
Tra le 191 industrie pesanti che nel 2009 hanno inquinato maggiormente l’aria in Europa c’è la Centrale termoelettrica Federico II di Brindisi che si piazza al 18esimo posto dietro industrie tedesche, polacche e francesi. In quella stessa centrale ogni anno si tiene un mega concerto a porte aperte.
La classifica che comprende 622 industrie è stata redatta dall’ EEA, l’Agenzia Europea per l’ambiente, che accanto alla hit presenta anche il conto e nel suo dettagliato foglio Excel per ogni industria si trovano i costi ambientali in euro. In totale in Italia inquiniamo per oltre 22milioni di euro. Si tirano così le somme sia dei volumi di C02, azoto, PM10 emessi, sia le somme dei costi sanitari e ambientali dell’inquinamento: a essere più care le industrie che producono energia.
La Germania è in assoluto lo Stato membro che inquina di più, segue la Polonia, Regno Unito, Francia e Italia. L’inquinamento dell’aria da parte della grossa industria europea ha un costo stratosferico: tra i 102 e i 169 miliardi di euro solo nel 2009. AlterEco ne scriveva qui qualche giorno fa. I dati emergono dal Rapporto Revealing the costs of air pollution from industrial facilities in Europe.
Nel caso avessimo avuto qualche dubbio rispetto alle industrie più inquinanti nel nostro Paese ecco la classifica redatta dall’EEA:
Naturalmente ne seguono altre lungo la lista dei 622 nomi.
Foto | BrindisiReport

Il Commissario per l’ambiente Janez Potočnik (in alto nella foto) vorrebbe dichiarare il 2013 Anno dell’Aria. La motivazione è chiara: l’atmosfera è inquinata e molti Stati membri non rispettano le regole di contenimento delle emissioni di CO2. La preoccupazione dell’Europa in merito alla scarsa qualità dell’aria è presto detta: la stima di circa 500mila morti a causa di malattie respiratorie e cardiache innescate dalle emissioni di sostanze inquinanti tra cui i PM10.
Come primo passo è stata avviata dalla Commissione europea una revisione globale delle leggi esistenti che potrebbe portare entro un anno a cambiamenti nella direttiva sulla qualità dell’aria del 2008. I livelli di alcuni di alcuni inquinanti nocivi sono in aumento dopo che per un decennio sono stati contenuti e conferma l’Agenzia europea per l’ambiente EEA che il 95% di cittadini dell’Unione Europea respira ozono ben oltre i livelli raccomandati dall’OMS, l’Organizzazione mondiale per la sanità.
Qualche giorno fa la stessa EEA aveva reso noto che comunque il settore trasporti inquinava meno a causa della crisi economica. Dunque cosa accade in realtà nei cieli d’Europa? Lo spiega Jacqueline McGlade direttore EEA che dice:
Appare chiaro che siamo stati in grado di ridurre le emissioni, ma ciò non vuol dire che è migliorata la qualità dell’aria. In Europa abbiamo obiettivi aggressivi rispetto alla riduzione delle emissioni ma oggi comprendiamo che queste regole non sono abbastanza rigorose.

Secondo un rapporto dell’OMS, organizzazione mondiale della sanità, è Ahvaz in Iran la città più inquinata della Terra con i suoi 372 microgrammi per metro cubo di PM10. A detenere il triste primato anche diverse città del Pakistan, India e Mongolia. Secondo l’OMS l’inquinamento provoca nel mondo circa 1.34 milioni di morti premature e sono dunque necessari investimenti per migliorare la qualità dell’aria e per contenere i costi sanitari.
La soglia massima da non superare, spiega l’OMS è di 20 microgrammi di PM10 per metro cubo, oltre questa densità si possono manifestare gravi problemi alla salute. Nella lista di 1100 città oltre a Ahvaz anche Ulan Bator, capitale della Mongolia con 279 microgrammi di PM10 per metro cubo e Sanadaj in Iran con 254 microgrammi; ma compaiono anche Quetta, Kampur e Gaborone capitale del Botswana.
Secondo l’OMS il massiccio inquinamento dell’aria è dovuto alla rapida e disordinata industrializzazione e all’uso di combustibili di scarsa qualità . Di contro in Canada e Stati Uniti si trovano le città con minore inquinamento: a Whitehorse nello Yukon si è avuta l’incredibile media annua di appena 3 microgrammi di PM10 per metro cubo, mentre a Santa Fe nel New Mexico, sono stati misurati 6 microgrammi per metro cubo, a Washington 18 microgrammi a Tokyo 23 microgrammi e a Parigi 38 microgrammi di PM10 per metro cubo.
Via | The Guardian
Foto | Flickr La città di Ahvaz

