Amianto alla Rai: da Roma a Torino, fra processi e bonifiche

Nel grattacielo di via Cernaia tre decessi e quattro ex dipendenti malati di mesotelioma. Intanto, nella Capitale, si pensa al trasloco per consentire la bonifica degli uffici

Quando, negli anni Sessanta, il grattacielo della Rai di Torino venne ultimato, fu salutato come un capolavoro dell’architettura contemporanea. Nessuno immaginava che quasi mezzo secolo dopo la sua costruzione, ultimata nel 1968, gli errori fatti durante la sua costruzione avrebbero presentato il conto. L’amianto veniva utilizzato nei pannelli prefabbricati di copertura, nelle plafoniere, sotto forma di polvere che veniva impastata con collanti per ricoprire le pareti e coibentare e insonorizzare gli ambienti.

Nel 1992 un ex dipendente che aveva costruito il grattacielo morì di mesotelioma e l’imprenditore edile fu successivamente condannato per omicidio colposo. Nel 2009 per la stessa malattia è morto un dirigente Rai che aveva lavorato nella sede torinese di via Cernaia per 25 anni, dal 1967 al 1992. C’è anche un’altra morte finita nei fascicoli della Procura torinese: quella di un addetto all’installazione di materiale informatico, dipendente di una ditta esterna, morto nel 2007 per mesotelioma pleurico.

A differenza di altre aziende toccate dalle stesse problematiche, la Rai torinese, venuta a conoscenza del problema, ha messo in atto diverse azioni per la messa in sicurezza dell’edificio. Una delle prime precauzioni messe in campo fu quella di attivare un sistema di controllo della qualità dell’aria e iniziare un iter di smobilitazione e trasferimento del personale Rai ancora presente nell’edificio.

I casi di malattia accertati durante le indagini della Procura (conclusesi nel 2013) sono quattro, ma il processo non è ancora giunto alla fase del rinvio a giudizio. Sono otto gli ex dirigenti che hanno lavorato tra il 1977 e il 2004 e che rischiano il rinvio a giudizio.

A statue of a horse, symbol of the Itali

Amianto, Rai via da viale Mazzini per consentire la bonifica

Intanto nelle ultime settimane si sono fatte insistenti le voci di un trasloco della Rai dalla storica sede di Viale Mazzini, quella del cavallo di bronzo. La smobilitazione dovrebbe avvenire entro l’anno per permettere la bonifica del palazzo che, come il grattacielo torinese, fu costruito con un abbondante utilizzo di asbesto. Sul sito di Ti&a, il gruppo incaricato della bonifica si legge:

L’amianto rimosso, presente in matrice friabile a protezione della struttura metallica dell’edificio, si trovava principalmente sopra il controsoffitto artistico in metallo, a piano terra. Qui c’è l’ingresso principale dal quale partono i collegamenti verso i grandi ambienti di rappresentanza del piano terreno: la Biblioteca, gli spazi per il lavoro collettivo, la Sala degli Arazzi.
Il cantiere di bonifica è stato così diviso in due aree d’intervento per permettere la normale attività di lavoro, in particolare garantire l’accesso alla Sala S. Chiara e alla Sala B, mentre era in corso la bonifica nel primo cantiere. La suddivisione ha permesso di gestire più agevolmente la catalogazione e la rimozione delle formelle del controsoffitto, nonché l’allestimento del cantiere, resi estremamente complessi dai ridotti spazi a disposizione.

Il trasloco sarà temporaneo. Il palazzo non verrà messo in vendita: dopo i due o tre anni necessari per portare a termine la bonifica, i tremila dipendenti pronti a far le valigie verranno ricollocati nella sede di viale Mazzini.

Sul fronte processuale, invece, nessuna nuova da Roma. Se Torino è all’avanguardia lo si deve, come sempre, a un pm come Raffaele Guariniello, da quarant’anni in prima linea per la tutela della salute dei lavoratori.

Foto © Getty Images

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