La Regione Veneto ha deciso di stoppare l’installazione di nuovi maxi impianti fotovoltaici su terreni agricoli fino al 31 dicembre di quest’anno. Restano in vigore le procedure di autorizzazione, invece, per i maxi impianti su tetti, aree dismesse, cave, capannoni, ecc. Il fermo che riguarda gli impianti con picchi di potenza superiori ai 200 kilowatt è stato approvato in seno alla Finanziaria Regionale e ha ottenuto 32 voti a favore, 16 astenuti e nessun contrario. Con l’ art. 4 della finanziaria 2011 sono state fermate anche le procedure di autorizzazione per i nuovi impianti a biomasse con potenza superiore a 500 kilowatt e gli impianti a biogas e bioliquidi con potenza superiore a 1 megawatt.
Da chiarire che dalla moratoria sono escluse tutte le richieste di autorizzazione presentate fino all’entrata in vigore della legge finanziaria.
Ha spiegato Massimo Giorgietti (Pdl), assessore ai avori Pubblici, Energia, Polizia locale e Sicurezza e artefice con la Lega dell’emendamento sulla moratoria al fotovoltaico:
La Giunta proporrà presto al Consiglio regionale uno stralcio del Piano energetico del Veneto sulle fonti rinnovabili ma nel frattempo bloccherà fino a fine anno nuove autorizzazioni per impianti fotovoltaici in terreno agricolo che abbiano picchi di potenza superiori a 200 kilowatt. Sui capannoni di zone industriali, su tetti e sulle costruzioni si potrà continuare a impiantare quanto fotovoltaico si vuole.
Via | Consiglio Veneto, Il Giornale di Vicenza, Regione Veneto
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Inaugurato a Martinengo (in provincia di Bergamo) un nuovo impianto di produzione di biogas dai rifiuti della filiera zootecnica lombarda. Realizzato con gli sforzi di dieci imprese zootecniche riunite nell’Agroenergie Bergamasche Sca, l’impianto prende i classici due piccioni con una fava.
Da una parte produce biogas, utile per produrre energia elettrica, dall’altra abbatte l’inquinamento da nitrati derivante soprattutto dalla gran quantità di letame prodotto dagli animali d’allevamento. Nitrati che, se non opportunamente trattati, rischiano di infiltrarsi nei terreni e andare a finire nelle falde acquifere.
La legge, però, è molto stringente sulle quantità di nitriti e nitrati presenti nelle acque potabili e, per tanto, questi residui chimici della decomposizione del letame potrebbero rendere inutilizzabili per l’uso umano molte falde. Ragionevole, per questo, la soddisfazione dell’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Giulio De Capitani:
Il Biogas in Lombardia non è solo un’energia, ma molto di più. Significa rispetto per l’ambiente, ma è anche elemento di grande sviluppo economico per le nostre aziende. La nostra regione è leader nazionale in questa tecnologia. Un settore con numeri importanti e in costante crescita: 90 sono gli impianti in funzione e oltre 120 quelli già programmati. Biogas e digestione anaerobica degli affluenti di allevamento sono un mezzo per assicurare un futuro ecosostenibile a una moderna zootecnia, contribuendo a garantire contemporaneamente il necessario rispetto dei parametri ambientali: la qualità delle acque, la qualità dell’aria e la stessa qualità del suolo
Soddisfatti anche gli allevatori che, oltre al latte e alla carne, adesso possono vendere anche un po’ di energia elettrica. In tempi di crisi della zootecnia, come questi, non è male.
Via | Regione Lombardia
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La notizia non è tanto che la Beetle Bio Bug, che è un automobile, è alimentata da metano ricavato dai liquami umani, ma che il biogas è disponibile in Inghilterra, a Bristol, per alimentare auto a metano.
Per alimentare un auto come la Bio Bug, e darle 10mila miglia di autosufficienza, occorrono i liquami prodotti da 70 famiglie di Bristol. Le acque reflue sono lavorate e trasformate nell’impianto della GENeco, società della Wessex Water specializzata proprio in questo genere di prodotto.
