Le ferrovie della discordia: No Tav e sostenitori della Cuneo-Nizza scendono in piazza

In Piemonte due eventi a distanza di pochi giorni: uno per chiedere la sopravvivenza di una linea storica, l'altro per bloccare i lavori del Terzo valico Tav

C’è chi la ferrovia, quella veloce, non la vuole e chi la ferrovia, quella lenta, vuole che rimanga. Le Ferrovie, quelle dello Stato, quelle con la maiuscola, insieme alla politica sembrano volere puntualmente il contrario di ciò che vuole l’opinione pubblica. La Tav e i casi delle linee dei pendolari soppresse negli ultimi anni sono l’emblema di un politica sempre più distante da quelle che sono le esigenze dell’economia reale.

Che la Torino-Lione non si possa fare non lo dice la gente della Valsusa, lo dicono i numeri e, perché no, lo dicono l’immobilismo di una politica incapace di trovare l’accordo su qualsiasi cosa, figuriamoci sulla più grande opera progettata sul territorio italiano.

E così mentre in assetto bipartisan centrodestra e centrosinistra continuano a volere la Grande Opera in un’ottica di autoconservazione politica e delle proprie clientele, la rete ferroviaria viene progressivamente smantellata mettendo in seria difficoltà chi del treno ha bisogno per recarsi al lavoro quotidianamente. O anche chi lascia l'auto a casa e prende il treno per andare a passare una giornata in montagna o al mare.

Lunedì 22 aprile a Torino, alle ore 11, in Piazza Castello, l’Associazione Giuseppe Biancheri ha organizzato un presidio per difendere la linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza che la Giunta Regionale piemontese ha deciso di tagliare per ridurre la spesa pubblica. Una mossa inspiegabile che isolerebbe quattro valli (Roya, Vermenagna, Bevera e Peillon) privando gli abitanti e i turisti dei servizi di trasporto pubblico necessari per raggiungere queste mete turistiche che hanno compiuto un grande sforzo per destagionalizzare gli sport della montagna e uniformare nei dodici mesi dell’anno le presenze dei turisti. Secondo il comitato organizzatore del presidio un eventuale taglio della linea farebbe tornare i servizi pubblici della zona a cavallo fra Piemonte, Liguria e Costa Azzurra alle condizioni del dopoguerra, con una pesante ricaduta sull’ambiente visto che tutto il transito verrebbe spostato su gomma.

Ma c’è un’altra zona calda, sempre fra Piemonte e Lombardia, un centinaio di chilometri più a est. Domani, sabato 20 aprile, fra Novi Ligure e Pozzolo Formigaro si svolgerà una marcia pacifica per protestare contro l’esatto contrario, ovverosia la costruzione del Terzo Valico Tav.

Sono passati pochi mesi dalla riuscitissima manifestazione No Tav – Terzo Valico del 6 Ottobre da Serravalle ad Arquata in Valle Scrivia e dalle manifestazioni in Val Lemme, Valpolcevera e Valverde. Per tutto l’autunno e l’inverno, i comitati hanno continuato il loro lavoro di informazione e mobilitazione, promuovendo assemblee popolari e bloccando espropri e trivelle. Chi pensava che a fermare il Movimento sarebbe bastato un po’ di freddo si è dovuto ricredere. Le giornate organizzate hanno visto presenze sempre più grandi: la determinazione di centinaia di donne e uomini è riuscita a fermare ogni tentativo di avanzamento dei lavori, costringendo Cociv ad accumulare mesi di ritardo sulla tabella di marcia. Mai come oggi la lobby del Tav vacilla e perde pezzi: svaniti i deliri su logistica e ricadute occupazionali, gli amministratori sono costretti ad ammettere l’inesistenza dei benefici di quest’opera, l’ottusità arrogante di Cociv e i pericoli per l’ambiente e la salute pubblica. L’amministratore delegato delle ferrovie Moretti chiede di spendere una parte dei soldi del Terzo Valico per la manutenzione delle linee esistenti e non si dice più convinto dell’utilità dell’opera. Anche i risultati elettorali hanno punito le forze che hanno inserito nel proprio programma la realizzazione dell’Alta Velocità. La primavera è il momento di scendere nuovamente in piazza per dimostrare ai pochi fanatici dell’alta velocità rimasti che i No Tav – Terzo Valico sono sempre più determinati a salvaguardare Territorio, Salute, Diritti e Futuro da un’opera devastante e inutilmente costosa. Esigiamo la rinuncia definitiva al progetto Tav – Terzo Valico e diffidiamo da richieste di moratoria arrivate fuori tempo massimo, volte esclusivamente a realizzare l’opera in tempi più lunghi, rinviando il problema a dopo le elezioni amministrative e non a impedirne la costruzione. Questa è l’occasione giusta per mettere la parola fine a questa follia. Fermare il Terzo Valico è possibile, fermarlo tocca a noi!,

ha fatto sapere in una nota il Comitato novese No Terzo Valico.

C’è ancora da stupirsi se l’unico movimento politico che non ha nel modello industriale ottocentesco di sviluppo a oltranza la propria linea di condotta economica, sia l’unico che riesca – attualmente – a intercettare la delusione della cittadinanza che i partiti tradizionali non sanno e non vogliono più ascoltare?

Via | Tuono News

Foto © Getty Images

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