Birdwatching e bicicletta: diario di un apprendista birdwatcher fra nibbi, cormorani e folaghe

Alla scoperta della fauna aviaria nei laghi e nelle paludi della provincia di Varese

La primavera è la stagione delle scampagnate e delle gite fuori porta, ma in questo 2013 il maltempo ha spesso sabotato i miei numerosi progetti di “immersione” nella natura. Oggi, 25 aprile, una tregua del maltempo mi ha consentito di sperimentare una specialità contemplativa alla quale non mi ero mai dedicato: il birdwatching.

Fino a oggi il birdwatching era per me un perfetto sconosciuto. Ne avevo letto nel “diario intimo” di Jonathan Franzen intitolato Zona disagio e nulla più. Stavolta però mi sono lasciato attirare dal fatto che la pratica a me sconosciuta fosse abbinata a quella che, invece, pratico da anni con assiduità e passione. E così, incoraggiato da un clima (finalmente!) primaverile e da una temperatura ideale per una bella pedalata, mi sono aggregato alla prima tappa di Pedalarcultura 2013, la splendida cicloescursione di birdwatching organizzata dalla LibEreria nella Bottega del Romeo di Ispra (Va).

Partenza a Corgeno, grazioso borgo sul lago di Comabbio, nella zona dei laghi varesotti, quindi pista ciclabile costeggiando prati che sono abituale dimora degli aironi. La giornata non è propizia, la pista è affollata e gli aironi non amano essere disturbati nei loro soggiorni a terra. Ci sono, però, le cinciallegre che tenendo fede al loro suffisso sembrano evocare con il loro canto la gioia della primavera ritrovata. Ci spostiamo in bicicletta su di una palafitta costruita sulle sponde del lago ed ecco il nibbio.

La primavera è la stagione più propizia per gli avvistamenti di rapaci: le correnti ascensionali ne favoriscono il volo. Vista la difficoltà nel reperire le loro prede i rapaci devono “economizzare” gli sforzi e per ciò sono abilissimi a sfruttare le correnti che si producono con i primi caldi. La loro vista, poi, fa il resto permettendogli individuare i piccoli roditori che si muovono nel sottobosco.

La pedalata continua e ci addentriamo nell’area della Palude Brabbia. Ecco un albero pieno zeppo di cormorani, i quali con la loro organizzazione “sociale” potrebbero tenere corsi ai nostri confusi (leader) politici. I cormorani sono degli uccelli di taglia media e costruiscono nidi piuttosto ampi, visibili da molto lontano. Di conseguenza i piccoli diventano una preda molto facile per i rapaci. Come fanno per contrastare questo potenziale stillicidio di piccoli? Semplice: creando dei veri e propri condomini in cui gli adulti sorvegliano sui nidi dei vicini in assenza dei genitori, per poi beneficiare di un identico favore. Un bell’esempio di solidarietà e cooperazione, no?

A illustrare all’apprendista birdwatcher le meraviglie di questi ecosistemi è Alessandra coadiuvata dal marito Lorenzo che integra con cenni storico-economici sul luogo.

Pedaliamo sotto il sole e arriviamo al momento clou della giornata: gli stagni della palude Brabbia. Il posto è incantevole. Vige la regola del silenzio assoluto che io, apprendista birdwatcher, violo con il mio stranuto. Già perché uno starnuto al capanno di osservazione è un po’ come il classico colpo di proboscide dell’elefante nel negozio di cristalli. Qualche placido abitante però si fa notare: la gallinella d’acqua per esempio che ha le zampe come una gallina (dunque non palmate) e muovendosi fa su e giù col collo. Poi ecco la folaga e il cormorano i cui voli sono brevi e circoscritti.

Bilancio della giornata? Il birdwatching ha trovato un nuovo adepto.

 

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