomani della sentenza con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato la Regione Sardegna per aver concesso deroghe di caccia in modo diverso da quanto previsto dalla direttiva Uccelli.
Si tratta allora di un nuovo caso-scuola, perché la deroga messa in atto dalla Sardegna e duramente condannata dalla Corte è una prassi utilizzata in molte altre regioni italiane: si grida genericamente al danno ma non lo si individua né quantifica, e soprattutto si ignora completamente che possono esistere soluzioni ben più efficaci dell’abbattimento degli animali.
E’ giunto il momento di dire basta ai trucchetti di quel mondo venatorio che continua a premere perché si violino le regole e si cacci più di quanto è possibile. Il Governo intervenga, a cominciare dall’impugnazione dalla nuova truffa in vista proprio nella Regione Sardegna, dove è stata approvata una legge sulle deroghe clamorosamente illegittima, perché priva della previsione del parere ISPRA. Una legge che, nel bizzarro progetto di qualcuno, dovrebbe addirittura consentire, magari per danni all’agricoltura, la caccia ai tordi a febbraio, per i quali invece l’attività venatoria deve aver termine entro e non oltre il mese di dicembre.
Le radiazioni, nel medio/lungo periodo, apporterebbero danni allo sviluppo cerebrale negli animali. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista il Plos One dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina e dell’Università di Parigi Sud: su oltre il 90% dei 550 volatili appartenenti a 48 specie diverse osservati nell’area di Chernobyl è stata riscontrata una massa cerebrale inferiore del 5% rispetto ai loro simili “residenti” in aree non contaminate. L’eco del disastro, dunque e nonostante il tempo già trascorso, non accenna a dirardarsi.
Più in dettaglio, la ricerca mostra che le radiazioni possono avere effetti significativi sul normale sviluppo del cervello riflettendosi non solo sulle sue dimensioni, più ridotte, ma anche - potenzialmente - sulle stesse abilità cognitive creando negli anni problemi alla sopravvivenza delle specie. Pur non riscontrandosi alcuna abberrazione significativa - la massa corporale e le dimensioni dei volatili, infatti, rimarrebbero sostanzialmente invariate - fa riflettere la constatazione che a risentire maggiormente di questo “effetto” sarebbero soprattutto gli uccelli con meno di un anno di età. La conclusione, a detta degli esperti è semplice:
Il fatto che le dimensioni del cervello siano inferiori negli animali dall’età di un anno rispetto agli individui più anziani implica che ci sia stata una selezione direzionale
Il limitato sviluppo cerebrale, quindi, sarebbe da ricercarsi nello stress ossidativo: tanto più un cervello è grande, infatti, tanto più richiede grosse quantità di ossigeno per svolgere le normali funzioni finalizzate alla sintesi dei neurotrasmettirori e alla protezione dai composti tossici. Ma in un contesto altamente ostile come Chernobyl, in cui l’entità delle radiazione aumentano lo stress ossidativo, tutto questo diventa estremamente più complicato: meglio “economizzare” dunque. A che prezzo?

L’Oasi 2010 è la Riserva naturale dello Stato Le Cesine che ha vinto le votazioni indette da EBN Italia, l’associazione nazionale che si occupa della promozione del birdwatching in Italia.
La riserva è l’ultimo tratto superstite della zona che si estendeva da Brindisi a Otranto ed è popolata da oltre 200 specie di uccelli. E’ diventata Oasi WWF nel 1980.

Preoccupante moria di uccelli in provincia di Ravenna; decine di segnalazioni sono pervenute al Comune di Faenza sul ritrovamento nei giorni scorsi di circa 400 carcasse di tortore, in numero maggiore nelle vicinanze di un’azienda di trasformazione alimentare, dove mangiano anche piccioni che però sembra non abbiano avuto dei problemi. L’associazione animalista esclude per ora l’ipotesi dolosa, essendo più orientata a sostenere la tesi di una malattia.
La Forestale intanto ha inviato alcuni campioni ad istituti specializzati. Al momento non è quindi chiara la causa della moria, ma c’è particolare preoccupazione per la possibile associazione al caso avvenuto nei giorni scorsi prima negli Stati Uniti (dove stragi senza apparente spiegazione si sono verificate in Arkansas e Kentucky) e successivamente in Svezia.
Al momento soltanto tanta preoccupazione, ma gli esperti invitano a non fare accostamenti azzardati; non ci sarebbero infatti elementi tali da ipotizzare analogie tra la moria di Faenza e quella degli Stati Uniti. Di certo, dato il mistero della questione, si tratta di un caso da seguire con molta attenzione.
