Xylella fastidiosa, niente scambio di rami d’ulivo e la Procura di Lecce indaga

L’invasione della Xylella fastidiosa è diventata un’emergenza per il Salento e per tutta la filiera dell’olivicoltura. Per la Commissione Ue la soluzione è una soltanto, “dolorosa” ma necessaria: abbattere tutti gli olivi del Salento colpiti dal batterio killer che nel 2014 ha messo in ginocchio la produzione locale facendo lievitare i prezzi dell’olio di oliva.

L’Ue si è detta preoccupata per la diffusione della malattia che minaccia anche viti e agrumi. Il commissario alla salute Vytenis Andriukaitis ha spiegato che tutti i problemi connessi alla diffusione della Xylella fastidiosa sono in discussione con le autorità italiane, ma che misure decisive “devono essere prese con urgenza immediata”. Anche se ha utilizzato il plurale, il commissario Ue non ha dato molte alternative affermando che “devono essere rimossi tutti gli alberi colpiti, questa è la cosa numero uno da fare”.

La prospettiva di un abbattimento generalizzato degli olivi ha seminato il panico fra gli olivicoltori che vorrebbero salvare l’immenso patrimonio di piante “costruito” in centinaia di anni. Il Cnr ha invitato a non farsi illusioni confermando come l’unica soluzione plausibile sia l’abbattimento:

Stiamo parlando di un organismo nuovo per noi ma già ben noto nel mondo, studiato da almeno 130 anni negli Usa e in tutti questi anni non hanno ancora trovato una terapia,

ha dichiarato Donato Boscia del Cnr-Istituto per la protezione sostenibile delle piante che ha sottolineato come il “sacrificio” degli ulivi salentini sia il “male minore”:

Non si tratta di essere d’accordo o meno con la Comunità loro atteggiamento è quanto meno comprensibile visto che il problema è ancora confinato in un lembo molto piccolo dell’intero continente europeo; a rischio in effetti, c’è tutto il bacino mediterraneo che al momento è pulito.

Al contempo Boscia sottolinea come l’eradicamento non sia la soluzione finale, ma una soluzione di contenimento del problema. Secondo Federolio e Assitol, il “dramma della Xylella” deve essere trasformato in un’opportunità per nuovi impianti più moderni e maggiormente produttivi.

La situazione è talmente drammatica da far prendere una drastica contromisura per domenica 29 marzo, la tradizionale domenica delle Palme nella quale ci si scambia, per tradizione, i ramoscelli d’ulivo. Quest’anno l’usanza verrà vietata per scongiurare la diffusione della Xylella fastidiosa che proprio nel periodo pasquale dischiude le proprie uova.

Intanto intorno alla diffusione della malattia stanno sorgono le tesi più disparate, da quelle complottiste a quelle seguite dalla magistratura. Ieri su Il Fatto Quotidiano Tiziana Colluto ha raccontato le due piste seguite dalla magistratura: quella dell’importazione incontrollata di piante ornamentali che avrebbe fatto da vettore e quella di una sperimentazione finita male. La Procura di Lecce sta indagando da un anno per capire a chi attribuire la responsabilità della diffusione della malattia. Secondo Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, la presenza e le modalità di diffusione dell’agente patogeno presentano “aspetti che potrebbero andare oltre la fatalità”. Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes che ha realizzato un report sulle agromafie insieme a Coldiretti, si spinge addirittura nei territori del complottismo:

È una vicenda unica. Per i suoi contorni e implicazioni, non ha eguali. Che Xylella sia stata importata è un fatto, come pure che in questa storia paiono esserci tutti i presupposti di una guerra chimica o batteriologica.

E spunta il nome della Monsanto, il colosso dell’agricoltura geneticamente modificata che da anni vuole standardizzare i mercati imponendo i propri prodotti e le proprie leggi. Nel 2002 il Dna della Xylella è stato sequenziato per la prima volta da Alellyx una società che studia le piante resistenti alla Xylella. Questa società nel 2008 è stata acquistata dal colosso delle sementi Monsanto e la Procura di Lecce vuole capire se vi sia un nesso di causalità fra le politiche espansionistiche della multinazionale e questa epidemia.

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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