Inceneritore Torino: un corteo contro il “mostro” del Gerbido

Cresce la preoccupazione fra gli abitanti del torinese per l’attivazione di un inceneritore che emetterà sostanze inquinanti su di un’area di 40-50 kmq

Sono circa 5mila le persone attese al corteo che si svolgerà sabato 11 maggio, a partire dalle 14:30, fra Beinasco (ritrovo in via Dolci) e Torino (Piazza d’Armi) per “mettere una pietra sopra” all’inceneritore del Gerbido, situato nella periferia a sud ovest di Torino, non lontano da Mirafiori. Con la loro marcia gli organizzatori della manifestazione vogliono promuovere tre importanti azioni in corso contro l’inceneritore inaugurato lo scorso 25 aprile:

1) La raccolta fondi per l'iniziativa 5 euro per difenderci dall’inceneritore. Con quasi 7.500 euro raccolti in poco più di due mesi, i comitati dei residenti stanno per effettuare alcune analisi mediche sui bimbi per poi ripeterle più avanti nel tempo, per organizzare un’azione legale in caso i valori dei metalli pesanti misurati sui bimbi aumentassero dopo l’avvenuto avvio dell'inceneritore.

2) La raccolta firme relativa alla Legge d'Iniziativa Popolare Nazionale Rifiuti Zero: è da poco partita questa importante iniziativa condivisa con tutti i comitati sparsi sul territorio italiano. Sarà possibile firmare per una proposta di legge con la quale si cercherà di bloccare in tutta Italia la costruzione di nuovi inceneritori e fermare entro breve tempo gli inceneritori già attivi.

3) Continuare ad informare e raccogliere adesioni tra i cittadini: il numero di iscritti al Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino è cresciuto di molto, ad oggi vi sono 1500 iscritti alla mailing list e circa tremila iscrizioni ai gruppi Facebook.

Durante la campagna elettorale della primavera 2011, il sindaco Piero Fassino aveva promesso che l’inceneritore sarebbe stato “pubblico” ma dal dicembre 2012 il 75% delle quote è stato venduto a un fondo di investimento privato che dovrà produrre utili per i soci.

Nell’inceneritore verranno bruciati plastica, carta, sostanze organiche, legno e metalli che, se recuperati, varrebbero molto più, basti pensare che per produrre una bottiglia di plastica occorre una quantità di energia dieci volte superiore a quella necessaria a bruciarla. Quindi più che un termovalorizzatore è un termosvalorizzatore.

In un anno il “mostro” del Gerbido – la cui costruzione è costata la vita a due operai nel marzo 2012 – consumerà un milione di metri cubi di acqua potabile (il consumo annuo di 5mila famiglie) e un milione di metri cubi di metano (il consumo annuo di 10mila famiglie) per fornire calore a 17mila famiglie. Ogni giorno verranno prodotte 269 tonnellate di scorie e 45 tonnellate di ceneri pericolose. Ma non è finita qui. Il vero allarme è soprattutto legato ai 680 kg di emissioni che verranno liberate nell’aria del torinese ogni giorno: un mix inquinante di polveri sottili, ossidi di azoto, ossido di zolfo e ammoniaca. Ma altre sostanze verranno emesse dalla bocca dell’inceneritore: metalli pesanti, mercurio, Pcb e diossina ricadranno ( e verranno trasportate dal vento) in un’area stimata in 40-50 kmq con effetti sulle persone e sul cibo coltivato.

I comitati sottolineano come le emissioni dell’inceneritore torinese superino di diverse volte i limiti stabiliti dall’OMS, ma, allo stesso tempo, l’impianto ha la possibilità legale di sforare i limiti in tutto il periodo di collaudo e per 180 ore all’anno nell’esercizio senza che vi possano essere interventi da parte delle autorità preposte. Come dicono gli organizzatori, insomma, si rischia di “morire a norma di legge”.

Via | Rifiuti Zero Torino

Foto © Getty Images

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