Amianto alla Rai: due condanne a Torino

Si è chiuso oggi il primo grado del processo per la morte di un operaio ammalatosi di mesotelioma pleurico dopo avere lavorato a contatto con la fibra d’amianto nella sede Rai di Torino

grattacielo rai

Il processo per l’amianto al grattacielo Rai di Torino se è concluso con due condanne a un anno per l'ex direttore Pierantonio Bertè e per un altro ex dirigente, Paolo Castelli che potrà avvalersi della sospensione condizionale della pena. Sei le assoluzioni “per non aver commesso il fatto”.

Si è chiuso con questa sentenza il primo grado del processo che vedeva imputati otto ex dirigenti della sede Rai torinese per omicidio colposo di un addetto all’installazione di materiale informatico all’interno degli uffici di via Cernaia.

Come raccontato da Ecoblog alcuni mesi fa, i dirigenti sotto indagine avevano lavorato nella sede torinese fra il 1977 e il 2004. L’uomo deceduto nel 2007, all’età di 75 anni, a causa di mesotelioma pleurico, era dipendente di una ditta esterna e, secondo quanto affermato dal pm Nicoletta Quaglino, si sarebbe ammalato a causa dell’amianto spruzzato presente nel palazzo in cui ha lavorato stabilmente per anni.

La Procura aveva chiesto l’assoluzione dei quattro ex dirigenti responsabili della sede torinese nei dieci anni precedenti la malattia dell’uomo, poiché in quel periodo l’esposizione all’amianto non era ritenuta come causa dell’insorgenza della malattia. Il giudice ha assolto i sei manager che hanno diretto la sede torinese di via Cernaia prendendo in considerazione “come periodo di latenza 15 anni” ha spiegato l’avvocato Luigi Chiappero che ha assistito alcuni degli imputati e ha sottolineato che l’azienda aveva già provveduto a tutti i necessari interventi di bonifica degli uffici già nel 1992, anno in cui l’amianto è diventato materiale fuorilegge.

Via | Repubblica

Foto | Google Earth

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