Vi starete chiedendo, leggendo il titolo, cosa c’entri l’energia prodotta da fonte eolica con la produzione di vino: apparentemente nulla, eppure, grazie ad una nuova tecnologia e ad un’idea brillante per lo sfruttamento di questa, ora tale connubio è possibile. Il progetto ingegneristico dell’aerogeneratore è stato messo a punto già qualche tempo fa da Frayne e Anse, due ricercatori tedeschi: in sostanza questi hanno costruito una particolare mini turbina senza rotore capace di produrre energia grazie alle piccole oscillazioni del vento; la turbina, per capirci, ha una struttura lineare ed è composta da una cinta tesa ai margini da due magneti che producono energia elettrica attraverso due bobine di rame.
La novità comunque, non sta tanto nella tecnologia (che è già stata presentata qualche anno fa), quanto nello sfruttamento di questa. Infatti, vista la versatilità e le scarse dimensioni della turbina, uno studente tedesco ha provato a testarla in un vigneto e presentare i risultati scaturiti dalla sua idea al concorso James Dyson Award, che ogni anno mette in competizione le migliori idee nel campo del design ingegneristico. Vista l’originalità, l’idea ha vinto il premio.
Ma perché tale progetto è stato ritenuto così interessante? La giuria lo ha premiato per il fatto che si è riusciti a dimostrare come sia possibile produrre energia pulita con la generazione distribuita, utilizzando aree adibite ad altri scopi senza intaccare il rendimento dell’attività principale ed anzi migliorandolo: insomma un vero esempio di sviluppo sostenibile a trecentosessanta gradi.
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Fra le nuove tecnologie ve n’è una che mi ha particolarmente incuriosito e che vorrei segnalarvi. Si tratta di un prototipo di turbina eolica dalla forma un po’ bizzarra (come si può vedere dalla foto somiglia ad una ruota da luna park), ma con un meccanismo tutto particolare. Con questo sistema, si apprende, si riuscirà a migliorare l’efficienza di resa degli aerogeneratori sino ad un valore di cinque volte. La particolarità (messa a punto dal professor Yuji Ohya del Research Institute for Applied Mechanics (RIAM) dell’Università di Kyushu) consiste in una sorta di lente che si applica alle tradizionali turbine eoliche: tale apporto ne migliorerebbe oltre che le prestazioni, anche la quantità di rumore prodotto.
Il segreto di questo meccanismo è da ricercarsi sul comportamento che la lente avrebbe nei confronti della turbina, un sistema che non sembra comunque particolarmente complesso. La lente infatti sarebbe capace di creare un’area di bassa pressione nella parte posteriore dell’aerogeneratore captando prima una gran quantità di vento all’interno di essa e aumentando di conseguenza la velocità di giri del rotore.
Secondo gli stessi ricercatori l’applicazione di questa miglioria potrebbe essere applicata a qualsiasi tipo di pala eolica, preferibilmente però ad asse orizzontale ed ovviamente di grandi dimensioni; tuttavia il miglior utilizzo potrebbe derivare dall’associazione con l’eolico offshore. Per il momento però si tratta soltanto di una sfida per il futuro o poco più, insomma ancora nessuna, seppur minima, indicazione sui presunti costi.
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In alto il video della litigata di Vittorio Sgarbi con il pubblico di Polignano a Mare, l’altro ieri, a proposito dell’eolico. Dunque Sgarbi è in tour per presentare il suo libro Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri. Ebbene, anche durante la sua presentazione, non perde l’occasione di scatenarsi contro le pale eoliche di cui è divenuto, da quando è stato eletto sindaco di Salemi, acceso nemico. Per Sgarbi le pale eoliche oltre a rappresentare uno stupro per il paesaggio significano affari della mafia. E da questo assioma i pugliesi si sono sentiti offesi. Perciò hanno risposto e la battaglia è divenuta insulto finché è degenerata, secondo quanto riferiscono le cronache, nel lancio di oggetti.
