
Secondo un rapporto presentato dall’IPCC nel 2017 l’Europa raggiungerà la grid parity tra fotovoltaico e energia prodotta da fonti fossili. Secondo Sven Teske autore della ricerca Special Report on Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation l’unica cosa che poterebbe impedire al fotovoltaico di produrre quanto i combustibili fossili è la politica degli incentivi.
Ha detto Teske direttore per le fonti rinnovabili di Greenpeace international a Euractiv che sulla base delle attuali tendenze di Spagna, Italia, Francia e Germania, si aspettava che òla grid parity fosse raggiunta già nel 2015. Nel complesso però la Ue potrebbe raggiungerla nel 2017:
Pertanto esortiamo i governi a non cambiare la loro politica. Ci siamo quasi e quello che ci serve è una politica tariffaria stabile.
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I cittadini dell’Unione europea chiedono più misure per risparmiare energia e ridurre il costo della bolletta. I risultati sono emersi da un sondaggio commissionato dal Parlamento europeo in cui i cittadini hanno chiaramente espresso interesse per la riduzione del consumo di energia, a patto, però, che vi siano incentivi per le spese di ristrutturazione energetica dell’abitazione o acquisto di una vettura ecologica.
L’indagine, è stata effettuata lo scorso febbraio e ha visto intervistati, faccia faccia, 26.836 europei. E dunque se l’80% si dice d’accordo nel voler risparmiare energia però poi non si trova accordo sul come. Infatti , forse a causa della crisi economica, solo il 19% ha investito nell’isolamento dell’appartamento in cui vive e solo il 6% ha acquistato una vettura ecologica. Tra gli europei che hanno investito maggiormente nella ristrutturazione energetica della casa ci sono i cittadini di Estonia, Slovenia e Slovacchia (tra il 35% e 40%).
Tra le misure pratiche adottate per diminuire il costo della bolletta energetica, il 47% indica di usare i contatori intelligenti per misurare i consumi; due quinti degli intervistati prevede riduzioni fiscali per incentivare il risparmio di energia e il 36% vorrebbe più concorrenza tra i fornitori di energia. Quasi tutti hanno dichiarato di voler ricevere fatture scritte in maniera più semplice e chiara cos’ da essere aiutati nel controllo del consumo.
A proposito di reti integrate il 59% degli europei intervistati crede che siano necessarie per ridurre i costi; per incoraggiare una migliore utilizzazione dei vari tipi di energia (47%), e rendere più sicura la consegna (35%).
Via | Fondazione sviluppo sostenibile, Europarl
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La cancelliera tedesca Angela Merkel progetta incentivi per le auto elettriche. Lo rivela Bild, secondo cui il governo tra qualche settimana potrebbe annunciare lo stanziamento di 3,8milioni di euro da spalmare tra il 2012 e il 2014.
Attualmente le auto elettriche sono solo lo 0,005% delle vetture circolanti in Germania, troppo poco! commenta Bild. L’obiettivo è portare sulle strade 1 milione di vetture elettriche entro il 2020. Tra i benefit anche la detassazione per dieci anni, l’abbassamento delle imposte per le vetture usate come auto di servizio e l’acquisto di migliaia di auto anche per tutto l’apparato pubblico.
Secondo molti analisti saranno creati anche 30mila nuovi posti di lavoro.
Via | Bild, Puregreencars
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Il decreto ammazza rinnovabili sta mietendo le prime vittime della crociata anti green economy messa in atto dal Governo: perdono il lavoro centinaia di persone. Il che non deve sembrare demagogia ma la cruda realtà oltre ogni filosofia del “chiagne e fotte”. In alto il video degli “speculatori” che denunciano i tagli che subiranno. Le associazioni, intanto, chiedono di dialogare con il Ministro Romani per provare, se non a raddrizzare la situazione, a mettere quanto meno una pezza.
Una premessa è però necessaria: il settore necessita certamente di ordine, di revisione del sistema incentivi, ma la scure calata dal Ministro per lo Sviluppo, oltre a essere repentina (appena tre mesi fa l’approvazione del nuovo Gse) reca incertezza, non avendo definito le nuove tariffe fino al 31 maggio prossimo. Anzi affonda il coltello nella piaga Romani quando annuncia che tra un paio di settimane renderà note le tariffe. L’incertezza è sui mercati il più potente deterrente che esista.
Spiegano attraverso un comunicato stampa le associazioni Anev, Aper,Assosolare, Assoenergie Future, Gifi e Ises Italia:
Il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti previsti e molte aziende si ritrovano improvvisamente con i loro investimenti a rischio, circostanza che coinvolge decine di migliaia di posti di lavoro e impedisce la creazione di nuove opportunità occupazionali (stime accreditate riportano che oggi in Italia un nuovo posto di lavoro su tre è nella green economy). Questo, proprio quando la Commissione europea presenta una Roadmap che prevede di portare dal 20% al 25% la riduzione delle emissioni di gas serra nel 2020.