Via | Larepubblica.it; Cronacalive.it
Foto | Flickr
Saranno 75 le piazze italiane che nel prossimo week -end, sabato 4 e domenica 5, ospiteranno l’iniziativa delle Lipu “Un Natale per la Natura”. In cambio di mezzo kg di lenticchie biologiche e di un pacco di pasta, infatti, sarà possibile effettuare una donazione per il progetto “Oasi” che consente, quotidianamente, su uno spazio di 48milioni di metri quadrati, la tutela di oltre 5 mila specie animali e vegetali e l’educazione ambientale per migliaia (fra gli altri) di bembini e studenti. Le aree interessate, spesso luogo di elezione o di passaggio per gli uccelli migratori possono essere così preservate dalla caccia, dall’agricoltura intensiva e dalla speculazione edilizia costituendo centro di arricchimento o anche solo di raccoglimento estetico per chiunque.
La questione della tutela dell’avifauna (per cui, tra l’altro, il nostro Paese è stato più volte “bacchettato” dall’UE..) non è di secondaria importanza anche se, sper molti, è più semplice provare empatia per un mammifero piuttosto che per uccello dimenticando non solo la funzione biologica di quest’ultimo ma anche l’inarrivabile fascinazione del suo volo…
Le oasi LIPU costituiscono un patrimonio che sarebbe terribile se scomparisse. Lo abbiamo difeso in ogni modo, pensando a tutti noi esseri umani, ma anche e soprattutto alle tantissime specie che grazie alle nostre oasi hanno trovato uno spazio di sopravvivenza e di benessere. Un equilibrio altrimenti perduto
dichiara il noto etologo Danilo Mainardi, presidente Onorario LIPU. Informazioni dettagliate sull’evento e le singole piazze in cui sarà possibile trovare i volontari della Lipu, sparpagliati lungo tutto il territorio nazionale, si possono trovare qui.
Via |http://www.lipu.it/news/no.asp?1082
Questa mattina, presso la Provincia di Napoli, è stato presentato l’Atlante degli uccelli dell’ASOIM (Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale) da due ornitologi di fama internazionale - Maurizio Fraissinet e Danila Mastronardi, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’ASOIM- alla presenza dell’attuale commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. Sono occorse oltre trecento pagine per documentare lo stato dell’avifauna in uno dei territori maggiormente martoriati dal disastro dei rifiuti, dal bracconaggio e dall’abusivismo edilizio. Le rilevazioni, condotte da 39 esperti dal 2007 ad oggi e palesate dall’evidenza di centinaia di fotografie, raccontano il progressivo spopolamento di alcune specie di particolare rilevanza naturalistica nelle aree prospicenti l’arcinoto sito di Terzigno -proprio all’interno del Parco nazionale del Vesuvio - dove, delle 99 specie censite attualmente una è già scomparsa, nel volgere di pochi mesi: si tratta del Succiacapre (Caprimulgus europaeus), volatile in passato nidificante nei pressi delle cave Sari e Vitiello.
Avevamo avvisato la protezione civile che l’apertura di quella discarica avrebbe distrutto la vita di tante specie animali ma non ci hanno ascoltati. Adesso purtroppo a causa delle loro scelte stanno scomparendo anche gli usignoli, i barbaggianni, il gabbiano corso ed il tordo bottaccio.
sostengono gli esperti. La denuncia, poi, arriva anche dal commissario dei verdi Francesco Emilio Borrelli:
Gli uccelli, gli alberi, gli animali stanno morendo come gli uomini nei pressi delle discariche. Il Presidente della Regione Campania ha fatto un appello per i sì e noi vogliamo aderire alla sua richiesta. Chiediamo un si della regione alla realizzazione dei siti di compostaggio nei comuni fondamentali per fare la raccolta differnziata spinta. Vogliamo un incremento significativo della differenziata in tutti i comuni.
Via |napolitoday
Foto | Flickr
Circa cinquanta nidi di fenicottero - volatile particolarmente protetto dalla Direttiva “uccelli” e dalla legge 157 - sono stati censiti dagli ornitologi della Lipu e dai birdwatchers di Ebn Italia nelle aree di Pachino, Cuba e Longarini (a cavallo tra le province di Ragusa e di Siracusa) mentre portavano avanti la loro attività di lotta al bracconaggio.
Non accadeva da moltissimo tempo e, soprattutto, non qui. Recentemente, infatti, dei pallidi tentativi di nidificazione erano stati segnalati nel periodo compreso tra il 2000 e il 2004 ma esclusivamente nell’areale della riserva orientata di Vendicari.
