La Pasqua si avvicina e la consuetudine delle gite fuori porta facilita le escursioni in ambienti spesso non conosciuti quanto meriterebbero. E’ il caso del Geosito dei Calanchi di Montalbano Jonico, in Basilicata: terra ricca di paesaggi e suggestioni variegate e bellissime, eppure timidamente silenziosa. La riserva, istituita solo nel gennaio di quest’anno, interessa un’area di circa 28 kmq che, come uno scrigno segreto, rivela poco a poco con le sue montagne di argilla bianca modellate dall’acqua e dal vento i misteri e le mutazioni che hanno attraversato le ere geologiche in oltre un milione di anni. Il sito in questione, poi, è di particolare rilevanza geologica in quanto si evidenzia qui, molto più che altrove, l’espressione fisica della transizione dal pleistocene inferiore (Piano Calabriano) al pleistocene medio (Piano Ioniano) attirando su di sè l’attenzione scientifica mondiale. L’area, infatti, sarebbe stata riconosciuta quale fondamentale “golden spoke”, chiodo d’oro , ovvero punto in cui viene precisamente definito il limite tra due differenti ere geologiche.
Impossibile, a questo punto, non citare Carlo Levi che descrive queste zone affascinanti in cui l’Inferno accarezza il Paradiso e i falchi sono sempre presenti come
coni d’argilla bianca senz’alberi e senz’erba, scavata dalle acque in buche, piagge di aspetto maligno, come un paesaggio lunare … e da ogni parte non c’erano che precipizi di argilla bianca, su cui le case stavano come liberate nell’aria.
Foto | facebook

Gli esperti del WWF Basilicata e dell’Ufficio Natura del Parco dell’Appennino Lucano hanno avvistato tre esemplari di lontra mentre erano intenti a nutrirsi in un laghetto. Un evento eccezionale tanto che il Commissario del Parco, Domenico Totaro ha dichiarato:
Ancora una volta il parco ed i territori limitrofi si contraddistinguono per l’eccezionale patrimonio di biodiversità che contengono. Tale avvistamento non deve però farci abbassare la guardia, anzi: è necessario continuare a controllare e monitorare tutto il territorio del parco per tutelare la specie ed in tal senso sono state date direttive agli organi di sorveglianza del Parco.
Il presidente del WWF Basilicata Vito Mazzilli ha poi sottolineato:
Una notizia eccezionale dopo i tragici ritrovamenti dello scorso anno con ben 4 lontre morte, il nuovo anno lascia ben sperare per il futuro della specie come confermano le diverse segnalazioni ed osservazioni di esemplari vivi giunte ad oggi al WWF.

Il Pdl lucano si interroga sulle estrazioni di petrolio in Basilicata. Non solo gli ambientalisti, quindi, hanno dubbi sullo sviluppo economico del Texas d’Italia anche se, è bene dirlo, quelli avanzati dal Pdl sembrano molto più economici che di altro tipo.
I consiglieri regionali del Popolo della Libertà, infatti, hanno preparato un pacchetto di interrogazioni parlamentari riguardanti la gestione del petrolio per fare il punto degli ultimi dieci anni di storia delle estrazioni. Il tentativo, dicono, è di “conoscere la verità” tramite nove interrogazioni che riguardano temi come i Protocolli di intesa con le società petrolifere, i benefici finanziari, le ricadute economiche, le ricadute sull’ambiente, l’occupazione nelle aree interessate dalla coltivazione, i cambiamenti della struttura sociale ed economica:
L’abbiamo voluta chiamare provocatoriamente “Petrolio: operazione verità”, perché il settore in Lucania ha troppe zone di ombra partendo da come sono utilizzate le royalties da Regione e Comuni e con quali benefici, dal valore economico assoluto e relativo delle stesse, dai motivi perchè i protocolli di intesa siano praticamente disattesi. L’obiettivo è di portare a conoscenza della pubblica opinione, attraverso l’attività istituzionale, il fenomeno ‘Petrolio’ nelle sue varie letture e angolazioni
Continua a leggere: Petrolio in Basilicata: i dubbi del Pdl e l'"Operazione Verità"

Nuove trivellazioni in cerca di petrolio e gas in Basilicata: l’Assessorato regionale lucano all’Ambiente, infatti,con Determina dirigenziale n.866 del 20 luglio 2010 ha autorizzato la messa in produzione del pozzo Cerro Falcone 2, nel territorio di Calvello (Pz). Un pozzo di proprietà dell’Eni, all’interno del Parco Nazionale dell’ Appennino Lucano Val d’ Agri Lagonegrese e che va a far compagnia ad altri pozzi di Eni e di Shell.