L’American Lung Association (ALA) ha rilasciato il suo rapporto annuale , lo stato dell’aria (SOTA) 2011, questo sottolinea quali città hanno un’aria meno inquinata per ozono e smog. Ecco lo classifica delle città che si sono distinte per avere l’aria più pulita.
10. Salinas, CA
9. Redding, CA
8. Amarillo, TX e Albuquerque, NM
6. Anchorage, AK
5. Honolulu, HI e Great Falls, MT
3. Tucson, AZ
2. Santa Fe-Espanola, NM
1. Cheyenne, WY
Via | Huffington Post

Se avete un giardino non potete evitare di piantarci un albero ecco cinque ragioni per farlo:
Via | Doyoupart
Foto | Flickr
Vi segnalo in alto l’intervista fatta da Mobilité durable a Roland Ries, senatore francese nonché sindaco di Strasburgo a proposito della mobilità sostenibile.
Di questa città abbiamo un immagine idilliaca e in parte è vero. Ma è vero anche che ci sono, come per molte altre città, notevoli problemi di mobilità urbana e extraurbana con conseguenze sull’inquinamento dell’aria. Perno della proposta del senatore è la progressiva riduzione del trasporto privato a favore del trasporto pubblico che per sua natura, però, sarà sempre in deficit.
Dunque Reis individua i tre ostacoli principali:
Soldi; cambiare la mentalità; la frammentazione dei sistemi di trasporto sul territorio.
La soluzione consiste in una gestione integrata del trasporto pubblico, ma la difficoltà maggiore consiste nel far comunicare le amministrazioni locali. Dunque Reis immagina un’autorità super partes in grado di tenere le fila del trasporto e con essa i costi e i ricavi. Se ci sarà maggiore trasporto pubblico allora si potrà intervenire per cambiare la mentalità dei cittadini e aiutarli a abbandonare il trasporto privato.
Tra i provvedimenti per controllare i livelli di PM10 nell’aria della Lombardia spicca quello del Comune di Saronno che ha imposto il limite di 30 km/h per il traffico urbano. Nel Canton Ticino, ma come amministrazione siamo in Svizzera, il PM10 non conosce confini e il limite è stato abbassato a 80 Km/h per il traffico extraurbano. A Brescia, invece sulla tangenziale, il limite è stato abbassato a 90 Km/h.
E in queste ore si sono accese le polemiche: da un lato i cittadini di Saronno sono inferociti perché contestano l’abbassamento dei limiti di velocità considerandolo inutile; dall’altro gli amministratori sono sotto torchio perché a causa dello smog l’Italia rischia una multa pesante dall’Europa.
Se la soluzione adottata porterà ai risultati sperati, ossia, l’abbassamento dei livelli di PM10 è ancora tutto da dimostrare, o meglio da sperimentare, come dichiara Giorgio Martini ricercatore CCR Ispra:
Per ciascuno di questi contributi ridurre la velocità può far scendere i livelli, ma per altri aumentare. È stato dimostrato che i veicoli Euro 5 ad esempio, andando a 30 all’ora, hanno emissioni di ossido di azoto come gli Euro 1 o 2. È anche vero che in un centro urbano, ridurre la velocità, passando da 50 a 30, la differenza non è poi così ampia. Parlare di benefici o meno, è molto complesso: andrebbe fatta un’analisi ma è difficile anche dare una risposta definitiva, anche perché siamo in un campo di ricerca di frontiera. È comunque un tentativo che andrebbe studiato.
Continua a leggere: Smog, contro il PM10 a Saronno il limite di velocità scende a 30 km/h