Si tratta oggettivamente di una splendida notizia che, da sola, commenta l’importanza della chiusura totale della caccia specialmente nelle aree di particolare pregio naturalistico. Alcuni mesi fa, infatti, l’isola era stata al centro di infiammate polemiche tra i cacciatori a seguito dell’accoglimento del TAR, prima, e del CGA ( il Consiglio di Giustizia Amministrativa), poi, di tutti i punti impugnati da Legambiente Sicilia e dal MAN (Mediterranean Association for Nature) contro il calendario venatorio dell’Assessore Titti Bufardeci, ottenendo la sospensione della stagione venatoria. Del resto, i dati parlano chiaro: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente il numero di specie presenti in Sicilia e, in particolare, nei pantani e nelle aree di pregio, è quasi decuplicato con la felice incursione persino della moretta tabaccata, terribilmente a rischio.
Via | Sicilia informazioni
Foto | Flickr
L’inquinamento luminoso è sempre stato considerato di ordine secondario rispetto a quelli di tipo acustico e atmosferico. In realtà, esso avrebbe effetti preoccupanti sull’avifauna alterandone i comportamenti riproduttivi, non solo - quindi - modificando bioritmi e abitudini, come è facile osservare di notte sugli alberi delle nostre città… Ad affermarlo, è un recente studio del professore Bart Kempenaers del Max Planck Institute for Ornithology.
Più in dettaglio, i ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’illuminazione artificiale su alcune specie di uccelli che, pur vivendo in aree boschive, si trovano in prossimità di strade molto illuminate. Hanno così potuto appurare che tutti i maschi che posizionati a distanze sufficientemente limitate da una intensa fonte luminosa, tendono a cantare molto prima di quelli che si trovano più lontani dalla stessa. E le femmine, di conseguenza, stimolate da questi canti “affabulatori”, arrivavano in numero maggiore rispetto a quanto normalmente accade nelle parti più buie di foresta e, spesso, indipendentemente dalla reale “possenza e dalla qualità riproduttiva” dei maschi interessati. Si metterebbe, di conseguneza, a dura prova il principio della selezione naturale avvantaggiando, spesso, proprio i soggetti più deboli. E, questo, sottolinea Kempenaers,non è affatto un vantaggio. Inoltre,
i maschi dormono meno e sono più a rischio di predazione se iniziano a cantare con molto anticipo rispetto all’alba.
Ma l’intensa illuminazione artificiale arrecherebbe problemi anche agli uccelli migratori che sarebbero disorientati dalle forti intensità luminose e facendo perdere colpi anche al loro complesso sistema di “navigazione”. A tal proposito, il gruppo ambientalista della Grande Mela, Nyc Audubon, ha dichiarato che ogni anno, durante la stagione migratoria, oltre 80.000 uccelli si schianterebbero contro i grattacieli della City perché attirati dalle luci.
Ed infatti, in questi giorni, proprio nella metropoli statunitense, si sta portando avanti il progetto “lights out” che propone lo spegnimento delle lampade più disturbanti ai piani più alti degli edifici durante ore notturne.. Intanto, altrove - in particolare in Germania e Olanda -, alcune aziende sono già all’opera per arginare il problema tentando di mettere a punto luci che abbiano un impatto ambientale ridotto…
Via | science codex, max planck institute
Foto | Flickr
Come abbiamo già detto su Ecoblog qualche tempo fa, il virus dell’influenza A/H1N1 non solo colpisce i maiali, ma può colpire anche gli animali domestici, com’è successo ad un gatto nello Iowa.
Dopo il caso del felino contagiato, viene spontaneo da chiedersi come proteggere i nostri animali dal virus dell’influenza e se si può essere contagiati dal virus dell’influenza A dal contatto con gli animali domestici.
Non ci sono casi di cani con l’influenza A e per quanto riguarda i gatti, essi dovrebbero temere molto di più gli umani rispetto a quanto gli umani dovrebbero fare con i gatti: per il momento non si segnalano casi di contagio gatto-umano. Tacchini e uccellini sembra siano già statio contagiati dal virus dell’influenza A/H1N1, ma al momento non si conosce se tra i contagiati si annoverano anche i canarini che alcuni tengono in gabbia.
Ad ogni modo, se da un po’ di giorni il vostro cucciolo vi preoccupa perchè starnutisce in continuazione, tossisce, ha difficoltà a respirare, provate a contattare il veterinario, anche se probabilmente si tratterà di un normal eraffreddore o dell’influenza canina, che ha gli stessi sintomi. None siste vaccino per gli animali e le migliori precauzione restano sempre il buon senso e lavarsi frequentemetne le mani, magari con un detergente igienizzante naturale fai-da-te.
Via | consumerreports
Foto | Flickr