Furiosa la Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola), che ricorda come il territorio interessato dalla trivellazione ricada in una zona di elevato interesse naturalistico, già pesantemente danneggiata dalle precedenti estrazioni petrolifere:
la nostra Organizzazione ricorda, invece, l’esposto relativo al pozzo Eni Cerro Falcone 2 ricadente nel SIC Serra di Calvello, ZPS Appennino Lucano Monte Volturino, nonché Zona 1 del Parco nazionale Appennino Lucano, in cui si denunciava agli uffici competenti del Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare la persistenza del relativo pozzo in spregio alle normative nazionali e comunitarie in materia di “habitat”. La OLA ricorda come il pozzo autorizzato di recente si trovi a poco più di cento metri dalla sorgente acqua dell’Abete, oggetto di due sequestri per inquinamento petrolifero da parte dell’autorità giudiziaria
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L’Organizzazione Lucana Ambientalista (Ola), attivissima associazione di difesa dell’ambiente in Basilicata, ha diramato qualche giorno fa un comunicato stampa di critica ai nuovi progetti eolici di Gamesa. Due i parchi contestati:
Il primo impianto eolico è situato in località Piani di Mauro e prevede l’installazione di 2 aereogeneratori della potenza di unitaria di ben 4,1 MW con annesse strutture di servizio, strade e impianti elettrici di allacciamento alla rete. Il secondo impianto, ubicato nei comuni di Banzi e Genzano di Lucania è costituito da 25 totrri eoliche con potenza unitaria di 2 MW e relativi impianti elettrici e strade di accesso ubicati in diverse località
Per entrambi gli impianti Gamesa ha appena depositato la documentazione per ottenere la Via e gli ambientalisti dell’Ola preannunciano battaglia:
Sorprende la potenza delle mega torri eoliche da installare tra Picerno e Savoia di Lucania che hanno una potenza ciascuna di ben 4,1 MW. Potenza questa inusuale che prevede altezze delle torri pari a diverse centinaia di metri […] monumenti questi visibili da centinaia di chilometri di distanza
Cercando nel catalogo di Gamesa, però, non ci sono aerogeneratori da 4,1 MW. Ce n’è uno da 4,5 MW, modello G128-4.5 che probabilmente è quello a cui si riferiscono gli attivisti della Ola.
Leggendo le caratteristiche tecniche, però, sorge qualche dubbio sulla correttezza delle informazioni date dagli ambientalisti lucani: altezza dell’impianto da terra al centro del rotore di 120 metri, ai quali si aggiungono i 62 metri delle pale.
Grosse son grosse, ma non “centinaia di metri”. Difficile, quindi, che si vedano da “centinaia di chilometri”…
Via | Ola Ambientalista, Gamesa
Da mesi si aspettava una reazione del Governo alle numerose iniziative di opposizione duramente manifestate da alcune regioni italiane contro il nucleare. Oggi, a 6 giorni dall’approvazione definitiva del decreto sulla localizzazione delle centrali, il Consiglio dei ministri, su proposta di Claudio Scajola - ministro dello sviluppo economico - ha deciso di adire la Corte Costituzionale sulla presunta incostituzionalità delle leggi regionali che vietano le istallazioni sul territorio di Puglia, Campania e Basilicata.
Le tre Regioni interessate, ovviamente, hanno prontamente risposto all’iniziativa del Consiglio ribadendo il proprio no al nucleare. In particolare, la Basilicata che in più di un’occasione ha avuto modo di manifestare la proprie posizioni in merito:
E’ inconcepibile che il governo possa pensare di realizzare impianti nucleari senza l’assenso della regione interessata
fa sapere Vito De Filippo, presidente della giunta lucana. In effetti, non si capisce come un Governo che fa del federalismo il proprio vessillo possa inascoltare le voci delle Regioni. Scajola ha difeso la propria posizione definendola “necessaria” poiché le tre leggi intervengono in una materia di competenza “concorrente” con lo Stato, e non “esclusiva” delle Regioni, secondo il dettato dell’articolo 117 comma 2 della Costituzione e bloccando un punto fondamentale del governo Berlusconi per ridare slancio alla questione energetica nazionale.
