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L’orsa Daniza è morta, la Forestale indaga per maltrattamento e uccisione di animali

Uno scarno comunicato della Provincia autonoma di Trento annuncia che l’orsa Daniza è morta per non aver tollerato l’anestesia

UPDATE
ore 12:22
Il Corpo Forestale dello Stato interviene sulla morte dell’orsa Daniza morta per non aver sopportato l’anestesia (questa è la versione ufficiale rilasciata dalla Provincia di Trento) annunciando l’apertura di un’indagine. La Forestale, che si dissocia dalla cattura di Daniza avvisando che nessun agente ha partecipato alle operazioni, è già al lavoro con i suoi uomini altamente specializzati per acquisire documenti e informazioni presso l’amministrazione provinciale autonoma di Trento e tutte le altre autorità coinvolte. Il delitto ipotizzato è maltrattamento e uccisione di animale. Scrive la Forestale nel suo comunicato stampa:

La notizia è stata appresa con rammarico e costernazione, considerato anche che già nel mese di agosto il Corpo forestale dello Stato in una lettera indirizzata al Direttore Protezione Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) aveva espresso forte preoccupazione per la sopravvivenza dei cuccioli dell'”orsa nati nell’anno e privati dell’assistenza della madre nella ricerca del cibo, nella scelta dei luoghi di rifugio, negli itinerari da percorrere e nella difesa da possibili minacce e da eventuali predatori”. Si evidenziava inoltre nella lettera la “necessità di un’attenta valutazione di come, in tali circostanze, la cattura e la captivazione possano configurarsi come ipotesi di maltrattamento nei confronti dei cuccioli”. Per tali ragioni il Corpo forestale dello Stato chiedeva di “considerare la possibilità di un’ulteriore approfondita riflessione sulle future scelte da mettere in atto”.

Ora la preoccupazione è rivolta ai cuccioli che potrebbero non sopravvivere senza la loro mamma.

Prima di ogni parola o commento tengo a riportarvi per intero il comunicato, scarno e asettico della Provincia autonoma di Trento che annuncia la morte dell’orsa Daniza:

In ottemperanza all’ordinanza che prevedeva la cattura dell’orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi. L’intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l’orsa che, tuttavia, non è sopravvissuta.

E’ stato possibile catturare con la medesima modalità, per poi prontamente liberarlo, anche uno dei due cuccioli, che è stato dotato di marca auricolare al fine di assicurarne il costante monitoraggio. A tal fine sul posto è già operativa la squadra d’emergenza. Dell’episodio sono stati informati il Ministero dell’Ambiente, l’Ispra e l’Autorità giudiziaria.
Già in giornata l’animale sarà sottoposto ad analisi autoptica.

Ora tutti i politici che a vario titolo si sono espressi su questa tristissima vicenda tacciono. Per ora nessun commento, ma solo un imbarazzante silenzio.

Daniza era un orsa inserita nel 2000 con il programma di ripopolamento Ursus in Trentino, programma pagato profumatamente dalla Comunità europea. Era monitorata attraverso il radiocollare e era anche riuscita a partorire tre cuccioli, di cui uno per cause naturali non era sopravvissuto. Era una mamma felice tra i sui boschi. Ma il caso ha voluto che incontrasse a Ferragosto un cercatore di funghi. L’orsa si è comportata da mamma e proteggendo i suoi piccoli ha scacciato il cercatore di funghi che se l’è cavata con ferite a braccia e gambe. In ospedale lo hanno medicato e dimesso in giornata.

Ma in Trentino, come in ogni altra parte del mondo, certi episodi servono a dare voce alla politica e sopratutto a quanti sgomitano per avere uno spazio e una poltrona. Daniza dunque è diventata un caso politico e l’orsa è stata usata come grimaldello per fornire voce a chi fino a quel momento non l’aveva avuta. La decisione presa, con l’avallo del Ministero per l’Ambiente consisteva nel catturare l’Orsa Daniza, senza i suoi cuccioli e di confinarla a Casteler in quella che sarebbe stata la sua gabbia all’aperto.

L’orsa Daniza ha reagito da orsa e chi da quelle parti proprio non ci doveva stare era il cercatore di funghi che non ha nemmeno saputo reagire all’improvviso incontro. L’etologo Roberto Marchesini ebbe a scrivere nella sua relazione:

La gestione di un territorio dovrebbe prevedere non tanto l’allontanamento delle specie utili a un particolare bioma – peraltro reintrodotte proprio dall’uomo – ma la capacità di dare le corrette indicazioni, anche in termini di zone dove porre attenzione oltre che in termini di comportamenti, a chi frequenta questi luoghi di incontro tra l’uomo e l’ambiente silvestre. Ora, non voglio inferire che il comportamento della persona aggredita sia stato avventato, anche se alcune descrizioni riportate dai giornali lo lascerebbero presupporre – per esempio il mettersi dietro un albero a spiare il comportamento dei cuccioli, un comportamento che ricorda l’atteggiamento predatorio – ma è certo che l’incontro debba aver avuto quel margine di sorpresa che si presta a essere equivocato da una mamma che sente come primo obbligo naturale e istintuale di difendere i propri cuccioli. Un comportamento umano siffatto sarebbe salutato come il più grande gesto di autentica generosità e non si capisce perché lo stesso comportamento debba tradursi nella stigmatizzazione di pericolosità dell’animale in questione.

Scriveva l’assessore regionale Michele Dallapiccola il 16 agosto in un suo tweet:

Ma le cose sono andate diversamente, proprio come temevano saggiamente tutte le associazioni animaliste intervenute in difesa dell’orsa e dei suoi cuccioli.

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