L’Europa ha deferito l’Italia (con Cipro, Portogallo e Spagna) per non aver rispettato le norme Ue in merito ai livelli di PM10 presenti nell’aria. La Commissione specifica che:
Il particolato fine (PM10) è presente soprattutto nelle emissioni inquinanti provenienti dall’industria, dal traffico e dai riscaldamenti domestici e può causare asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e morti premature.
Non avendo l’Italia adottato una politica di contenimento delle emissioni viene deferita alla Corte di Giustizia:
Su raccomandazione del commissario per l’ambiente Janez Potočnik.
Che vuol dire? Che se non ci adeguiamo alla norma europea 2008/50/Ce, ci sarà rifilata una multa salatissima. Secondo la norma gli stati membri si sarebbero dovuti adeguare entro il 2005 portando la concentrazione annua di PM10 a 40 microgrammi al metro cubo e a 50 microgrammi al metrocubo la concentrazione quotidiana che non deve essere superata oltre 35 volte in un anno di calendario.
E’ vero che è possibile chiedere un esenzione fino al giugno 2011 ma a patto che siano rispettate alcune condizioni quali:
Lo Stato membro deve dimostrare di aver adottato misure per rispettare gli obblighi entro il termine prorogato e di attuare un piano per la qualità dell’aria che preveda le misure di abbattimento pertinenti per ogni zona considerata per la qualità dell’aria. Le informazioni a disposizione della Commissione indicano che dall’entrata in vigore della normativa nel 2005 i valori limite per il PM10 non sono stati rispettati in diverse zone a Cipro, in Italia, Portogallo e Spagna. Per quanto tutti i quattro Stati membri abbiano chiesto la proroga, la Commissione ritiene che le condizioni per concederla non siano state rispettate per diverse zone non in regola e per questa ragione ricorre alla Corte di giustizia europea contro tali Stati membri.
Via | Press release Europa
Foto | Issnaf

Dando il benvenuto a Terra, il nuovo quotidiano ecologista che dedica un approfondimento alla pericolosità delle polveri sottili nelle metropoli, rispolvero la questione del Pm10, il killer silenzioso che uccide circa 8000 italiani all’anno, senza che nessuno se ne preoccupi. Diversi studi epidemiologici hanno accertato la correlazione tra le polveri di Pm10 e un incremento dei decessi dovuti a malattie cardio-repiratorie, quali infarti, ictus, casi di cancro al polmone.
Secondo i dati di uno studio dell’Apat e dell’Oms del 2006, che ha analizzato gli effetti a lungo termine dell’esposizione dell’essere umano alla polveri di Pm10, nelle città italiane il Pm10 è la causa della morte di circa 8 mila persone all’anno, stroncate da patologie croniche dell’apparato respiratorio o da improvvisi problemi del sistema cardio-circolatorio: tra i più colpiti, bambini ed anziani. L’inquinamento da polveri sottili uccide, eccome se uccide. Le polveri Pm10 sono molto sottili e rimangono nell’aria per diversi giorni: sono composte da alcune sostanze tossiche e cancerogene che non vengono filtrate dalle narici, finendo nei bronchi e arrivando negli alveoli.
D’altra parte, le stesse ricerche indicano anche il trend positivo, ovvero l’allungamento dell’aspettativa di vita direttamente proporzionale alla riduzione della concentrazione di Pm10: ad ogni riduzione di 10 microgrammi per metro cubo di Pm10, corrisponde un aumento dell’aspettativa di vita di circa sei mesi. Lo stesso dato, visto al contrario dovrebbe far scattare l’allarmismo generale e destare l’attenzione del mondo politico, affinché ci si attenga ai limiti di legge europei e si limitino le emissioni di Pm10, l’assassino a cui nessuno fa caso.
Foto | Flickr
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.