Plastica dall’aria? Non è una bufala, ma una reale possibilità. Dopo un decennio di lavoro, due “sognatori” americani, Herrema e Kimmel, sono riusciti a mettere a punto un biocatalizzatore che funziona molto meglio degli esistenti e permette di assemblare polimeri di bioplastica a partire dal metano zootecnico o dalle emissioni di CO2 delle centrali.
I tempi sono comunque maturi per questo tripo di tecnologia, dal momento che esistono decine e decine di studi sulla possibilità di ottenere poliidrossialcanoati (PHA) dalla CO2 atmosferica utilizzando varie tipologie di batteri (vedi ad esempio le ricerche di Miyasaka et al oppure di Volova et al., entrambe del 2013).
Herrema e Kimmel hanno fondato la Newlight Technologies e contano di produrre le prime bioplastiche nel corso del 2014 per venderle a produttori di sedie, contenitori, parti di automobile e gusci di cellulari.
I fondatori della Newlight arrivano a sostenere che questa tecnologia cambierà il mondo, anche se gli scienziati su questo punto sono piuttosto scettici. Da un lato il carbonio contenuto nei gas serra sopravanza alla grande l’intera domanda di plastica dell’umanità. Dall’altra, come osserva Ken Caldeira, sembra abbastanza inutile usare energia rinnovabile per produrre plastica assorbendo la CO2 prodotta dalla combustione fossile: meglio allora usare l’energia rinnovabile per evitare la combustione.
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