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Tutti gli articoli con tag uragani

Marea nera, ora si temono gli uragani

pubblicato da Peppe Croce

Mentre la Nasa continua a sorvegliare dall’alto, via satellite, la marea nera fuoriuscita dal disastro della Deepwater Horizon, mentre Bp cerca di capire quanto dovrà ancora durare l’operazione “Top Kill” per imbottire di cemento il buco da cui esce il petrolio che sta avvelenando il mare, un altro allarme minaccia il Golfo del Messico.

Il prossimo problema avrà probabilmente un nome femminile: sta per arrivare la stagione degli uragani che, già in condizioni normali, mettono in forte disagio le aree costiere del Golfo. Figurarsi cosa potrebbe succedere se arriva un uragano mentre i mezzi sono in mare a cercare di tappare la falla della Bp.

E, a quanto pare, il rischio non solo è serio, ma anche più grave del previsto: la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) prevede, infatti, una stagione degli uragani “active to extremely active”. Cioè, detta in italiano, se va bene stiamo già messi male.

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Bill Gates brevetta un sistema per fermare gli uragani

pubblicato da Simone Muscas

Bill GatesLe attività di Bill Gates, il magnate americano, non conoscono confini. Sembrerebbe infatti che il ricco proprietario della Microsoft abbia brevettato, insieme ad alcuni suoi collaboratori, un sistema per fermare gli uragani. Questo almeno secondo quanto riportato da TechFlash, l’inserto di tecnologia del Puget Sound Business Journal, un giornale di Seattle (USA). La tecnologia, le cui caratteristiche sono qui descritte nello specifico, avrebbe avuto nella sua fase di progettazione firme importanti di altri cervelli della Microsoft.

La nuova invenzione è in sostanza un sistema che permetterebbe il raffreddamento della superficie delle acque del mare in cui vengono generati i violenti uragani. Il progetto prevede che una flotta di centinaia di navi poste adiacentemente al percorso dell’uragano, attraverso un complesso sistema di tubi, sia capace di mescolare le acque più fredde della profondità dei mari con quelle più calde superficiali.

Uno dei principali requisiti per la formazione degli uragani è infatti la condizione che le acque superficiali del mare siano particolarmente calde. Gli esperti in relazione a ciò indicano inoltre che i cambiamenti climatici potrebbero in futuro provocare uragani sempre più intensi e frequenti.

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La membrana a prova di uragano

pubblicato da Simone Muscas

UraganoGli Stati Uniti fronteggiano da anni il problema legato agli uragani da sempre protagonisti di veri e propri disastri ambientali. Uno dei sistemi di difesa che è utilizzato con maggior frequenza è quello della cosidetta barriera anti-uragano. In sostanza si tratta di una una membrana autoadesiva, a prova di uragano appunto, da applicare ai muri della abitazioni. La tecnologia è prodotta da un’azienda italiana il cui nome è Polyglass e che conta numerose filiali all’estero.

Il Building Code, ovvero la normativa per le costruzioni per lo Stato della Florida, ne riconosce le sue ottime caratteristiche eccellenti di contrasto alle violente intemperie climatiche. Negli Stati Uniti la tecnologia ha avuto un gran successo, a cominciare dalla Florida e dagli Stati del Sud devastati più volte dai tornado.

La barriera anti-uragano, si apprende dal sito web dell’azienda, è composta da due membrane autoadesive che permettono di contrastare efficacemente gli agenti atmosferici. Viene inoltre riportato che è di facile installazione in quanto auto-adesiva anche se devono essere tenuti in considerazione alcune metodologie di montaggio.

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Città haitiana ancora sommersa dal fango

pubblicato da simona

mudIl direttore della U.N. World Food Program ha visitato una delle città haitiane ancora sommerse dal fango per richiamare l’attenzione mondiale sul disastro che ha enormemente complicato la lotta per l’alimentazione. Il PAM ha dichiarato di aver richiesto 54 milioni di dollari per aiutare Haiti a venir fuori dai disastri causati da quattro tempeste killer, ma finora ne ha ricevuto solo 1 milione.

Decine di migliaia di persone vivono ancora in rifugi e strade fangose vagando alla ricerca di cibo. In meno di un mese sono state uccise almeno 194 persone dalle tempeste tropicali a Gonaives e nella regione circostante. Tuttora Gonaives è invasa da nuvole di zanzare sul suolo ancora bagnato aumentando quindi il timore del diffondersi di malattie, i bambini giocano nel letame sceso dalle montagne circostanti e addirittura anche gli ospedali sono sommersi da enormi quantità di fango.

Le inondazioni causate da Fay, Gustav, Hanna ed Ike hanno distrutto secondo le stime il 60 per cento del territorio di Haiti e del cibo raccolto. Il PAM ha dichiarato d’aver distribuito finora più di 2200 tonnellate di cibo nel corso di questa emergenza, sufficienti per alimentare quasi 500.000 persone.

Via | Time.com
Foto | Flickr

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Uragani in diminuzione grazie al cambiamento del clima

pubblicato da Marina

I peggiori uragani degli ultimi 5 anni

Lo riferisce uno studio del NOAA (National Oceanic Atmospheric Administration): i cambiamenti climatici non hanno nulla a che vedere con la formazione di uragani. Anzi dovrebbero diminuire almeno del 30% nei prossimi anni. A discapito dell’intensità che nelle proiezioni risulta di una forza devastante.