Dopo il salto i punti della revisione proposta dagli “speculatori” della green economy.
Il Governo congela i nuovi incentivi (probabilmente al ribasso) al fotovoltaico. Con il decreto Romani varato ieri, a cui manca però la firma del Presidente Napolitano, infatti, le nuove tariffe, per chi installa un impianto oltre il 31 maggio 2011, saranno comunicate a aprile e ratificate a giugno. Salta il tetto degli 8mila MW.
Questo stato di incertezza sugli incentivi sta causando gravi problemi agli operatori del settore. Aper, Assosolare, Asso Energie Future e Gifi si sono riuniti oggi con grande urgenza per chiedere al Presidente Napolitano di non apporre la sua firma al decreto legislativo perché:
getta il settore delle rinnovabili nell’incertezza, aprendo la strada a una crisi che non si fermerà alle aziende del fotovoltaico e dell’eolico.
Che le rinnovabili, fotovoltaico e eolico in primis, si prestassero alle speculazioni (anche delle mafie), lo avevamo già detto. Ma avevamo anche scritto delle picconate del Governo agli incentivi e non per natura morale ma per la necessità economica di sostenere il rientro del nucleare in Italia. Dunque non si capisce bene se il decreto voluto dal Paolo Romani ministro per lo Sviluppo serva più a ridimensionare lo sviluppo delle rinnovabili, piuttosto che a regolamentare e soffocare la speculazione.
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Ieri Stefania Prestigiacomo, ministro per l’Ambiente dichiarava che gli incentivi al fotovoltaico non si toccano e che non sarà neanche preso in considerazione il tetto da 8000 MW. Anzi ha difeso gli incentivi in bolletta definendoli i meno cari in Europa (si si avete letto bene) dichiarando:
E va chiarito che la bolletta energetica degli italiani non è più elevata che altrove per gli incentivi alle rinnovabili. Gli incentivi per il solare pesano sulla bolletta meno che il Cip 6 ed il decomissioning nucleare. In Germania gli incentivi per le rinnovabili arrivano ad incidere sulla bolletta fino al 10% da noi fra il 3 e il 5%. Le rinnovabili e tutta la filiera che ruota attorno allo sviluppo sostenibile sono già oggi una realtà produttiva e occupazionale che da lavoro a decine di migliaia di addetti, ma sono soprattutto la scommessa sul futuro che l’Italia non può perdere. Andremo avanti con le rinnovabili e andremo avanti col nucleare. Non c’è contrapposizione: l’Italia ha bisogno di entrambe queste fonti di energia se vuole un futuro di sviluppo sostenibile.
Paolo Romani ministro per lo Sviluppo e sostenitore del decreto taglia incentivi alle rinnovabili invece le ha risposto oggi dagli studi di UnoMattina su RaiUno dichiarando:
Siamo sicuri di voler spendere 35 miliardi per fabbricare 8 mila MW di fotovoltaico? E’ una decisione di carattere politico, possiamo decidere che questo sia l’obiettivo del Paese. A me interessa stabilire il principio che tutti i cittadini italiani debbano essere consapevoli di questo costo. Oggi ci sarà una riunione con gli altri ministri, la ministra Prestigiacomo, con il ministro Galan, per decidere complessivamente i provvedimenti che porteremo domani in consiglio dei ministri e io penso che troveremo sicuramente un’intesa.
Secondo Asso Energie Future lo sviluppo dell’energia solare costerà 1,7 euro a italiano famiglia in bolletta elettrica. Il dato smentisce (qui la torta corretta) evidentemente quanto sostenuto nella valutazione dei costi delle rinnovabili fatte dal GSE, in cui si prospetta una stangata sulle bollette a causa dell’alto costo degli incentivi. Inoltre, l’obiettivo di avere 8000 megavatt installati entro il 2020 è mediocre, basti pensare che la Germania punta a installare 52.000 megawatt e a oggi ha installato 18.000 megawatt.
Ebbene, ecco la voce dell’altra campana, ossia quella di Massimo Sapienza presidente di Asso Energie Future, associazione di categoria, evidentemente, che nella conferenza stampa Verità solare i numeri del fotovoltaico in Italia tenuta al Senato assieme a Grid parity Project, Francesco Ferrante senatore Pd e Rossella Muroni di Legambiente, ha presentato al sua versione dei conti: ossia che entro il 2020 il fotovoltaico porterà nelle casse dello Stato circa 50miliardi di euro e ingloberà tra i 210 mila e i 215mila nuovi addetti nei prossimi 9 anni per un costo globale di 1,7 euro per italiano famiglia. Solo rosee proiezioni o proprio dati di fatto?
