Inquinamento: boom di dermatiti atopiche a causa dello smog

Sotto i cinque anni un bambino su due soffre di dermatite atopica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa un terzo delle malattie infantili (0-18 anni) in Europa possono essere attribuibili a un ambiente insalubre e all’inquinamento atmosferico che tende a gravare soprattutto sui bambini di età inferiore ai 5 anni. Se si entra nello specifico delle singole malattie si scopre come, nelle ultime tre decadi, sia più che raddoppiata la diffusione della dermatite atopica.

Negli Stati Uniti si stima che il peso economico di questa malattia sulle famiglie abbia un costo variabile fra i 100 e i 2000 dollari per paziente all’anno, un miliardo di dollari in termini macroeconomici. Nonostante per la diagnosi sia sufficiente un semplice esame clinico, poche sono le terapie vista l’origine costituzionale e genetica della malattia che resta sensibile sia agli eventi climatici (escursioni termiche, vento), sia all’esposizione alle micropolveri o alle allergie alimentari.

Giuseppe Ruggiero, Referente Nazionale della Rete Dermatologica della FIMP, sottolinea come i giovani siano maggiormente esposti a malattie di origine ambientale:

Sono moltissimi i bambini affetti da malattie della pelle di cui non è possibile dare una stima esatta. Ciò che invece è possibile affermare è che queste patologie sono in costante aumento, tanto che oggi il 20-30% delle visite che ogni pediatra esegue nel proprio ambulatorio riguarda problemi dermatologici, con una maggior prevalenza di dermatite atopica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) valuta che circa un terzo di tutte le malattie infantili dalla nascita a 18 anni nella Regione Europea possa essere attribuibile all’ambiente insalubre o insicuro che tende a gravare specie sui bambini al di sotto dei 5 anni, con picchi fino al 43%. La ragione di una percentuale così elevata va ricercata in 4 ordini di fattori: 1) una maggiore suscettibilità del bambino, poiché gli organi e i sistemi in rapida crescita attraversano periodi di elevata vulnerabilità; 2) il metabolismo ancora immaturo che può essere meno capace di detossificare ed espellere le sostanze chimiche; 3) la maggiore esposizione per unità di peso corporeo ai danni ambientali (i bambini bevono più acqua, utilizzano più alimenti degli adulti e hanno una frequenza respiratoria maggiore con un più elevato scambio di gas; 4) l’aumentato assorbimento intestinale di molte sostanze chimiche, primo fra tutti il piombo di cui ne assorbono fino al 50% dal cibo (contro il 10% degli adulti).

Il consiglio della FIMP ai genitori è quello di acquisire comportamenti auto-gestionali corretti come l’uso costante di creme emollienti per contrastare la secchezza cutanea o di prodotti anti-infiammatori (come i cortisonici) per le lesioni di origine infiammatoria. Dal punto di vista dell’alimentazione una dieta imperniata sul consumo di frutta, verdura, pesce, grassi vegetali, fibre e cereali, più un costante apporto di acqua può aiutare a prevenire fastidiosi problemi alla cute.

Via I FIMP

Foto © Getty Images

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