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Enel inaugura il Carbon Capture and Storage a Brindisi

pubblicato da alessandra

L’ Enel ha inaugurato ieri a Brindisi il primo impianto pilota a tecnologia CCS (carbon capture and storage) nel nostro paese. L’innovazione, attiva a partire dal 2012, dovrebbe permettere la cattura e il successivo confinamento della Co2 prodotta dalla centrale a carbone Federico II per la produzione di energia elettrica entro formazioni geologiche (tra cui giacimenti esauriti di gas, rocce porose o cavità acquifere saline) consentendo un drastico ridimensionamento della sua concentrazione nell’atmosfera.

Tra numerose polemiche che infiammano la comunità scientifica internazionale e la necessità di ridurre la concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria, l’Enel è riuscita ad avvantaggiarsi dei cospicui finanziamenti dell’UE (100 milioni di euro) previsti nello “European Energy Programme for Recovery” garantendosi, in questo modo, anche la copertura per l’estensione del progetto all’impianto a carbone di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Altri 7 progetti dimostrativi di questo tipo saranno presto portati avanti nel territorio dell’Unione.

Secondo le stime Enel, l’impianto CCS di Brindisi potrà essere in grado di trattare 10 mila metri cubi l’ora di fumi provenienti dalla centrale a carbone, separando circa 2,5 tonnellate l’ora di CO2, per un tetto massimale calcolato intorno alle 8mila tonnellate annue quanto, cioè, sarebbero in grado di assorbire 800mila alberi. Successivamnete, poi, la CO2 trattata sarà trasferita al sito Eni/Stogit di Cortemaggiore (Piacenza), dove si provvederà a immagazzinarla nel sottosuolo…

Via | Youtube

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"Stop ai test cosmetici sugli animali!" ECEAE e Lav lo gridano a gran voce

pubblicato da alessandra

Ieri si è celebrata la festa di Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali domestici e, come di consueto, una profluvie di pets - e non - ha fatto irruzione a piazza San Pietro - Città del Vaticano - per ottenere visite veterinarie ad hoc e, specialmente, la benedizione papale… Una benedizione che, forse, dovrebbe ricadere anche sulle migliaia di animali rinchiusi nei laboratori e, in particolare, su quelli oggetto di sperimentazione a fini cosmetici, perché si ponga fine a un ingiusto quanto inutile massacro.

E’ partita oggi, infatti, la campagna promossa da ECEAE, la coalizione che raggruppa le associazioni animaliste dell’Eurozona, per la definitiva messa al bando dei test sugli animali finalizzati alla commercializzazione di rossetti, mascara, creme e simili e che porterà la Lav più volte in piazza per informare e sensibilizzare i cittadini su questo punto. Da più parti, infatti, si paventa l’ennesimo rinvio al divieto assoluto, sancito dall’UE con la Direttiva 2003/15/CE, di testare e commercializzare materie prime cosmetiche sperimentate su animali a partire dal 2013. E’ dal 1993, infatti, che le associazioni ambientaliste attendono questa data tra continui ripensamenti e cambi di programma. Attualmente, però, non è più possibile procrastinare e il motivo è da ricercarsi nell’inutilità dei test, da una parte, ma soprattutto nelle migliaia di animali ogni anno barbaramente torturati e uccisi e che sollevano accese polemiche da una parte sempre più consistente dell’opinione pubblica. Si teme l’ennesimo rinvio, dunque, specie a seguito del più che deludente passo della Commissione Europea in tema di sperimentazione e la tensione sale. Così dichiara, in proposito, Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione:

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Unione Europea: dalla parte delle api

pubblicato da alessandra

Ieri, la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione per la salvaguardia delle api mellifere. La questione era già stato sollevata dal Parlmento Europeo alla fine del mese scorso rilevandone gli aspetti di urgenza e improcrastinabilità.