Fabiano Amati assessore regionale all’ambiente commenta:
E’ stupefacente che in piena crisi ambientale ci sia qualcuno che aggredisca le politiche innovative di economia verde, sull’infondato argomento dello sfregio paesaggistico, non accorgendosi che senza rinnovabili tra un po’ di decenni toccherà alla terra nel suo complesso la sorte distruttiva, altro che paesaggio.
E consiglia la visione di The age of stupid.

Arieccola una nuova stoccata dell’Autorità per l’Energia alle rinnovabili. Che colpa hanno le energie verdi, ossia secondo l’Authority fotovoltaico e eolico? In base al comunicato stampa emesso ieri sono una delle fonti responsabili dei prossimi aumenti in bolletta, già dal 1° aprile (e non è uno scherzo!) valutati del +3,9%, ossia pari a un incremento di euro 16,5 su base annua per la famiglia. Che cosa vuol dire? Secondo quanto vorrebbe far intendere l’Autorità, poiché stiamo vivendo un boom dell’espansione del fotovoltaico e dell’eolico e che queste due energie rinnovabili sono incentivate dallo Stato attraverso costi in bolletta elettrica, a causa della loro crescita, ci toccherà pagare di più a famiglia.
Dunque, se i costi in bolletta aumentano, sembra insinuare l’Authority, non credete che le rinnovabili non siano poi così convenienti come si dice? Non credete perciò che sia necessario avere centrali nucleari che ci dice il Governo, forniranno energia elettrica a più basso costo?
Il messaggio è sottile, ma si insinua come un worm nel portafoglio degli italiani. Ecco cosa scrive l’Autorità:
Le prolungate e forti tensioni dell’ultimo anno sulle materie prime energetiche hanno spinto al rialzo i prezzi di riferimento del gas che, dal prossimo aprile, aumenteranno del 2%. Per l’energia elettrica, l’incremento sarà del 3,9%: un + 0,9% è determinato dagli andamenti dei mercati, cui si aggiunge un +3% per l’incentivazione delle rinnovabili, finanziate attraverso la bolletta elettrica. Sugli aggiornamenti trimestrali delle bollette dell’energia elettrica e del gas, stabiliti dall’Autorità per l’energia, pesa quindi un duplice effetto: da un lato, la crescita ininterrotta delle quotazioni petrolifere dal gennaio 2009 (+ 45% negli ultimi 12 mesi e + 145% in due anni), con picchi di oltre 116 dollari al barile per il Brent, il greggio di riferimento nei mercati europei; dall’altro, sui prezzi dell’energia elettrica incide, in particolare, il finanziamento delle rinnovabili per complessivi 4,9 miliardi di euro, tra cui 1,4 miliardi di euro per i certificati verdi e 2,4 miliardi di euro per il fotovoltaico.
Facciamo i conti della serva? E facciamoli: se il finanziamento complessivo è di 4,9 miliardi di euro, perché: se sommo il finanziamento al fotovoltaico stimato in 1,4 miliardi di euro al finanziamento dei certificati verdi di 2,4miliardi di euro, ottengo come totale 3,8 miliardi di euro e non 4,9 miliardi di euro? Mi mancano 1,1miliardo di euro che non sono bruscolini e che finanziano le assimilate ossia gli inceneritori e il decomissioning del nucleare che di rinnovabile non hanno proprio niente.
Anche in Francia è partita una super campagna a favore del nucleare gestita da Areva (che estrae l’uranio in Nigeria). Il titolo è “L’epopea dell’energia” costo 15,5 milioni di euro per coprire cinema, tv, internet e giornali. Il frutto dell’amore verso l’atomo è nel filmato che vi segnalo su. Lo spot è stato ideato dal collettivo di artisti H5, scelto dall’agenzia Euro RSCG C&o. Il collettivo H5 ha ottenuto nel 2010 l’Oscar per Logorama nella categoria miglior cortometraggio. Lo spot racconta il nucleare, secondo la visione di Areva. Il sottofondo è funkytown.
