Keystone XL: dai sostenitori di Obama una lettera contro l’oleodotto della discordia

Ai gruppi di ambientalisti ora si aggiungono i finanziatori delle campagne di Obama: riusciranno a far cambiare idea al presidente?

Una lettera firmata da 150 finanziatori che hanno elargito milioni di dollari per le due campagne elettorali di Barack Obama e non vogliono che le promesse del presidente degli Stati Uniti vengano tradite. Il nocciolo della questione è il banco di prova del contestatissimo oledotto Keystone XL che dovrebbe trasportare le sabbie bituminose dal Canada Occidentale al Golfo del Messico.

Il vostro è l’ultimo mandato presidenziale in cui è possibile, per l’America, scegliere un percorso di progresso responsabile verso se stessa, prima che i cambiamenti climatici diventino ingestibili e pericolosi,

si legge nella lettera aperta. Gli oppositori del gasdotto temono che il progetto venga approvato nonostante i ripetuti impegni presi da Obama in merito ai cambiamenti climatici.  Nella lettera viene aggiunto che questa sarebbe la più importante decisione ambientale della presidenza Obama e nello studio ovale vi  è la piena consapevolezza del peso che un’eventuale approvazione potrebbe avere sull’opinione pubblica.

Dalle riserve dell’Alberta potrebbero essere pompati, ogni giorno, 830mila barili di sabbie bituminose che verrebbero lavorate nelle raffinerie sulle coste del Texas. È chiaro che la realizzazione dell’oleodotto avrebbe, allo stesso tempo, un effetto indiretto poiché confermerebbe un orientamento energetico impostato sui combustibili fossili invece di un processo di riconversione alle energie rinnovabili.

Questa decisione più di ogni altra contraddistinguerà la sua direzione, il suo impegno, la sua volontà,

si legge nella lettera che evoca il coraggio di Abraham Lincoln, capace di sfidare le convenzioni del suo tempo e abolire la schiavitù.

Comunque vada a finire Keystone è un nodo cruciale. Fra i firmatari vi sono alcuni dei più importanti sostenitori di Obama: Vinod Khosla, uno dei fondatori di Sun Microsystems, Rob McKay, erede di Taco Bell e presidente del Democracy Alliance, Blythe Danner, attrice e madre di Gwyneth Paltrow, e Susie Tompkins Buell, co-fondatrice della linea di abbigliamento Esprit. Quest’ultima, tanto per fare un esempio ha donato 300mila dollari. Per una buona parte dei sostenitori di Obama si tratta della prima presa di posizione pubblica sulla decisione relativa a Keystone XL.

Nei prossimi mesi le pressioni degli ambientalisti su Obama e sul segretario di Stato John Kerry saranno altissime. Che il presidente degli Stati Uniti d’America sia l’uomo più potente del mondo è slogan ormai buono soltanto per il lancio pubblicitario di qualche film di Hollywood. Semmai il presidente Usa è il rappresentante di alcune fra le lobby più potenti del mondo: bisogna solo capire a quale fazione dei suoi sostenitori Obama vorrà dare ragione, se a quella dei veri progressisti o a quei democratici (molto simili ai repubblicani) ai quali interessa molto non dare dispiaceri alle compagnie petrolifere. Lincoln, insomma, è bene non scomodarlo e lasciarlo seduto e ieratico all’omonimo Memorial.

Via | The Guardian

Foto © Getty Images

 

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