E’ un dato certo, infatti, il costante - a partire dal 2006 - aumento della mortalità di questa specie segnalata in moltissimi Paesi senza che, tuttavia, sia stata fatta luce sulle cause e la reale ampiezza del fenomeno. Sul banco degli imputati, certamente, stazionano in primis il cambiamento climatico e l’uso dei pesticidi che, da più parti, hanno mostrato, senza margine di dubbio alcuno, la loro pericolosità soprattutto per gli insetti e gli anfibi. Notoriamente, la sopravvivenza delle api è un dato fondamentale e di vasta portata tanto da investire l’intero settore agricolo europeo a causa della funzione prioritaria di queste sul processo di impollinazione degli alberi da frutto. Non solo una questione limitata e circoscritta alla produzione di miele, propoli e pappa reale, quindi. Ma c’è molto di più in gioco e interessi per milioni di euro…

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Dall'UE un mega finanziamento per lanciare sul mercato le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio di CO2

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni CO2Qualche mese fa su Ecoblog si parlò del fatto che nel Parlamento Europeo si stasse discutendo sulla possibilità di gettare le basi per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS) ovvero lo stoccaggio della CO2, una tecnica che al momento esiste soltanto allo stadio di prototipo e che lascia molto perplessi gli stessi esperti del settore. Ebbene, in questi giorni dalla sede di Bruxelles, arrivano segnali che ci indicano come gli intenti dell’UE si siano trasformati in realtà.

E’ stato infatti approvato un maxi finanziamento di circa 4 miliardi di euro, di cui una buona parte verrà concesso agli Stati membri per progetti volti a favorire il passaggio alla fase commerciale delle tecnologie di cattura e stoccaggio delle emissioni. Secondo il provvedimento, la copertura finanziaria necessaria sarà garantita dalla cosiddetta “New Entrant Reserve 300″, il fondo costituito attraverso la vendita di 300 milioni di crediti CO2 provenienti dalla riserva dei nuovi entranti nel meccanismo europeo di scambio delle emissioni (Ets).

Proprio un anno fa riportammo notizia del fatto che anche in Italia l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola avesse illustrato un piano d’azione per individuare siti utili per la cattura e lo stoccaggio della CO2. I progetti per poter concorrere al finanziamento dovranno dimostrare di essere in grado di catturare una quantità di emissioni equivalenti ad un impianto di capacità pari a 250 MW de avere un’efficienza di almeno l’85%.

Via | Ecodallecitta.it
Foto | Flickr

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Oggi i Ministri dell'Ambiente degli Stati membri UE si riuniranno per decidere sul post-Kyoto

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni CO2E’ in corso di svolgimento a Lussemburgo una riunione fra i 27 ministri dell’Ambiente europei per decidere una strategia comune per il post Kyoto in vista della Conferenza della parti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Cancun. La possibilità di prorogare o meno il Protocollo di Kyoto oltre il 2012 è uno dei principali argomenti all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dell’ambiente UE.

Tra gli altri temi all’ordine del giorno anche la biodiversità e gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nella UE. Si riuscirà a definire una strategia comune fra le parti? Che questo possa avvenire è difficile dirlo, ma si dovrà spingere affinché questo avvenga in quanto si tratterebbe di una condizione imprescindibile per presentarsi a Cancun con una finalità chiara e univoca che sarebbe a questo punto l’unica strada perseguibile per trattare con il resto del mondo.

Fra i temi che verranno trattati anche la questione degli OGM. Su quest’argomento i ministri sono attualmente divisi sul fatto di lasciare ogni Stato membro libero di decidere se autorizzare o meno la coltivazione di Ogm sul loro territorio, senza modificare la procedura di autorizzazione già in vigore. Il Consiglio sarà infine informato circa un rapporto della presidenza belga dell’Ue sulle opzioni possibili per superare l’obiettivo del 20% di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

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Allarme Greenpeace: sugli ogm l'Ue fa il doppio gioco

pubblicato da Peppe Croce

Allarme Greenpeace: sugli ogm l'Ue fa il doppio gioco

Non è affatto tenero il giudizio di Greenpeace sulle nuove norme europee in fatto di ogm, che ieri avevano fatto arrabbiare Confagricoltura e gioire Cia, Coldiretti e Legambiente.

