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Disinformazione all’opera contro il movimento NO TAV

I principali media italiani danno poco spazio alle grandi manifestazioni pacifiche No Tav, mentre mettono in grande risalto le azioni violente di piccoli gruppi.E’ una strategia volta a criminalizzare il movimento e a giustificare un ulteriore militarizzazione della valle di Susa

Intorno alla Val di Susa è in atto una vera e propria disinformazione mediatica. Vediamo i fatti e le interpretazioni.

Lo scorso 23 marzo 40 000 (quarantamila) persone a volto scoperto hanno manifestato in modo pacifico contro l’inutile, inquinante e dispendiosa TAV, ottenendo sui media quello che un tempo si sarebbe detto un trafiletto. (1)

Ieri una trentina  persone incappuciate hanno assalito il cantiere con molotov e bombe carta incendiando un compressore (2), e i media hanno subito dato ampio spazio alla notizia nelle homepage:

  • Per Repubblica è stato un “atto di guerra”.  Gli ultras sono definiti tout court “No Tav”, senza altra denominazione.
  • La Stampa mette in rilievo che “la procura ipotizza il tentato omicidio”, un altro articolo titola  “il raid che ha cambiato i No Tav“, parlando dell’ “ultima mutazione” del movimento, come se tutti si fossero dati alla lotta armata
  • “Sono terroristi e vogliono uccidere: troppa libertà di azione in Valsusa” è il titolo di un altro pezzo de La Stampa, che riferisce l’opinione dei sindacati di polizia. Si coglie l’occasione per invocare la linea dura.
  • Il Corriere si defila un po’ dando meno risalto alla notizia e parlando di “frange eversive”.

Nessun giornalista si è premurato di raccogliere le opinioni dei principali esponenti No Tav o di chiedere loro una dissociazione dall’assalto al cantiere; non ce n’era bisogno, perchè tanto il copione era già scritto. Questa notte per opera di ignoti è stato vandalizzato il presidio No Tav , ma naturalmente nessuno ne ha parlato.

Per tenere in caldo l’argomento oggi La Repubblica sbatte in prima pagina «Sul sito No Tav un post inquietante: “Chi lavora nel cantiere è condannato”». Questo articolo contiene due falsità: il sito non è in “uno dei blog di riferimento dei No Tav”, ma in un blog personale di un attivista No Tav; il post non contiene la frase virgolettata nel titolo, ma qualcosa di leggermente diverso: «La loro [di chi lavora in cantiere] scelta egoista individuale li mette fuori dalla loro comunità e li condanna meritatamente a una difficile convivenza sul territorio.» Si può essere o meno d’accordo con questa affermazione, ma non si può dire che definisca la strategia della frangia oltranzista, come sostiene Repubblica.

Il movimento No Tav non deve cadere nella trappola della criminalizzazione.

Occorre dissociarsi dagli atti di violenza compiuti da anonimi, ma occorre anche denunciare la disinformazione.

Se qualcuno è ancora convinto che fare un buco di 50 km in una montagna sia una grande pera strategica per l’Italia è bene che dia un’occhiata a questo documento: 150 ragioni contro la Torino-Lione.

(1) Su Repubblica, la notizia compare solo in Torino/Cronaca, oltre a 90 secondi di video (quelli linkati nella colonna a destra, in genere dedicata alle curiosità e al gossip)

(2) Il racconto dei fatti lascia un po’ perplessi, perchè l’azione è durata solo venti minuti, i manifestanti sono stati fermati con gli idranti e “alla fine non c’è stato alcun contatto con polizia e carabinieri e non risultano feriti”. Nessun incappucciato è stato fermato e identificato. Sul terreno sono stati lasciati (vedi foto) un lanciarazzi, una molotov non usata, torce e tenaglie. Nessuno ha rivendicato apertamente l’azione o l’ha appoggiata.

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