Mohammed Saddiq, direttore generale GENeco’s, si è detto fiducioso sul fatto che si possa ricavare metano in maniera industriale da fanghi di depurazione. L’obiettivo è usare il carburante come fonte di energia alternativa per i veicoli aziendali.
Il punto a sfavore, spiega Saddiq, è superare quella sensazione di schifo che hanno le persone che usano il biogas quando ne scoprono l’origine.

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.
L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:
Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto
Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.
Via | Agricoltura on web
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Legambiente lancia l’allarme: Palermo è in piena emergenza rifiuti, la discarica di Bellolampo è una bomba ecologica, ma nessuno ne parla. Per capire l’entità della crisi rifiuti nella discarica palermitana, infatti, basta leggere i numeri. Li riporta “La Sicilia”:
Secondo un calcolo dell’Amia, l’azienda che gestisce l’igiene ambientale, la sostanza fonte di inquinamento della falda acquifera, era nel sito di stoccaggio dei rifiuti, di 10 mila tonnellate nel novembre 2009. Ma il 17 maggio ha raggiunto quota 100 mila tonnellate. Altre 45 mila sono state rimosse
A spaventare, oltre alla quantità del percolato, il trend di crescita. Per questo motivo la Regione ha preso i primi provvedimenti, stanziando 12 milioni di euro ma, a detta di Legambiente, il problema sta al Comune di Palermo che in sette anni ha trasformato l’Amia (l’Azienda Municipalizzata Igiene Ambientale) nel solito carrozzone politico:
A Palermo i riflettori dovrebbero essere puntati direttamente sulla maggioranza di centro destra che qui governa da ben sette anni consecutivi e che ha trasformato l’Amia in un carrozzone clientelare fino a portarla al fallimento. Questa emergenza non è paragonabile a quella campana del 2007, dove esisteva un problema di capienza delle discariche, qui il disastro è frutto della totale incapacità gestionale di una società ormai in amministrazione controllata, e dei gravissimi errori venuti alla luce con la progettazione la realizzazione dell’ampliamento della discarica di Bellolampo attuati dalla stessa Amia
Continua a leggere: Emergenza rifiuti a Palermo, Legambiente: "Silenzio assordante sui media"
Tempo di novità per gli amanti dell’iPhone con un occhio alla sostenibilità: al Congresso Internazionale di Telefonia Mobile di Barcellona, tra le iniziative verdi sarà presentata The Leaf di Jivo, la prima custodia per iPhone completamente biodegradabile.
The Leaf di Jivo è una custodia per iPhone in materiale organico riciclabile al 100%, che può essere smaltito ed utilizzato come biogas o biomassa. The Leaf impiega da 1 a 5 anni per essere smaltita, mentre una normale custodia per iPhone in plastica o silicone impiega da 25 a 50 anni.
The Leaf è stato creato in Irlanda ed è lì che viene prodotto ed impacchettato alla velocità di 10.000 unità a settimana, con un ciclo di produzione a basso consumo. The Leaf costa circa 20 Euro al pezzo ed è una di quelle piccole cose che possono fare la differenza: pensate a quanti utilizzatori di iPhone ci sono e quanto ci vorrebbe a smaltire tutte le custodie in plastica, e a quanto meno ci vorrebbe se tutti usassero la custodia biodegradabile.
Che i rifiuti possano diventare una risorsa Ecoblog lo ha sempre saputo. Basta vedere alcuni dei post scritti sul tema, come Bioetanolo dai rifiuti, Produrre metano da rifiuti umani, e
Barcellona, la discarica esausta convertita in campi agricoli e in centrale per il bio-gas. Ora ne parliamo perché Legambiente ha scritto un dossier sulle potenzialità energetiche dei rifiuti organici.
Eccovi i punti salienti. Secondo il rapporto ISPRA più recente, nel 2006 abbiamo prodotto 5,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani biodegradabili. Il 76% di questo tipo di rifiuto è stato raccolto al Nord, e qui si trovano anche la maggior parte degli impianti per il compostaggio.