Secondo Greenpeace, infatti, si tratterebbe di una trappola, uno specchietto per le allodole:

Questa proposta è il contrario rispetto a quanto chiesto all’unanimità dai ministri dell’Ambiente dell’Unione europea nel 2008, cioè un rafforzamento della procedura di autorizzazione, in particolare della valutazione dei rischi per nuove colture

La questione ogm, infatti, con le nuove norme proposte ieri dalla Commissione europea si gioca su due tavoli: quello europeo, con la lista dei semi autorizzati a livello continentale, e quello nazionale con l’adozione, o meno, di ogni autorizzazione concessa a livello europeo.

Se, dice Greenpeace, gli stati possono bloccare la semina degli ogm autorizzati dall’altra parte tale autorizzazione sarebbe molto più semplice da ottenere. Con il risultato che i paesi che accettano gli ogm potranno “abbondare” a scapito, dice l’associazione ambientalista, della tutela della salute del consumatore.

La nuova procedura autorizzativa a livello europeo, infatti, sarebbe molto meno restrittiva della precedente in fatto di controlli sugli effetti degli ogm sulla salute.

Resta poi, conclude Greenpeace, il problema irrisolto dei rischi di contaminazione ogm tra i vari Stati membri dell’Ue: una coltivazione ogm, infatti, potrebbe facilmente varcare i confini di un paese contrario.

Via | Greenpeace
Foto | Flickr

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Parte Life+ 2010, lo strumento finanziario che sostiene le Pmi e gli enti pubblici amici dell'ambiente e della biodiversità.

pubblicato da alessandra

La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, come è ormai collaudatissima consuetudine da quasi 20 anni, ha pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C114, l’invito a presentare proposte per i progetti che possano rientrare nella categoria Life+ 2010, lo strumento finanziario principe nell’Ue per lo sviluppo sostenibile e la protezione della biodiverstà. E’, questa, una notizia molto utile in particolare per le piccole e emedie imprese che, in tempi di crisi, “osano” investire nella tutela ambientale attraverso progetti innovativi ma che si trovano strozzate, a vario titolo, dal mercato o dalla scarsità di finanziamenti pubblici.

Quest’anno, facendo leva sui punti cardine del piano strategico pluriennale comunitario, potranno accedere al cofinanziamento gli enti - siano essi pubblici o privati - che intendano investire: nella protezione delle specie in pericolo; nella definizione di strategie di governance ambientale o di tecnologie utili a tutelare e a migliorare lo stato di salute delle acque, a ridurre la concentrazione di C02 nell’atmosfera e i rischi connessi all’uso e alla dispersione di sostaze chimiche inquinanti. Saranno altresì presi in considerazione gli interventi a favore della riduzione del rumore all’interno dei centri abitati o sul posto di lavoro, e lo sviluppo di tecnologie che, a vario titolo, siano considerate suscettibili di sostenere un ambiente sano e pulito. Altro punto cardine del finanziamento, è poi costituito dalle misure a tutela delle foreste nella complessa rete di protezione che va dalla prevenzione degli incendi alla razionalizzazione delle risorse boschive.

Il budget totale a disposizione è di 243.243.603 euro. Di questi, spetteranno all’Italia 21.429.948 di euro e serviranno a coprire, per ciascun progetto approvato, al massimo il 50% dei costi ammissibili. Particolari eccezioni - con un finanziamento previsto fino al 75% - sono invece previste per le azioni rientrati nelle direttive “Uccelli selvatici” e “Habitat”. La data ultima per provare a partecipare a Life+ 2010 è il primo settembre.

