Bioshopper, Passera e Clini firmano il decreto

Il decreto, che sarà notificato alla Commissione europea, definisce non solo le caratteristiche tecniche dei nuovi sacchi, ma ne stabilisce specifiche categorie (sia per quelli destinati ad uso alimentare che non) e i criteri di commercializzazione.

L’annuncio è stato dato in una nota del Ministero dell’Ambiente:

Il decreto fa finalmente chiarezza sulla normativa che regola i sacchetti di plastica, incrementando l’uso di quelli ecofriendly, che contribuiscono alla strategia per la decarbonizzazione dell’economia che è stata appena approvata dal Cipe. Il provvedimento normalizza le incertezze che hanno ostacolato lo sviluppo della filiera produttiva, incentiva la chimica verde e mette l’Italia in linea con l’Ue, dando un segnale concreto alle sollecitazioni venute recentemente dalla Commissione sia con l’avvio della consultazione pubblica su come ridurre l’inquinamento generato dalla plastica sia dalla presentazione del ‘Libro verde’ per la promozione dei riciclo dei rifiuti plastici.

Con queste parole il ministro Clini ha dato, a grandi linee, un’idea generale del contenuto del decreto interministeriale. Sui bioshopper si era creato un vuoto amministrativo e legislativo che pareva incolmabile, con tutte le criticità che questo comporta all’atto pratico.

La norma, che doveva essere pronta già nel 2011, era letteralmente scomparsa nel Decreto milleproroghe, vede finalmente la tanto agognata luce: tra i nuovi sacchi rientrano quelli monouso biodegradabili e compostabili, conformi alla norma armonizzata Uni En 13432 del 2002, e quelli riutilizzabili in carta, in tessuti di fibre naturali, fibre di poliammide e materiale diversi dai polimeri.

Ovviamente i consumatori dovranno essere consapevoli delle caratteristiche dei singoli sacchi, in modo da poter valutare l’idoneità del loro utilizzo (se alimentare o meno): una dicitura, riportata sia sui monouso che sui riutilizzabili, permetterà un facile uso dei bioshopper.

Il decreto regolamenta l’uso delle buste degradabili e compostabili, secondo quanto è previsto dalla normativa europea, e gli usi commerciali delle buste riciclabili di plastica tradizionale. L’obiettivo è fare in modo che le buste biodegradabili e compostabili siano usate soprattutto nel settore alimentare, contribuendo così a ridurre la produzione dei rifiuti.

Con queste parole Clini pone indirettamente anche altre questioni, altrettanto importanti: ad esempio la mancanza di una normativa seria sugli imballaggi, sul riuso dei materiali, sulla carenza degli impianti di compostaggio (in particolare nel centro Italia). Ma a tutto c’è un rimedio.

Via | Ministero dell’Ambiente

A.S.

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