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Cronaca ambientale

Disastri ambientali: i 12 peggiori “ecocidi” della storia

La Fondazione SEJF  progetta un Tribunale Internazionale per i disastri ambientali. La sede potrebbe essere a Venezia 

Si è svolto ieri a Venezia il convegno Ambiente e salute: verso una giustizia globale organizzato dalla Fondazione SEJF (Supranational Environmental Justice Foundation) che sta progettando un Tribunale Internazionale sulla falsariga di quello per i crimini di guerra con sede all’Aja: per mettere i responsabili degli “ecocidi” di fronte alle loro responsabilità ma anche per lavorare a una legislazione internazionale più efficace che possa scongiurare il ripetersi di eventi tragici come i 12 crimini contro la Terra e l’umanità che sono stati presentati a titolo esemplificativo, mostrando l’ampio raggio di attività con il quale l’organismo si troverebbe a confrontarsi.

Dai disastri nucleari alla vita negli oceani distrutta dal petrolio, dagli incidenti nelle fabbriche ai pericoli legati al surriscaldamento globale, ecco i dodici reati ambientali più gravi della storia.

Canada. Lo sfruttamento delle sabbie bituminose nell’Alberta, ai piedi delle Montagne Rocciose, è l’attività industriale più dannosa di sempre. Quest’attività – che ha distrutto una regione grande quanto la Florida – dovrebbe alimentare il contestatissimo oleodotto Keystone XL che sarà una delle prove del 9 per Barack Obama di fronte all’opinione pubblica ecologista. 

Nigeria. Fra il 1976 e il 1998 nel delta del Niger sono stati estratti miliardi di barili di petrolio con sistemi che hanno devastato gli ecosistemi. Soltanto per l’estrazione e per il trasporto di questo petrolio vengono spesi ogni anno 2 miliardi e mezzo di dollari di gas. 

Indonesia. Le foreste pluviali stanno scomparendo, vuoi per la produzione della carta, vuoi per far posto alla coltivazione dell’olio di palma.

Giappone. L’11 marzo 2011 uno tsunami fa esplodere il reattore 1 della centrale nucleare di Fukushima, nei giorni successivi avviene la fusione del nocciolo dei reattori 2 e 3. Oltre 110mila le persone evacuate e 21mila di queste vivono ancora lontano dalle loro abitazioni.     

Golfo del Messico. Il 20 aprile 2010 la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon esplode riversando milioni di barili di greggio in mare. Al disastro sei sovrappongono le soluzioni-tampone che sommano danni ai danni.

Italia. L’affondamento della superpetroliera Haven nell’aprile 1991 provoca la morte di 5 membri dell’equipaggio e lo sversamento nel Mar Ligure di 134mila tonnellate di petrolio.

Bielorussia. Il 26 aprile 1986, a Chernobyl, avviene il più grande incidente nucleare della storia: la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo disperdono nell’aria una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel che ricadono su tutta l’Europa.

India. Il 3 dicembre 1984, nella fabbrica di pesticidi della Union Carbide India Limited, avviene una fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile. Le morti collegate all’evento sono 3787, i risarcimenti saranno irrisori: 500 euro per le vittime e 100 euro per le persone contaminate.

Kiribati e Maldive. Il presidente delle isole Kiribati sta negoziando l’acquisto di terreni nelle Fiji per garantire ai suoi 113mila abitanti una sistemazione dopo il previsto allagamento a causa dell’innalzamento delle acque. I 350mila abitanti della Maldive dovrebbero, invece, migrare verso l’Australia.

Argentina. Sulla cittadina di Abra Pampa incombe la spada di Damocle di una montagna di 30mila tonnellate di piombo, accumulatesi come residuo delle lavorazioni dell’impianto minerario di Huasi chiuso negli anni Ottanta. Con gravi problemi di salute per i bambini.

Romania. Il 31 gennaio 2000 un’onda di cianuro partita dalla miniera d’oro di Auriol, in Romania, ha devastato il corso del Danubio fino alla foce.

Ecuador. Circa 60 miliardi di reflui tossici sono stati sversati  nell’area del Lago Agrio dalla multinazionale Chevron-Texaco. Due popoli indigeni sono scomparsi e due tribù sono dovute emigrare altrove.

Via | IAES

Foto © Getty Images

 

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