Dunque, già subito si potrebbero risparmiare 3milirdi di euro se tutto il papocchio delle assimilate fosse estrapolato dalle rinnovabili, come sostiene Fancesco Ferrante, tra i relatori della conferenza:
Tra gli oltre 3 miliardi di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette elettriche degli italiani nel 2010 vi sono ben 285 milioni che sono destinati all’eredità nucleare; oltre 1,2 miliardi di euro per il famigerato CIP6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, un incentivo al fossile in verità. Inoltre sono da conteggiare le agevolazioni che riguardano le Ferrovie dello Stato, e che lo scorso anno ammontavano a 355 milioni di euro. Tutti oneri, questi, che più correttamente dovrebbero essere sostenuti dalla fiscalità generale, e non in proporzione ai consumi elettrici.

Qualche giorno fa il GSE ha pubblicato la Relazione sul mercato delle rinnovabili. Ebbene il documento dopo 56 pagine di analisi e conti mette sull’avviso a proposito del costo degli incentivi, specie al fotovoltaico. In sostanza, spiega il GSE che andrebbe rivisto il sistema di incentivazione, tra i più remunerativi al mondo perché questo farà lievitare inesorabilmente i costi della bolletta elettrica degli italiani.
Scrive, infatti, il GSE:
Rischiano dunque di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilità economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori; ciò suggerisce una necessaria rivisitazione del complesso degli stessi meccanismi. Al fine di attenuare l’impatto che tali costi determinano sulle bollette di famiglie e imprese e rendere le incentivazioni maggiormente efficienti, appare opportuno intervenire urgentemente.
Ecco dunque arrivare un comunicato congiunto di Greenpeace, Legambiente e WWF che precisa che nei conti del GSE si includono nelle spese anche le fonti assimilate A3, ossia gli inceneritori, e scrivono:
Una campagna miope e strumentale per almeno due motivi: 1) L’impatto macroeconomico e occupazionale dello sviluppo delle rinnovabili è rilevante e fa sì i maggiori costi abbiano effetti netti positivi, oltre che sull’ambiente, anche sull’economia (da 23 a 27 miliardi di euro al 2020 secondo lo studio IREX 2010); 2) Tutto il mondo sta investendo sulle rinnovabili, mentre gli investimenti sulle altre tecnologie sono in caduta libera.
Numeri da capogiro quelli che si registrano in Germania per il lavoro generato dalle energie rinnovabili. Secondo un recente studio infatti, realizzato dal Ministero tedesco dell’economia e della tecnologia in collaborazione con l’Istituto di ricerca sulle strutture economiche (GWS), alla fine del 2009 si è raggiunta quota 340.000 occupati. Il dato, se si guarda indietro di appena cinque anni, è più che raddoppiato.
Il settore con più lavoratori è quello delle biomasse che sino allo scorso anno è stato capace di dar lavoro a 128.000 persone, seguito dall’eolico che con 102.100 lavoratori ha fatto registrare un aumento del 60% per lo stesso periodo. L’energia solare invece ha più che triplicato (+221%) il dato del 2004, arrivando a 64.700 addetti. La crescita maggiore è stata comunque quella del geotermico: infatti con un aumento del 706% è stata raggiunta la cifra di ben 14.500 addetti. Come commentare questi numeri?
Che si tratti di cifre da capogiro c’è poco da obiettare; detto ciò potrebbe risultare interessante fare un parallelo fra la situazione italiana e quella tedesca. Dal paragone infatti emerge chiaramente il peso della diversa linea politica che negli ultimi anni i due governi hanno intrapreso in tema di green economy.
Il ministro cinese per la Scienza e la Tecnologia Wan Gang, quello che ha appena stretto un accordo con l’omologa italiana Stefania Prestigiacomo, ha annunciato che il gigante asiatico produrrà entro il 2020 un milione di auto completamente elettriche l’anno.
Wan Gang ha anche aggiunto che, essendo ormai la Cina il maggior mercato dell’auto nel mondo, lo sviluppo della mobilità sostenibile avrà un ruolo chiave. Attualmente in Cina si vendono circa 9 milioni di automobili ogni anno, quindi il traguardo del milione di veicoli elettrici non è affatto indifferente.
Da questo punto di vista va notato lo sforzo complessivo del governo cinese che, seppur in un numero limitato di grandi città pilota, mette a disposizione un incentivo da 60.000 yuan (oltre 6.000 euro) per l’acquisto di auto completamente elettriche.
Le città in questione sono: Shanghai, Changchun, Shenzhen, Hangzhou e Hefei. Il resto della Cina sta a guardare ma, tutto sommato, l’impatto che può avere la produzione di un milione di auto elettriche ogni anno sul mercato globale e sull’industria dell’auto (e soprattutto delle batterie elettriche) si sentirà assai probabilmente anche nel vecchio continente e negli Stati Uniti.
Via | Xinhuan News
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