Si chiama Noma, si trova a Copenaghen e secondo la classifica stilata ogni anno dalla rivista britannica Restaurant Magazine è il miglior ristorante al mondo. Il suo nome è un gioco di parole tra “nordisk” (Nordico) e “mad” (cibo) e il suo chef è René Redzepi.
Redzepi, a detta di chi si intende di slow food e difficilmente entra nei Mc Donald’s, ha fatto una piccola rivoluzione culinaria: ha preso l’antica cucina nordica, la ha ammodernata e ha realizzato un piccolo capolavoro per le papille gustative.
Tutto questo eliminando dal menù l’olio di oliva (sostituito con il locale olio di colza), il formaggio francese e italiano (sostituito con il locale skyr), le bistecche francesi o belghe (sostituite da quelle dei buoi muschiati danesi).
Continua a leggere: Noma, il miglior ristorante al mondo che serve cibo a filiera corta
La Conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti di Pachamama, volutamente conclusasi nella giornata mondiale della terra, ieri a Cochabamba in Bolivia, è destinata a far parlare di sè. Non soltanto per il numero incredibilmente alto di persone presenti (circa 20.000) tra rappresentati di popolazioni indigene provenienti da ogni parte del continente americano, studiosi, star, opinion leader e politici (non si può, in questo senso tacere, della presenza di Naomi Klein, autrice di “no logo”, Noan Chomsky, José Bové, Robert Redford e Susan Sarandon..) ma anche e soprattutto per alcune audaci proposte avanzate da Evo Morales.
Fortemente voluto dal presidente boliviano, di origine indigena, il vertice è stato sotteso dall’idea dell’urgenza di un cambiamento nelle politiche industriali, ecologiche e soprattutto nella spartizione delle risorse mettendo, come già altre volte, in dubbio l’attuale sistema economico. Soprattutto, però, la Conferenza ha espresso la volontà di porsi come alternativa all’inazione di Copenaghen e, quindi, come consesso in cui prendere decisioni importanti allo scopo di scongiurare l’ennesima sconfitta in quel di Cancun, a dicembre, quando i capi di Stato si riuniranno nuovamente per discutere dell’annosa questione dei cambiamenti climatici.
Tra le proposte avanzate, quelle che destano maggior scalpore sono certamente quelle che riguardano l’eventuale creazione di un tribunale per i crimini ecologici -e che sia particolarmente attivo contro le imprese ree di distruggere “il nostro passato e il nostro futuro” - e quella di un referendum su scala mondiale relativo al taglio delle emissioni di CO2.
Il 2009 è stato un anno pieno di parole e promesse a livello ambientale, conclusosi con il fallimento della conferenza internazionale di Copenaghen. A partire dalla classifica dei lettori di GreenMe, che hanno eletto Giulio Tremonti come personalità più influente in campo ambientale, chiediamo anche a voi su Ecoblog chi eleggereste come personaggio più influente per l’Ambiente del 2009 tra i 10 proposti.

Ogni anno Treehugger e Planet Green stilano la lista dei consigli più utili per coloro che scelgono la bici come mezzo di trasporto, per potersi muoversi sulle due ruote facilmente e sopravvivere al freddo senza problemi. Per il 2010 hanno affidato a Lloyd Alter, che vive e pedala a Toronto, la lista dei 42 suggerimenti andare in bici in inverno.
Se anche per voi la bicicletta è prima un mezzo di trasporto e poi uno sport, allora la prima cosa da fare è sentirsi comodi, per potersi muoversi facilmente come sull’autobus o a piedi, non importa quanti cm di neve ci siano là fuori. Pedalare a Toronto non è come pedalare a Copenaghen, e pedalare a Roma è già pericoloso con la pioggia, figuriamoci in caso di neve, ma Lloyd è pronto a fornire tutti i consigli necessari, dall’abbigliamento alle luci, alle manovre. Ognuno potrà adattarli alla propria quotidianità o suggerirne di nuovi.
