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Ilva, per la procura tarantina la legge 231 “annienta il diritto alla salute”

Nei ricorsi presentati dalla Procura di Taranto sulla legge cosiddetta “salva-Ilva“, la 231/12 approvata dal Parlamento la vigilia di Natale, con cui i magistrati pugliesi hanno chiesto al giudice delle indagini preliminari ed al Tribunale del Riesame di sollevare eccezione di incostituzionalità di tale normativa si legge chiaramente: la 231/12

annienta completamente il diritto alla salute e ad un ambiente salubre a favore di quello economico e produttivo

violando persino la Carta Europea dei Diritti dell’Uomo ed il Trattato di Lisbona.

Secondo la Procura la legge salva-Ilva viola la Carta europea dei diritti umani in relazione all’articolo 3 (diritto all’integrità fisica e psichica), all’articolo 35 (diritto alla salute) ed anche l’articolo 6 (Cedu) che indica il diritto ad un “equo processo“: perseguire questa strada quindi potrebbe far incorrere l’Italia in nuove procedure di infrazione per violazione dei diritti dell’uomo (un po’ come per la recente pronuncia in merito alle patrie galere); ad aggravare questo quadro, scrivono i magistrati, ci sono i profili di incostituzionalità della norma che

sono riferiti al rispetto per lo Stato italiano degli obblighi internazionali così come statuito dal primo comma dell’articolo 117 della Costituzione

Il Trattato di Lisbona invece sarebbe stato violato all’articolo 191 in riferimento al “principio di precauzione“, in quanto la legge salva-Ilva non adotterebbe

tutte le misure idonee a prevenire il pericolo di danni causati alla salute e all’ambiente anche in situazione di incertezza scientifica. […] la fase di rischio è stata già ampiamente superata da anni a causa dell’attività del siderurgico.

Oltre alle convenzioni europee la legge 231 violerebbe anche ben 11 articoli della Costituzione:

le disposizioni in esame si pongono in termini di assoluta incompatibilità con gli artt. 101, 102, 103, 104, 111, 113 e 117

Ora il gip Patrizia Todisco dovrà pronunciarsi sull’istanza di dissequestro avanzata dall’Ilva per i prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, su cui la Procura ha già più volte espresso parere negativo chiedendo tra l’altro di revocare l’incarico ai custodi, problematica pervenuta anche sul tavolo del Tribunale del Riesame.

Il clima nell’acciaieria resta teso ma nonostante tutto la produzione è, in qualche modo, ripresa: secondo gli ultimi dati sindacali tuttavia i lavoratori da considerarsi in cassa integrazione sono oltre 2000.

A.S.

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