Impianti aumentati - da 215 a 237 - così come i quantitativi trattati: da 3.013 milioni di tonnellate a 3.185 - il confronto è sempre tra 2005 e 2006. Dati importanti che potrebbero crescere ancora: se la raccolta differenziata dell’organico fosse diffusa in modo capillare in tutta Italia, si potrebbero raggiungere le 9 milioni di tonnellate.
Questa enorme montagna di rifiuti si stima che abbia prodotto, nel 2006, circa 353,8 ktep di biogas. Un ktep, per intenderci, equivale a 1000 tonnellate di petrolio. All’incirca l’80% di questa produzione è stata fatta nelle discariche per i rifiuti solidi urbani. E secondo Legambiente si potrebbe fare - più o meno - sei volte tanto. Basterebbe seguire i migliori esempi europei, diffondendo su tutto il territorio nazionale l’integrazione della digestione anaerobica con il compostaggio. La potenzialità stimata da Legambiente è di 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno: il 10% circa della domanda di gas italiana del 2007.
Via | Legambiente
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L’Isola di Pasqua, ovvero la meta turistica che nasconde tanti misteri e che ogni anno è affollata da numerosissimi turisti, questa volta fa parlare di se non tanto per la sua originalità quanto per un progetto di sostenibilità energetica.
Un gruppo di scientifici di diversi paesi sta infatti pensando alla costruzione di una centrale di biogas, con sede sull’isola appunto, il cui fine è quello di risolvere i sempre più crescenti problemi legati ai rifiuti e per proporre un sistema di autosostenibilità energetica.
L’iniziativa al momento è in fase di studio, tuttavia è già stato depositato il progetto preliminare. Il costo dell’opera è di circa tre milioni di dollari (circa 2, 35 milioni di euro) e la sua realizzazione permetterebbe di risolvere numerosi problemi. Innanzitutto quello dei rifiuti, che ultimamente ha raggiunto proporzioni preoccupanti visto il numero sempre più crescente di turisti .
Continua a leggere: L'isola di Pasqua sarà totalmente ad energia rinnovabile
Buone notizie dal campo delle bioenergie: il letame suino è un’importante fonte di biogas. Questo gas produce energia per la rete elettrica nazionale, il teleriscaldamento o il riuso nelle stesse aziende agricole. Inoltre i resti della trasformazione diventano un sottoprodotto che può essere impiegato come compost per concimare o come fertilizzante agricolo, grazie all’azoto contenuto.
Esempi di utilizzo di questa fonte li troviamo in Veneto, dove sono già presenti 20 impianti a biogas, per un totale di 23 milioni di tonnellate all’anno di biomassa di cui 6,5 milioni solo di liquame, che producono quasi 45 milioni di metri cubi di biogas e una potenzialità degli impianti che supera i 15,5 MegaWatt elettrici.
Secondo gli esperti di Veneto Agricoltura affinché questo tipo di bioenergia sia ampiamente utilizzato sono necessari investimenti e leggi che consentano una semplificazione burocratica finalizzata a incrementare questo approccio alternativo all’approvvigionamento energetico, anche per le piccole aziende agricole.
Con Walter Ganapini all’assessorato all’ambiente regionale e la proverbiale inventiva dei napoletani era evidente che, questione di tempo, qualche idea geniale sarebbe sbucata fuori, per bonificare i terreni inquinati dalla diossina nel triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.
“Il Fondo del Dubai ci ha detto “dateci 3mila ettari e noi piantiamo la canna comune, l’Arundo Donax, per fare biogas”, ha spiegato Ganapini, secondo cui questa eventualità potrebbe verificarsi e non è da escludere che la parte organica recuperata anche dagli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) della Campania “si utilizzi su quei terreni, impiantando canne”.
“Ci sono evidenze in base alle quali la diossina, molecola complessa, in terreni poco contaminati può essere contrastata. Portando sostanze organiche - ha spiegato l’assessore Walter Ganapini - si riattiva e si arricchisce l’attività microbiologica dei suoli”.
Continua a leggere: Una canna salverà la Campania dalla diossina