Arnaud Gossement, portavoce di France Nature Environnement, ha spiegato le ragioni della collera contro lo spot di Areva:
E’ un esempio di disinformazione poiché fa apparire delle similitudini tra l’energia eolica, solare e quella nucleare. Il che fa credere, in maniera subliminale, che il nucleare sia un’energia rinnovabile, quando non è da mettere sullo stesso piano.
Continua a leggere: Anche in Francia la propaganda nucleare è a colpi di spot e spoof (contro Areva)

La Banca Mondiale esprime tutto il suo interesse per le energie rinnovabili. Almeno in Africa e Arabia Saudita. E annuncia che non finanzierà centrali nucleari. Ma andiamo per tappe e partiamo dalla conferenza stampa tenuta lo scorso 25 dicembre a Il Cairo.
Come riporta Fastcompany:
Alla conferenza stampa nella sede del Cairo della Banca Mondiale di sabato 25 dicembre Mohie Eddin ha detto che la banca sta valutando il finanziamento di un una rete per l’energia elettrica che colleghi i paesi dell’est dell’UAE nonché di progetti che colleghino Egitto, Arabia Saudita e Sudan, forse anche l’Etiopia, o il resto dei paesi occidentali. La Banca non finanzierà le centrali nucleari poiché non rientrano nelle politiche di finanziamento che sono rivolte alle energie rinnovabili come energia solare e energia eolica.
Ma si dice pure che la Banca Mondiale finanzi centrali a carbone . Però l’idea di puntare su fotovoltaico e eolico fa venire in mente, almeno riferito a quelle zone, un altro progetto simile, di cui spesso abbiamo parlato: DESERTEC. Che la Banca Mondiale, in qualche maniera ci stia facendo un pensierino?
Via | GreenProphet
Foto | World Bank-Flickr

Il Consiglio dei Ministri è impegnato in queste ore in una discussione particolarmente interessante sulle rinnovabili: abolire dal 2015 i certificati verdi. Ne parlavamo proprio in un post di ieri, dopo le denunce di Report a proposito del gioco della compravendita di certificati verdi e di energia che rinnovabile non è.
Riporta Via dal vento da Mf che saranno queste le novità:
Passaggio a un sistema di tariffa incentivata per tutte le fonti rinnovabili e un nuovo meccanismo più semplice per l’autorizzazione dei piccoli impianti. Sono queste le novità principali contenute nella bozza del decreto per l’attuazione della normativa europea 20-20-20 che sarà discussa oggi in consiglio dei ministri. Il provvedimento, con il quale il governo fissa meccanismi e criteri per raggiungere l’obiettivo del 17% del mix energetico complessivo da fonti rinnovabili entro il 2020, smantella il vecchio sistema dei certificati verdi, eliminati a partire dal 2015. È previsto però una sorta di periodo transitorio: tra il 2011 e il 2015 gli impianti che producono certificati verdi avranno diritto al ritiro dell’invenduto da parte del Gse, ma a un prezzo del 30% inferiore a quello fissato nel 2007. In ogni caso, dal 1° gennaio 2013 tutti i nuovi impianti saranno incentivati con il sistema feed in, con tariffe differenziate in base a fonte e potenza installata. Questo meccanismo sarà valido per gli impianti fino a 10 megawatt, mentre per quelli più potenti gli incentivi saranno assegnati con aste al ribasso, in cui i produttori dovranno contenderseli proponendo i progetti più efficienti. Per quanto riguarda il fotovoltaico, infine, entrerà nel regime disegnato dal decreto solo allo scadere del Nuovo conto energia, valido fino alla fine del 2013.
Gli stati generali delle rinnovabili si terranno il 9 dicembre e c’è da credere che non passeranno inosservati.