Siccome l’inverno è ancora lungo, chi ha scelto la bici come mezzo per i proori spostamenti troverà davvero interessanti i consigli di Lloyd su come pedalare in libertà nonostante freddo e neve, senza dimenticare di consultare anche i consigli di Ecoblog sugli accessori per proteggersi dal freddo quando si va in bici di notte e di lasciarci i propri suggerimenti.
Foto | Flickr

Questo graffito, apparso a Londra nella notte del 20 dicembre, secondo quanto riporta il blog vandalog, è opera del graffitaro Bansky. Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, così come non saranno le tavole rotonde e gli incontri internazionali, come il fallimento a Copenaghen ha dimostrato, ma il messaggio del graffito è chiaro, e la foto bellissima.
Non sarà un graffito a salvare l’ambiente, ma ognuno, guardandolo, potrà rendersi conto della propria attitudine all’azione quando è ormai troppo tardi per cambiare le cose, così come il film The Age of Stupid racconta . Forse abbiamo bisogno di vederlo scritto in un graffito che annega nell’acqua. E comunque no, il riscaldamento globale non esiste, io non credo al Global Warming.
Foto | RomanyWg
Copenaghen è diventato Hopenaghen ed infine Nopenaghen con il fallimento, e ne abbiamo parlato, discusso, abbiamo commentato e cambiato il nostro stato in base alle speranze e alle sconfitte del vertice sui cambiamenti climatici. Ma quanto è costato questo condividere informazioni, foto e status sui social network? Un programmatore sostiene che le emissioni del solo Facebook siano troppe e che cambiando il linguaggio di programmazione, il social network potrebbe ridurle significativamente.
Secondo i programmatori che hanno sollevato la discussione su WebToolkit, riscrivendo Facebook in C++ 8attualmente Facebook è scritto in PHP), si potrebbero ridurre le emissioni, perchè Facebook ridurrebbe l’uso dei suoi server, passando da 30.000 a 7.500. Allo stesso modo si ridurrebbero anche le emissioni di CO2 di circa 49.000 tonnellate.
Non sono un programmatore, ma ridurre del 75% l’uso dei server semplicemente cambiando il linguaggio di programmazione mi sembra una previsione troppo ottimistica e una soluzione troppo facile per essere vera, ma se fosse davvero possibile solo riscrivere Facebook in C++ per emettere meno?
via | Treehugger
Foto | Flickr
Gli accordi che si vanno profilando, se mai saranno raggiunti, durante questo disastroso vertice di Copenaghen nulla avranno a che vedere con la lotta ai cambiamenti climatici. La bozza di accordo riscritta nella notte e che sarà presentata oggi, anche alla presenza del Presidente Obama (in alto il video del suo arrivo stamane a Copenhagen), guarda ai PIL dei vari paesi: Usa, Ue, Africa e Cina, vera testa d’ariete che sta conducendo i negoziati verso un accordo che preveda un abbassamento della soglia di emissioni di CO2.
In poche parole la Cina dice che va bene ridurre ma non troppo, o meglio, entro il limite tollerato dal loro PIL in vertiginosa ascesa. Concordo con la lettura data stamane da Il Foglio che scrive:
Oltre ai miliardi di dollari, in ballo ci sono punti di pil. I cinesi “sono i migliori negoziatori al mondo”, dice al New York Times Barbara Finamore, direttrice del Natural Resources Defense Council. Pechino, con la sua offerta di ridurre l’aumento del CO2 del 40-45 per cento per unità produttiva entro il 2020, si garantisce un ampio margine per far crescere la sua economia senza il problema emissioni. Nel frattempo, manovra l’Africa: la minaccia africana di abbandonare Copenhagen se non verrà preservato il Protocollo di Kyoto serve a sancire il principio che i paesi in via di sviluppo – Cina inclusa – non siano vincolati sul clima e siano risarciti finanziariamente per i danni passati delle nazioni industrializzate. Washington però, lavora a una norma per imporre tariffe contro chi non ha gli stessi standard ambientali americani.
