Inquinamento in Cina, i primi provvedimenti: stop a grigliate e fritture

E' sempre più insostenibile l'inquinamento atmosferico che soffoca i cieli cinesi, in particolare l'area urbana di Pechino come Ecoblog vi ha documentato qualche settimana fa: dopo la presa di coscienza delle autorità, che hanno per la prima volta nella storia della Repubblica Popolare ammesso l'esistenza di un problema di inquinamento, e il panico tra la cittadinanza, è ora il tempo dei primi provvedimenti per fronteggiare il grave problema.

Il grave stato di disagio dovuto all'altissimo livello di smog nelle città cinesi, Pechino in testa, ha costretto le autorità a mettere in campo misure per far fronte all'emergenza: in base ad un progetto del Ministero della Protezione Ambientale della Repubblica Popolare cinese le grandi città dovranno vietare i barbecue all'aperto e cercare di limitare le fritture casalinghe, a tutela della salute degli abitanti.

No, non è per niente uno scherzo: secondo le amministrazioni pubbliche cinesi lo smog che attanaglia le grandi città, per dare un'idea dell'entità del problema basti pensare che la visibilità per le strade della capitale Pechino raggiunge a malapena i 50m, "nebbia in valle Canton" direbbe qualcuno parafrasando Cochi e Renato, sarebbe in larga parte dipendente dalle cattive, ma tradizionali, abitudini culinarie dei cittadini cinesi che, a questo punto, vanno cambiate in un modo o nell'altro.

La notizia, data dall'agenzia stampa cinese Xinhuan, riprende una dichiarazione di un funzionario ministeriale anonimo, il quale sostiene che le nuove linee guida anti-inquinamento serviranno per un abbattimento sensibile delle polveri Pm 2.5; il funzionario si è molto concentrato sui problemi gastronomici della cucina cinese, sottolineando quando uno stile di vita differente non avrebbe altri effetti che quelli legati alla salvaguardia dell'ambiente e dell'aria.

L'astensione dai barbecue e l'adozione di tecniche di cucina meno inquinanti, che producono cioè "meno fumo" come spiegato dall'agenzia stampa Xinhuan, permette, oltre che un risparmio energetico nel processo di cotture, un abbattimento considerevole delle emissioni. Un altro problema, inserito in quegli usi e costumi dannosi per l'ambiente, sarebbero invece i petardi, che i cinesi amano esplodere (più o meno da millenni) in occasione delle festività nazionali: l'imminente Festa di Primavera, secondo le autorità cinesi, rappresenta un pericolo ambientale da scongiurare proprio a causa dei petardi che potrebbero essere esplosi.

L'obiettivo cinese è una riduzione sensibile del Pm2.5 entro il 2020, pur senza indicare alcun livello di partenza ed alcuna percentuale di abbattimento: per fare questo il Ministero della Protezione Ambientale non colpisce solo le abitudini culinarie della Repubblica Popolare: attraverso nuove misure sul piano industriale ed agricolo, e a provvedimenti come incentivare l'uso di oli per motore più raffinati e meno inquinanti e un minor dispendio energetico, il governo di Pechino auspica di invertire la rotta senza ritorno intrapresa dal colosso asiatico.

A proposito di realtà industriali, il corrispondente del Corriere della Sera da Pechino Guido Santevecchi ha reso nota un'iniziativa di due blogger cinesi decisamente interessante, sul piano giornalistico: un blogger imprenditore di Rui'an, una cittadina della regione dello Zhejiang, avrebbe offerto 25mila euro (circa 200mila yuan) a Bao Zhenming, responsabile per l'ambiente della provincia, per nuotare 20 minuti nel fiume che attraversa la città nel quale, ha documentato l'imprenditore-blogger cinese, galleggia di tutto, problema aggravato da uno stato di inquinamento senza pari, che sarebbe dovuto ad una fabbrica di suole di gomma che sversa direttamente nel fiume differenti agenti chimici usati nei processi industriali.

Vistosi messo alla gogna da blogger e qualche giornale, Bao Zhenming ha risposto alla provocazione dicendo che non sarebbe mai entrato in quelle acque, ma che l'inquinamento del fiume era dovuto alle cattive abitudini della popolazione e non alle industrie, minacciando provvedimenti legislativi repressivi proprio nei riguardi della popolazione:

vengano loro a pulire!

avrebbe dichiarato alla stampa il politico. La notizia ha fatto immediatamente il giro di internet e dei social network cinesi, che contano mezzo miliardo di utenti: un secondo blogger ha così sfidato un secondo amministratore ad una nuotata in un altro fiume, offrendogli in questo caso 300mila yuan, provocazione che in questo caso ha ricevuto una risposta ben più inquietante (ma che a noi italiani non stupirà più di tanto): la pubblicazione sul giornale Wenzhou dei Risultati dell'ufficio Ecologico, un corollario di successi ambientali raggiunti dall'amministrazione. La cosa ha scatenato immediatamente feroci polemiche in Cina, a dimostrazione di quanto sia ormai impossibile per le autorità seppellire sotto il tappeto tutte le problematiche ambientali, nonchè di quanto la coscienza civile cinese sia divenuta molto sensibile sul tema:

Una pagina di pubblicità costa 140 mila yuan, non era meglio spendere quei soldi pubblici per pulire davvero?

è stato il commento più ricorrente alla notizia dei Risultati. La crepa insanabile che si è creata nel muro di omertà ambientale creato dalle autorità di Pechino sta mettendo letteralmente spalle al muro moltissimi funzionari, che hanno cominciato a snocciolare dati e terminologie altamente allarmanti: secondo il viceministro delle Risorse Idriche il 20% dei fiumi cinesi sarebbero così tossici che bisognerebbe scongiurare anche solo la possibilità che quelle acque entrino in contatto con la pelle, mentre il 40% sarebbe 'solo' seriamente inquinato. Una situazione sull'orlo del baratro ambientale che colpisce centinaia di milioni di persone (solo nelle campagne sono 200milioni i cinesi senza accesso ad acqua potabile).

Come è emerso anche recentemente, i problemi di salute direttamente correlati all'inquinamento impongono delle serie politiche ambientali che affrontino le centinaia di criticità legate alle emissioni ed allo smog: la Cina, come leader dei paesi cosiddetti BRICS, ha il dovere istituzionale di porre rimedio allo scempio ambientale in atto.

Via | Xinhua News - Corriere della Sera
Foto | Flickr

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