Previsioni di nubifragi rilasciati da cumulonembi e il sistema di alert comunale che non c'è

Manca in Italia un sistema comunale di alert per avvisare la popolazione, sul nascere, del pericolo nubifragi. Lo propone, inascoltato, da anni il prof. Franco Ortolani

Il nubifragio iniziato ieri sera a Genova che ha portato all'esondazione di tre fiumi, Bisagno, Fereggiano e Sturla e il torrente Scrivia riporta drammaticamente alla memoria quanto accadde appena 3 anni fa: nel 2011 la città doriana subì a una alluvione analoga. Anche allora, come oggi, mancò il sistema di allarme a mettere in guardia i cittadini con le corrette indicazioni per proteggere le loro vite, quelle dei loro cari e a salvare i loro beni. Anche allora si disse che l'alluvione e la tragedia che portò con sé non era prevedibile. Anche oggi l'amministrazione comunale ribadisce: non era prevedibile.

L'alveo del Bisagno a Genova trasformato in strada

Eppure come ricorda Franco Ortolani Ordinario di Geologia, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio all'Università di Napoli Federico II:

Sarebbe utilissimo un sistema di allarme idrogeologico immediato a scala comunale e di bacino idrografico in grado di individuare sul nascere eventuali nubifragi e consentire di attivare i piani di protezione civile locali e di bacino idrografico per evitare che eventuali flussi idrici e detritici colpiscano i cittadini in mezzo alle strade e nelle situazioni più pericolose.Come altre volte evidenziato non si dispone attualmente di una adeguata rete di monitoraggio idrologico che consenta di evitare altre vittime come accaduto lo scorso autunno in Sardegna. I responsabili istituzionali locali e nazionali della sicurezza dei cittadini sono in tragico ritardo circa la difesa dai nubifragi e conseguenti alluvioni lampo. Da tempo abbiamo proposto il sistema di allarme idrogeologico che si basa sui risultati di ricerche multidisciplinari nelle aree devastate dai fenomeni alluvionali rilasciati da cumulonembi negli ultimi anni.

La stagione che apre l'autunno si presta alla nascita di nubifragi particolarmente violenti, o come li chiama il prof. Ortolani,meteoserialkiller. Le previsioni meteo ci dicono che all'arrivo di aria fredda e tutte le quote associata a aria calda e umida abbiamo, fisiologicamente la formazione dei cumulonembi, ovvero quelle nubi che scatenano i temporali. Lo sappiamo: i cambiamenti climatici hanno intensificato questi fenomeni meteo che necessitano di prevenzione o come dicono gli scienziati di resilienza, ossia della capacità di adattamento con risposta positiva. In poche parole abbiamo attualmente tutti gli strumenti per difenderci a patto che sappiamo quali competenze mettere in campo.

I cumulonembi, le nubi tipiche dei temporali, si sviluppano principalmente tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, quando l'aria è calda, umida e instabile e si possono ergere fino al limite della Troposfera, ossia fino a 12 Km. Da queste nubi provengono ingenti quantità di pioggia o grandine in brevissimo tempo. Il che ci porta a dire che effettivamente le amministrazioni non dispongono attualmente di efficaci sistemi di controllo e monitoraggio che possono essere utilizzati nella prevenzione di questo genere di nubifragi.

Spiega il prof. Ortolani:

Molti problemi sono stati creati realizzando insediamenti urbani in aree esposte ai pericoli idrogeologici. Anche impedendo nuovi interventi in aree pericolose non si risolverebbe il problema delle urbanizzazioni già realizzate. Pragmaticamente siamo giunti alla conclusione che in tempi brevi e con costi contenuti si può e si deve tentare di salvare almeno le vite umane. E’ evidente che occorre una nuova organizzazione in grado di fare scattare un sistema di allarme idrogeologico immediato che può e deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulonembi che può innescare fenomeni idrogeologici devastanti.

La strada individuata è però molto semplice come suggerisce Ortolani:

Durante la seconda guerra mondiale i cittadini non potevano impedire che bombardieri nemici venissero a bombardare per cui si era attivato il sistema di allarme immediato con avvistamento, allarme e fuga nei rifugi organizzati. Finito l'allarme tutto tornava normale. Questa è l'unica via!

Ma veniamo però anche alle disposizioni preventive da programmare proprio per evitare le tragedie. Il primo problema da affrontare è l'enorme volume di detriti che le acque trasportano con sé. Come spiega Ortolani:

Lungo le aste torrentizie, a monte dell’abitato, possono essere realizzate adeguate briglie selettive, naturalmente con piste di accesso per la necessaria e periodica rimozione dei detriti, capaci di trattenere ciascuna alcune migliaia di mc di detriti e tronchi d’albero. Ad esempio dieci-quindici briglie che contengano da 3000 a 5000 mc ciascuna. In tal modo defluirà acqua fangosa con sedimenti fini che possono essere evacuati dagli alvei coperti o lungo le sovrastanti strade.

Un secondo problema da affrontare è rappresentato dalle auto in sosta lungo un alveo che vengono appunto trascinati all'imbocco dello stesso e qui la soluzione è il divieto di sosta.

Veniamo invece ai danni causati proprio dal flusso delle acque che trascinano fango e detriti per cui spiega Ortolani:

Per evitare questo effetto, che sistematicamente si verifica, si possono dotare di chiusure stagne, accettabili dal punto di vista estetico, tutte le aperture delle costruzioni a piano terra, in grado di resistere anche all’urto di autovetture trasportate dai flussi, in modo che la strada al di sopra dell’alveo coperto di trasformi in un canale impermeabilizzato e tale da lasciare defluire i flussi. Il costo delle chiusure stagne potrebbe anche essere in parte sostenuto con un intervento finanziario pubblico.

Infine per proteggere quegli edifici che si trovano nella parte alta di un alveo conclude Ortolani:

E’ opportuno rinforzare le pareti, le fondazioni e le aperture (chiuse da strutture stagne) in modo da reggere all’urto dei corpi trasportati dai flussi.

Via | Franco Ortolani@Facebook, Relazione prof. Ortolani@Alto casertano

Foto | Franco Ortolani@Facebook, Franco Ortolani@Alto casertano

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