“Peecycling” è una nuova parola per indicare il riciclo dell’urina. Ad Amsterdam stanno inziando a farlo nei gabinetti pubblici per poter produrre fertilizzante per i tetti verdi della città.
Non si tratta di orti urbani in cima alle case, ma tetti ricoperti di suolo ed erba per rendere la città più permeabile. Nei suoli cementificati il deflusso della pioggia è assai più rapido e questo aumenta il rischio di inondazioni, come sappiamo bene in Italia. Trattenere un po’ di acqua sui tetti è un contributo alla soluzione del problema.
Waternet, la società olandese che si occupa del ciclo idrico, intende estrarre azoto e fosforo dalle urine per farne fertilizzante. Secondo una stima, una città di un milione di abitanti potrebbe produrre 1000 tonnellate di concime in un anno.
Non si tratta solo di una stranezza o di una curiosità, dal momento che l’agricoltura del pianeta sta andando avanti con massicce iniezioni di fosforo estratto dalle miniere, di cui una gran parte finisce nei corsi d’acqua e ne fondali oceanici.
Il fosforo non è un minerale scarso, ma come tutte gli elementi chimici e i composti della crosta terrestre, è soggetto al picco di Hubbert, che potrebbe avvenire già nella prima metà del secolo. Ne ho parlato in un vecchio post (con i dati allora disponibili traevo delle conclusioni eccessivamente pessimiste, ma che il picco avvenga tra 10,20 o 30 anni la sostanza del discorso non cambia).
Il fosforo è troppo prezioso per lasciarlo andare tutto negli oceani: iniziare a riciclarlo è un’ottima idea.
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