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Vitelli di bufala lasciati morire, gli allevatori ANASB rispondono alla LAV

L’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina, Anasb risponde alla LAV nel merito del video sull’uccisione dei vitelli maschi di bufala in allevamenti del casertano.

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Dopo il video denuncia dell’Associazione Four Paws con le terribili immagini di vitelli maschi di bufala lasciati morire perché non utili alla filiera di produzione della mozzarella dop interviene l’Anasb. L’Assciazione nazionale Allevatori specie bufalina fu chiamata in causa da LAV come referente appunto degli allevatori.

L’Anasb però tiene a prendere le distanze dal comportamento di questi allevatori e scrive nel suo comunicato che vi riporto integralmente e firmato da Francesco D’Ausilio presidente dell’associazione:

Il video diffuso dalla LAV realizzato dall’Associazione Four Paws, ha destato molta indignazione tra gli allevatori di bufali iscritti all’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina in quanto è stato fatto un uso scorretto di tali immagini, lasciando intendere che quella sia la realtà di tutte le aziende bufaline, accomunando possibili “reati” a tutto il sistema allevatoriale bufalino Italiano.

L’intera categoria è chiamata in causa per colpe commesse da qualche singolo individuo, che siamo i primi noi allevatori a voler individuare e perseguire. La LAV ha diffuso il video lo scorso 4 settembre, mentre l’ANASB con l’obiettivo di tutelare gli animali e gli allevatori, è intervenuta circa una settimana prima (il 28 agosto) rivolgendosi direttamente alle autorità competenti affinché venissero effettuati i dovuti accertamenti.

Obiettivo comune deve essere quello di combattere i reati, seguendo “l’azione” e non costruendo “la notizia” , a discapito di chi quotidianamente svolge onestamente la propria attività, già tra mille difficoltà. In merito alla richiesta a cui fa riferimento la LAV, relativa al numero dei nati (m/f) è necessario fare delle precisazioni. In tutte le specie animali le nascite si distribuiscono con una frequenza pari al 50% per ogni sesso. Mendel ci ha insegnato che le probabilità che un figlio sia maschio o femmina è pressoché uguale e così succede anche nel mondo della bufala.

Analizzando i dati della popolazione dei nati nel 2013 e registrati al Libro Genealogico, la percentuale delle nascite risulta cosi distribuita : 48% maschi e 52% femmine. Questo a testimonianza che gli allevatori bufalini iscritti al Libro genealogico non fanno discriminazione sessuale.

Le piccole variazioni % potrebbero essere in parte fisiologiche e in parte legate all’uso di nuove tecnologie applicate, come l’utilizzo di seme sessato F, che in questi ultimi anni sta trovando largo utilizzo, permettendo una % di nati di sesso F fino al 94%.

L’invito a vigilare sui possibili abusi che qualche maldestro incosciente può operare, resta sempre valido, ma è doveroso denunciarlo direttamente alle autorità competenti senza discriminare e
danneggiare una intera categoria con scandali mediatici.

Attualmente la magistratura ha aperto un fascicolo di indagine proprio per risalire ali allevatori che si sono macchiati del reato di maltrattamento animale e dunque non resta che aspettare, come si suol dire in questi casi, che la giustizia faccia il suo corso.

Ricordo però che la Germania non è esente da scandali in fatto di mozzarelle che in verità sono un prodotto a marchio DOP e non riproducibile al di fuori delle zone legalmente riconosciute. L’oro bianco del Made in Italy è un prodotto che fa gola a tutti, sopratutto in ambito internazionale dove le frodi all’agroalimentare italiano sono frequenti.

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