A Lana grande successo per i corsi di bicicletta per donne immigrate

Si è concluso negli scorsi giorni il corso di bicicletta per donne immigrate realizzato nell’ambito del progetto Interregionale Mobilità senza barriere dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige insieme al Comune di Lana, la Rete Migrazione e la Polizia Municipale di Lana.

Un gruppo di donne originarie del Marocco e dell’Albania hanno partecipato con successo al corso che, in sette lezioni, ha insegnato loro a pedalare in sella a una bicicletta.

Oltre alle esercitazioni in sella, era presente anche una parte di programma in ciclofficina, con i primi rudimenti di meccanica, per effettuare piccole riparazioni autonomamente. La vigilessa Eva Maria Mair ha effettuato un piccolo tour nel paese, concentrando l’attenzione sulla segnaletica stradale, sulle criticità in sella e su come deve essere attrezzata una bicicletta per circolare “a norma di codice”.

Ciò che sembra ovvio per la nostra cultura non lo è affatto per chi proviene da Paesi lontani. Quest’inverno, il bellissimo film La bicicletta verde, descriveva le peripezie della giovane Wajda per poter andare in bicicletta in un Paese dove questa pratica è considerata disdicevole per una donna.

Andare in bici significa in generale avere più opportunità. La bicicletta diventa un mezzo d’integrazione e aumenta l’indipendenza delle donne partecipanti,

ha detto il vice-sindaco Helene Huber Mittersteiner, che ha lanciato il corso insieme a Ingeborg Ladurner della Rete Migrazione.

L’Alto Adige sta investendo parecchie risorse per promuovere la mobilità sostenibile: corsi sulle biciclette elettriche sono stati istituiti oltre che per anziani, donne con famiglia ed immigrati. Per informazioni si può visitare il sito dell’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige.

Via | Comune di Lana

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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