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Alluvione a Modena, Giovanardi ha trovato i colpevoli: le nutrie

Il parlamentare del Ncd ha presentato un’interpellanza in cui spiega che le nutrie scavano le tane negli argini del Secchia.

[img src=”https://media.ecoblog.it/7/709/800px-Ragondin_effrayé.jpg” alt=”Una nutria” height=”350″ title=”Una nutria” class=”alignleft size-full wp-image-122827″]

Il parlamentare del Nuovo Centro Destra Carlo Giovanardi, ex ministro e poi sottosegretario dei governi di Berlusconi, ha presentato un’interpellanza con la quale spiega che la colpa della rottura degli argini del Secchia, il fiume in piena che ha allagato il modenese in seguito all’alluvione di questi ultimi giorni.

Il senatore ex democristiano ed ex Pdl ha fatto notare che la Protezione civile ha più volte evidenziato come i cunicoli scavati dalle nutrie sugli argini dei fiumi siano la causa del loro collasso in caso di piena e anche alcune organizzazioni agricole della provincia della Bassa hanno indicato le nutrie come responsabile della rottura dell’argine del pecchia a Bastiglia. Giovanardi si è poi scagliato contro le associazioni animaliste di sinistra e contro il MoVimento 5 Stelle che “ostacolano in ogni modo la cattura e l’abbattimento delle nutrie“.

Anche il deputato leghista Roberto Caon ha attaccato animalisti e pentastellati per aver bloccato alla Camera il suo progetto di legge che prevedeva l’abbattimento di questi roditori che una volta venivano sfruttati per avere delle pellicce più economiche di quelle fatte con il pelo dei castori (tanto che venivano chiamate “castorini”) e che sono poi stati liberati dagli allevamenti quando la moda dei giacconi fatti con la loro pelliccia è passata. Le nutrie, originarie delle Americhe e portate in Italia proprio ai fini del business delle pellicce, si sono così sistemate vicino ai corsi d’acqua e si sono riprodotte.

Intanto su Twitter impazza l’hashtag ironico #colpadellenutrie mentre il WWF denuncia che la responsabilità della rottura degli argini non va di certo addossata ai roditori, ma alle continue canalizzazioni e cementificazioni dei corsi d’acqua senza la garanzia della manutenzione ordinaria di sponde e argini. Inoltre, il WWF ha ricordato che lungo il bacino del Po e dei suoi affluenti in genere gli argini sono “armati” con lastre di cemento e diaframmi che vanno fino a 10-20 metri nel sottosuolo e dunque è difficile se non impossibile che le nutrie riescano a scavarli, “a meno che non ci siano dei cedimenti non gestiti” che in ogni caso non dipendono dagli animali ma dalla cattiva manutenzione.

Foto © Florian Mortgat

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