Foto | Flickr

A Report girano le pale. Nel senso che il servizio presentato ieri “Girano le pale” (qui il testo e qui il video) ha scandagliato quella che è la situazione dell’energia eolica e delle rinnovabili in Italia. Un botto di incentivi, connessioni con la criminalità organizzata e speculazione da parte di chi ha tanti soldi da investire. Ma gira che ti rigira quei soldi finiscono nelle tasche dei soliti noti. Soldi che sborsiamo noi mortali consumatori per non avere in cambio nulla se non le bollette più care d’Europa. E la nuova idea di rientrare nel nucleare, energia sporca, vale la pena ribadirlo, probabilmente porterà alle stesse disastrose conseguenze: bollette elettriche ultra stellari, come già denunciato da Confindustria.
Spiega Milena Gabanelli:
Abbattere le emissioni di CO2. Il 17% deve venire da li. Questa energia viene incentivata dallo stato. In 20 anni al fotovoltaico sono stati dati 20 miliardi. Ma quando si è scoperto che il meccanismo degli incentivi era un affare ci si sono buttati un po’ tutti. Per potenza installata siamo davanti a Giappone e Stati Uniti. Ma siamo sempre indietro e non siamo tra i primi paesi con fonti rinnovabili. Cosa non quadra?
Intanto gli incentivi alle rinnovabili li paghiamo noi consumatori in bolletta e secondo il Sottosegretario Stefano Saglia possiamo anche sapere quanto, controllando la voce A3 in fattura. Ma io ho controllato la mia bolletta Enel e della voce A3 non c’è traccia. Alle rinnovabili vanno più di 3 miliardi di euro, mentre 500milioni di euro sono ancora per il decommissioning del nucleare.
Continua a leggere: Report RaiTre, eolico e rinnovabili manna per la speculazione
La storia è questa: secondo la Corte di Cassazione, così come riferisce Stato Quotidiano, le Regioni:
Non possono indicare i luoghi” nel territorio dove “non è possibile costruire gli impianti eolici”, dato che “il loro corretto inserimento” (vale a dire installazione) deve seguire le disposizioni dettate dalle linee guida nazionali. Dunque del Governo.
Insomma, secondo la Consulta non sono né la Regione Puglia né gli assessori competenti a dover decidere dove non vadano installati gli impianti eolici e neanche gli stessi comuni. In precedenza il rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’installazione degli impianti eolici rientrava sotto il Prie, Piano di realizzazione degli impianti eolici. Tale passaggio si era reso necessario, perché mancavano le linee guida nazionali, approvate appena lo scorso settembre.
La sentenza della Consulta viene fuori dopo che la società Farpower Srl era entrata in contenzioso con la Regione Puglia avendole negato i l’autorizzazione per la realizzazione di un parco eolico.
Foto | Corte di Cassazione
Sul sito Via dal Vento, spazio web della lobby italiana anti-eolico (che in gran parte coincide con quella pro-nucleare), si riporta una notizia molto interessante: a Castelguidone, in provincia di Chieti, il sindaco spinge per la costruzione di un parco eolico da dieci torri per 20 MW totali in modo da poter pagare con le compensazioni ambientali, tra le altre cose, anche una ulteriore maestra da inserire nell’organico della scuola comunale.
La cosa non è piaciuta al locale comitato del no all’impianto eolico che reputa quella del sindaco una strumentalizzazione per far passare per buono il parco:
I soldi dell’eolico non sono necessari alla locale scuola primaria, perche’ a Castelguidone ci sono diversi insegnanti in pensione pronti a fare lezione gratis. E cosi’ l’ultima trovata del sindaco Cicchillitti, quella di utilizzare parte dei proventi della centrale eolica per pagare un’altra maestra si sgonfia. Per gli insegnanti in pensione l’operazione del sindaco e’ chiara: strumentalizzare la questione eolico, spacciandola come la soluzione a tutti i mali del paese, dallo spopolamento all’istruzione
Continua a leggere: Eolico per pagare le maestre? La storia di Castelguidone in provincia di Chieti