Gli scienziati hanno usato modelli di simulazione degli uragani osservando i cambiamenti climatici che si sono avuti nell’oceano Atlantico per verificare l’influenza del riscaldamento e dei gas a effetto serra fino alla fine del 21esimo secolo. Le superfici marine atlantiche e tropicali sono aumentate dal secolo scorso e sono state misurate dal 1950, ma la connessione con l’aumento degli uragani non sembra convincere gli scienziati.

Il nuovo studio, dunque, suggerisce che nell’Atlantico l’impatto del riscaldamento globale sulla nascita di nuovi uragani è pressoché nullo.

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Uragani influenzati dall'effetto serra

pubblicato da Domenico Messina

Uragano Felix e riscaldamento globale. Foto NASAA sole due settimane dal passaggio di Dean, è nuovamente allarme rosso sulle coste dell’America centrale per la presenza di Felix, un nuovo uragano classificato in categoria 5, la più alta della scala Saffir-Simpson, dal Centro nazionale degli uragani di Miami. Dopo aver colpito Honduras e Nicaragua si sposterà sulle coste del Guatemala, Belize, Chiapas e basso Yucatan, si prevede quindi che compierà esattamente lo stesso percorso del suo predecessore. Le stesse, inoltre, sono anche le cause che ne hanno permesso la nascita e che fanno pensare a previsioni sul futuro tutt’altro che rosee.

Per formarsi, infatti, un uragano, ha bisogno di una temperatura delle acque che sia superiore ai 26,5 °C a una profondità di almeno 50 m, una perturbazione meteorologica preesistente e una distanza di circa 10° o più in latitudine dall’equatore, in modo che l’effetto Coriolis sia abbastanza importante da innescare la rotazione del ciclone.

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La strage dei coralli, persi 3mila kmq l'anno

pubblicato da viviana

Persi 3mila kmq di coralli l'anno Non è la prima volta che parliamo di come le barriere coralline siano in pericolo, in continua diminuzione, minacciate dall’inquinamento, dall’aumento della temperatura dei mari a causa dei cambiamenti climatici, o anche da eventi catastrofici come uragani e tsunami (per recuperare tutti questi articoli guardare qui). Non è la prima volta, ma purtroppo continuano ad arrivare notizie poco incoraggianti in proposito.
Negli ultimi giorni sul web sono apparsi (pochi) articoli che riprendono una ricerca in materia fatta dalla North Carolina University e ripresa dalla Public Library of Science, una organizzazione no-profit di scienziati che si battono per il libero accesso all’informazione scientifica. Secondo questa ricerca ogni anno scompaiono 3mila kmq di coralli.

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Uragani raddoppiati nell’ultimo secolo

pubblicato da silvia

Uragano da satellite “Se la maltratti, la natura si ribella”. E’ lo slogan che ho letto su alcuni cartelloni per le strade di Roma che raccontavano dei disastri causati dall’uragano Katrina nel 2005. Forse l’uomo c’entra qualcosa con queste tempeste? Illazioni a parte vari studi hanno parlato del legame uomo-cambiamenti climatici-uragani. Il Philosophical Transactions of the Royal Society in London ha pubblicato in questi giorni una nuova ricerca che analizza la frequenza di questi fenomeni dal 1.900 ad oggi.

Secondo lo studio le temperature più alte della superficie dei mari e i cambiamenti degli schemi dei vento hanno inciso sulla frequenza degli uragani,che nell’ultimo secolo si sono praticamente raddoppiati!. E’ a partire da metà degli anni 80 che il fenomeno si è sviluppato. E gran parte della colpa è dei cambiamenti climatici causati dall’uomo. “Circa il 60-70% dei fenomeni osservati nell’ultimo decennio possono essere attribuiti direttamente all’effetto serra”, ha spiegato il dottor Greg Holland del Centro statunitense di ricerche atmosferiche in Colorado, nonché autore della ricerca.

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Uragani contro lo sbiancamento dei coralli

pubblicato da lumachina

uragano Rita e barriere coralline della FloridaI risultati di questa ricerca sono l’unico scenario documentato in cui una comunità di organismi viventi tragga benefici dal passaggio di un uragano.

Queste parole concludono l’abstract dell’articolo pubblicato questa settimana sui PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) del gruppo di ricercatori guidati da Derek P. Manzello dell’Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory di Miami.

I ricercatori hanno studiato le barriere coralline della Florida e delle Isole Vergini dopo lo sbiancamento del 2005 e hanno visto come le zone interessate dal passaggio di uragani (Rita e Wilma in Florida) siano quelle che si sono riprese meglio e più velocemente.

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Rischio uragani per il Mediterraneo

pubblicato da lumachina

Probabili uragani anche nel Mediterraneo per via dei cambiamenti climatici

Un aumento di temperatura di 3 gradi centigradi potrebbe portare alla formazione di uragani anche nel Mediterraneo verso la fine del secolo. A questo conclusioni e’ giunto Miguel Ángel Gaertner dell’Università di Castilla-La Mancha a Toledo (Spagna) e membro dell’IPCC.

Lo scenario studia gli effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Mediterraneo e non lancia allarmi per il presente, mostra solo che cosa potrebbe succedere se le cose continuassero ad evolversi nella direzione in cui le stiamo mandando.

In Europa sono già attivi l’European Storm Forecast Experiment e il Meteoalarm. L’uragano Vince si era formato al largo di Madeira (nell’Atlantico, ma a latitudini mediterranee) ed era stato il primo ad atterrare sulla Spagna nel 2005.

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