In realtà, ciò che più di ogni altra cosa si teme, è che la posizione assunta da Basilicata, Puglia e Campania, possa essere presa ad esempio anche da altre Regioni riducendo seriamente il numero delle aree effettivamente disponibili per la localizzazione delle numerose centrali nucleari di nuova generazione previste sul territorio…
Insieme al rapporto sui Certificati Verdi, è stato pubblicato nei giorni dal GSE, anche quello sulla situazione del fotovoltaico in Italia. Ebbene, numeri alla mano, emerge che nel nostro Paese si dispone attualmente di una potenza fotovoltaica installata di 815 MW, costiutita da circa 60.000 impianti distribuiti nello stivale.
I seguenti dati ci indicano la situazione nel periodo compreso fra il settembre 2008 e l’agosto 2009. Ed ecco che emerge come le Regioni che più si distinguono in positivo per diffusione di questa tecnologia sono l’Emilia Romagna (in modo particolare per impianti sino a 20 kW), la Basilicata e la Puglia (queste ultime per impianti con una potenza compresa fra i 20 e i 50 kW, mentre la Puglia è leader in solitario anche per le potenze sino a 1 MW). Capitolo Conto Energia.
Il Gse comunica che al gennaio 2009 sono in esercizio 61.874 impianti che hanno avuto accesso al Conto Energia di 813 MW. La considerazione che più balza all’occhio è il fatto che sarebbero appena 2 i MW di potenza installata che non usufruiscono dell’incentivo. Probabilmente si tratta di impianti stand-alone (quindi non connessi alla rete) e di impianti che per diversi motivi (burocratici e/o di cattiva organizzazione dei proprietari degli impianti) hanno perso la possibilità di usufruire dell’incentivo.
Continua a leggere: Il Gse pubblica il nuovo rapporto sul fotovoltaico
Siccità nei campi e invasi vuoti. Questa l’agghiacciante situazione in Toscana che sta creando profondo disagio agli agricoltori. La Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) Toscana denuncia la situazione agli assessori regionali all’agricoltura Susanna Cenni, e alla difesa del suolo e risorse idriche Marco Betti, in cui si sottolinea la pesantezza dei cali produttivi che hanno contraddistinto il settore olivicolo e che stanno affliggendo anche altri settori produttivi.
L’agricoltura toscana ha sete e non tanto per aumentare la produttività - dato che è principalmente orientata verso colture a basso consumo idrico - ma per poter mantenere uno standard produttivo e di reddito per le imprese agricole.
E a confermare quanto la situazione stia degenerando non solo in Toscana, ma nell’intera nazione è il rapporto dell’ INEA (Istituto nazionale di economia agraria) “Atlante nazionale delle aree a rischio desertificazione” che nella sintesi dello studio riferisce che il 51,8% del territorio italiano, è stato considerato potenzialmente a rischio, in particolare la totalità di Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Basilicata e Campania, e parte delle regioni Lazio, Abruzzo, Molise, Toscana, Marche e Umbria. All’interno di quest’area, utilizzando i dati a disposizione del progetto, sono stati calcolati 12 indici di impatto che costituiscono la sintesi dell’Atlante.
Continua a leggere: Desertificazione, in Italia il rischio è elevato
Il viaggio della Goletta Verde anche per quest’anno è terminato, e oggi vi presentiamo i dati delle ultime quattro regioni toccate dal veliero di Legambiente per verificare lo stato dei mari italiani.
Basilicata. “Acqua pulita in Lucania”, affermano i tecnici della Goletta. Tutti i campioni prelevati rispettano i limiti di legge, anche quelli che lo scorso anno erano risultati leggermente inquinati. A Maratea sono state attribuite le 4 vele della Guida Blu di Legambiente e del Touring Club, per l’impegno nella protezione del paesaggio e del turismo sostenibile. Preoccupa però lo stato dei fiumi lucani e il continuo attacco alle coste da parte dell’abusivismo edilizio. Per garantire la qualità di queste zone è stata fatta la proposta di istituire l’area marina protetta “Costa di Maratea”