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Rifiuti di Roma, per Clini il rischio emergenza si lega alla sentenza del Tar

Clini preoccupato attende la sentenza del Tar: a Roma si rischia l’emergenza rifiuti

Quando, allarmato dal rischio di essere invaso dalla spazzatura di Roma, il presidente della provincia di Frosinone annunciava un ricorso al Tar, sicuramente non pensava di infilarsi così di traverso nelle linee del decreto Clini sull’emergenza rifiuti romana:

La Provincia di Frosinone ha presentato un dettagliato ricorso al Tar del Lazio nel quale sono definiti i motivi, tecnici, dai quali non solo deriva la nostra ferma opposizione al provvedimento del ministero, ma si evince con estrema chiarezza documentale per quale motivo l’impianto di Colfelice non può ricevere i rifiuti che vorrebbero inviarvi.

aveva dichiarato una settimana fa Giuseppe Patrizi, spiegando che l’impianto di Colfelice (Fr) non era adatto ad accogliere quel volume di rifiuti; una situazione non corrispondente alla realtà, almeno secondo i Carabinieri del Noe, che nella relazione consegnata venerdì scorso al ministro Clini hanno spiegato come quell’impianto di Tmb sia in realtà sottoutilizzato.

Della vicenda si dovrà occupare il Tar, ed è qui che le preoccupazioni di Clini hanno preso il volo:

Ritengo gravissimo aver fatto ricorso al Tar: se disgraziatamente il ricorso avesse successo, il risultato pratico sarebbe che la gestione dei rifiuti nella capitale va in emergenza. Dovevo riferire alla Commissione europea entro fine gennaio ma visto il ricorso e la situazione mi sono preso qualche giorno in più e riferirò alla Commissione dopo la pronuncia del Tribunale. Per il momento la procedura d’infrazione non è ancora operativa

ha dichiarato oggi il ministro. Una dichiarazione che preoccupa, visto che l’Europa ha pronta una procedura d’infrazione, l’ennesima, su come i rifiuti laziali vengono raccolti, trattati e smaltiti, e che inquieta, visto il solito spauracchio “emergenza” sbandierato senza mezzi termini.

Il problema è qui sul diritto: il ricorso al Tar non è “gravissimo” in quanto tale, ma lo diventa quando va a minare le misure risolutive decretate in regime di stato d’emergenza (in deroga alle normative nazionali e comunitarie): qualora il Tar ravvisasse un illecito sarebbe questo indicativo della politica adottata per risolvere l’annoso problema.

L’abuso del commissariamento da sempre perpetrato nel Lazio non ha risolto, anzi ha aggravato, il problema dei rifiuti: l’ennesimo atto “in deroga”, dunque non necessariamente è in linea con le normative, rappresenta solo una delle toppe messe (al momento la più solida, va riconosciuto) sul grande buco; tuttavia se il Tar desse ragione alla Provincia di Frosinone saremmo, come sostiene Clini, al punto di partenza.

Il problema però non è solo legato al ritrovarsi gli ormai famosi “rifiuti in via Nazionale” ma anche di come viene amministrata la cosa pubblica (in questo caso i rifiuti ed il territorio) in Italia: da un “gravissimo ricorso” ad un “gravissimo atto amministrativo” il passo, in questo caso, è breve.

Secondo il Noe l’impianto di Colfelice funziona meglio con un alta produzione di Cdr (combustibile da rifiuti) e bassa di scarti, con una capacità residua elevata (visto che è sempre stato utilizzato al 48%).

Via | Agi

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