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Cronaca ambientale

Ilva non rispetta l’Aia e continua ad inquinare: lo denuncia l’Arpa Puglia

Il colosso siderurgico, come denuncia un documento Arpa depositato in Tribunale, continua ad inquinare

Secondo una comunicazione di reato inviata alla Procura di Taranto il 13 febbraio scorso dal direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, dal direttore scientifico Massimo Blonda e dal funzionario Simona Sasso, Ilva non starebbe rispettando le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) firmata dal ministro Clini lo scorso 26 ottobre: il colosso siderurgico di Taranto starebbe continuando ad inquinare.

Se verificata, questa notizia potrebbe definitivamente far mettere il punto, dal Tribunale d’Appello, sulla vicenda Ilva: il documento infatti è stato depositato in cancelleria ieri mattina, seppur con numerosi omissis, dai sostituti procuratori Giovanna Cannarile e Remo Epifani.

Il Tribunale d’Appello è chiamato a pronunciarsi sulla revoca degli arresti domiciliari per Nicola Riva e sulla revoca del sequestro, disposto dal gip Patrizia Todisco perchè ritenuti

corpo del reato

dei prodotti finiti e semilavorati sulle banchine del porto di Taranto.

La decisione del Tribunale d’Appello è attesa indicativamente per venerdì; l’obiettivo della Procura è sottolineare il rischio di reiterazione del reato da parte di Nicola Riva (nonostante gli avvocati di Riva sottolineino che, avendo lo stesso rinunciato a tutte le cariche societarie, la revoca degli arresti non avrebbe effetti su eventuali reiterazioni), ma il documento prodotto dall’Arpa Puglia è da solo essenziale per porre un nuovo importante tassello nel complicato puzzle tarantino.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi tale relazione Arpa sarebbe pregna di notizie di reato:

risultano non ottemperate dall’Ilva diverse prescrizioni. A titolo esemplificativo si citano quelle relative a nastri e cadute, il cui completamento è stato posticipato al 27 ottobre 2015, ovvero si è passati dai tre mesi prescritti ai tre anni comunicati dall’azienda, alla chiusura completa degli edifici con captazione e convogliamento dell’aria degli ambienti confinati il cui completamento è stato posticipato dal 27 aprile 2013 al 30 giugno 2014.

Insomma, ai tecnici dell’Arpa tutto fa pensare che ci siano ancora enormi questioni irrisolte ed irrisolvibili (gli ispettori Ispra sono invece tornati a Roma carichi di buone nuove sul fronte tarantino):

La situazione ambientale dello stabilimento non registra segni di miglioramento e la direzione non rispetta le prescrizioni AIA. […] A parere dell’Agenzia, i differimenti temporali dell’attuazione delle prescrizioni non fanno altro che incrementare il danno ambientale. […] Alcuni interventi che l’Ilva è chiamata a sostenere ai fini del risanamento ambientale, non potranno mai essere effettuati.

Una relazione che assume i contorni di una pietra tombale, mentre per l’Ispra (che ha istituito, con il Ministero dell’Ambiente, il sito del Garante Aia per l’Ilva di Taranto, nell’ottica di una vera e propria “Operazione Trasparenza”), rientrati a Roma dall’ispezione del colosso siderurgico, hanno snocciolato qualche trionfalistico commento sui risultati del loro lavoro.

Via | Gazzetta del Mezzogiorno

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