Foto | Flickr

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Polveri sottili: la Commissione Europea punta il dito contro l'Italia

pubblicato da Simone Muscas

Smog da città Brutte notizie per quel che riguarda il tema delle Polveri sottili; se l’Italia, avverte l’esecutivo Ue, non prenderà le misure necessarie per conformarsi alla normativa europea sulla qualità dell’aria, verranno applicate multe particolarmente severe. L’ultimatum lanciato della Commissione non è comunque un fulmine a ciel sereno dato che la questione va avanti dal 2008 quando, dopo l’attuazione della nuova direttiva europea del 2005 europea sulla qualità dell’aria, alcuni Paesi (fra cui l’Italia) chiesero ed ottennero una proroga di durata limitata per l’adeguamento alle norme in materia di PM10.

Ebbene, pensate che in questi due anni il Governo italiano abbia lavorato per non trovarsi sprovvisto alla scadenza dell’accordo con l’Europa? Manco a parlarne ovviamente, tanto che prima nel gennaio 2009 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di messa in mora, mentre nel settembre dello stesso anno il Commissario europeo Dimas aveva firmato una prima decisione con la quale informava l’Italia che per valutare una deroga serviva un impegno a livello nazionale.

Purtroppo, come un po’ troppo spesso accade alle nostre latitudini, la cosa è stata totalmente disattesa. Arriviamo poi al febbraio 2010, quando la Commissione respinge una seconda richiesta di deroga al nostro Paese da cui l’ultimo avvertimento con il quale la Commissione ha quindi concesso all’Italia 60 giorni per dimostrare di essere in grado di far rispettare i valori limite per il PM10 a partire dal 2011, grazie all’attuazione di un Piano nazionale connesso ai Piani regionali.

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L'UE fa un passo avanti contro la vivisezione

pubblicato da alessandra

Dopo quasi due anni di attesa, nei giorni scorsi, i 27 Stati aderenti all’UE hanno approvato il disegno di legge per la limitazione dei test sugli animali. Ovviamente, prima di essere definitivamente adottato, il testo dovrà passare, dopo l’estate, all’esame del Parlamento europeo.

Il progetto prevede che i test sugli animali debbano presto essere rimpiazzati da alternative scientifiche valide oppure, se considerati strettamente necessari, debbano almeno limitare il dolore e la sofferenza delle cavie ai minimi termini… I primati, inoltre, secondo il dettato legislativo, devono considerarsi esclusi da qualsiasi tipo di smerimentazione…

Secondo alcuni esponenti europei, però, a fronte di limitazioni troppo severe la delocalizzazione della ricerca potrebbe costituire un rischio concreto con ricadute forti in termini di occupazione e sviluppo, nell’area euro… Tanto più che, specie ad oriente, non mancano gli Stati che, meno interessati al benessere animale, stanno compiendo incredibili passi avanti anche nel settore della chimica farmauceutica… Per questo motivo, dunque, pare che i legislatori abbiano ritenuto doveroso inserire nel documento una sorta di clausola di “salvaguardia” per i Membri -ma non certamente per le cavie - che consentirebbe agli stessi di porre unilateralmente, previa comunicazione alla Commissione Europea, alcune deroghe alle limitazioni imposte laddove, però, si ravvisino ragioni “eccezionali” e pienamente giustificabili sul piano scientifico …

Il disegno di legge, pur non rappresentando una svolta epocale, pare finalizzato, come dichiarato dagli stessi legislatori europei, a raggiungere nel medio - lungo periodo l’obiettivo ultimo della interdizione totale della vivisezione e dei test sugli animali.

Via | euronews
Foto | Flickr

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Nucleare pulito: per la fusione i soldi non bastano, servono altri fondi per il progetto Iter

pubblicato da Peppe Croce

La fusione controllata, ritenuta da molti la risposta definitiva ad ogni problema di approvvigionamento dell’energia senza aumentare le emissioni di CO2, si fa sempre più lontana.

Il progetto Iter, punta di diamante della ricerca nucleare internazionale (vi partecipano Unione europea, Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Russia e Corea del sud), continua ad incontrare problemi. Soprattutto economici.

La Commissione europea ha infatti comunicato all’Europarlamento che i soldi stanziati fino ad oggi per il progetto Iter non basteranno: da un’ipotesi iniziale di spesa di 2,7 miliardi di euro si passa a 7,2 miliardi.

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