E L’Europa? Spera di raccogliere le briciole e di rilanciare la sua economia attraverso le tecnologie verdi. Ma la chiave per comprendere sia la nostra posizione, intendo europea, sia quella dei paesi in via di sviluppo è in una frase del Presidente brasiliano Lula che ha dichiarato:
Se i cambiamenti climatici fossero stati una banca sul punto del crack, tutti, Usa e Europa, vi sareste affannati a trovare i soldi per salvarla.
Connie Hedegaard ha dato le dimissioni dalla sua carica di Presidente della Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici in corso a Copenaghen, lasciando le redini del vertice nelle mani del Primo Ministro danese Lars Lokke Rasmussen.
Dopo gli scontri tra i manifestanti fuori dal tavolo dei negoziati e gli scontri interni - “la Hedegaard è stata criticata apertamente dalle delegazioni africane di voler favorire la posizione dei paesi industrializzati” , scrive il Sole24Ore - chi crede alla decisione della Hedgaard di dare le dimissioni per fattori di “natura tecnica”?
Sembra evidente la difficoltà dei Capi di Stato a giungere ad un accordo, tra leader che non si presentano all’ultimo momento, come il premier cinese Web Jiabao e leader che scaldano le folle, come Chavez nel suo discorso, mentre fuori dal Bella Center ambientalisti e no global continuano a manifestare.
Foto | Flickr
Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, è intervenuto durante la conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen per illustrare progetti e progressi in ambito ambientale della pubblica amministrazione.
Zingaretti ha illustrato i risultati raggiunti dalla Provincia di Roma nell’ambito dei sette punti previsti dal Piano Provinciale Kyoto: l’ammodernamento delle reti idriche, lo sviluppo delle rinnovabili, la promozione della mobilità sostenibile, la pianificazione territoriale, la tutela della biodiversità, gli aiuti all’agricoltura, gli acquisti verdi della P.A.. Zingaretti ha inoltre presentato il progetto per il fotovoltaico nelle scuole e ha parlato dei bandi per finanziare progetti pubblici e privati della provincia.
“Siamo contenti di aver portato al vertice di Copenaghen un esempio italiano di buone pratiche in campo ambientale, presentando in una sede così prestigiosa le sette sfide e i primi risultati del Piano d’Azione Provincia di Kyoto lanciato dalla Provincia di Roma nello scorso febbraio“.
Questo il punto di vista del Presidente della Provincia, che ha elogiato gli sforzi della pubblica amministrazione, che nell’anno passato ha supportato l’incremento della raccolta differenziata finanziando 35 centri di raccolta, 4 impianti di compostaggio e ha acquistato 11.500 compostiere da distribuire in ordine sparso. Converrete con me che 11.500 compostiere saranno pure un investimento, ma non sono niente se si considerano gli abitanti della capitale e della provincia, tra le più popolase d’Italia. Questo era il punto di vista dell’amministrazione a Copenaghen, ma la cittadinanza la penserà allo stesso modo?
via | romanotizie
Alla fine della prima settimana della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen, Ecorazzi ha fatto il punto sull’apporto della musica all’evento, selezionando i 5 brani musicali più espressivi. Le canzoni, dirette ai leader mondiali chiamati a decidere per limitare le emissioni di CO2 e fermare i cambiamenti climatici, sono la voce di grandi artisti, di cittadini qualsiasi e di bambini, che hanno scelto la musica come forma di espressione.
Il brano che ho scelto per Ecoblog è Illusion, di Ida Corr e Simon Mathew, canzone ufficiale del WWF per il clima. I due artisti si esibiranno insieme a Copenaghen la sera del 16 dicembre, nella piazza del municipio, di fronte a leader e politici, provando a comunicare con loro attraverso le note e le parole di una canzone.