Pesca sostenibile: i mari europei a un passo dalla “bancarotta”

La petizione Tutti a bordo!  chiede alla Commissione Europea una riforma del Regolamento Base della Riforma comune della pesca 

Quasi ci fosse un sottile filo che unisce le economie dei Paesi dell’Europa  e la loro pesca, i mari dell’Unione Europea sono sull’orlo della bancarotta. Questo allarme che riguarda l’attività pescatoria ha spinto diversi gruppi e associazioni a redigere la petizione Tutti a bordo! per chiedere ai governi degli Stati membri l’approvazione del Regolamento Base della Riforma comune della pesca.

Per oltre 30 anni lo sfruttamento delle acque comunitarie è stato nettamente superiore al ricambio, portando in negativo il bilancio di molte specie abitualmente pescate a scopi alimentari. WWF è stata fra le prime associazioni a impegnarsi, insieme a cittadini, pescatori e imprese, per una riforma delle politiche comunitarie della pesca.

Nelle acque europee il 70% degli stock ittici è sovrasfruttato: il tonno rosso del Mediterraneo o il baccalà dell’Atlantico sono stati sfruttati per decenni. Ma i problemi dei nostri mari sono legati anche alla “overcapacity” ovverosia allo squilibrio fra le troppe barche e i troppi pochi pesci. Altra piaga è quella dei rigetti in mare, ossia l’abitudine di ributtare in mare specie di pesce commestibili ma dallo scarso valore commerciale. Le proposte provenienti dalla Commissione Europea tendono – attraverso la revisione dei Right Base Management – a un’industrializzazione della pesca, con una concentrazione della capacità di pesca in poche barche. Le associazioni chiedono che si vada nella direzione opposta, ovverosia in un cambiamento che includa anche la pesca tradizionale ed artigianale.

Via | WWF

Foto © Getty Images

 

 

 

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