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Consumo di carne e allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

pubblicato da Marina

Allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

Su Ecoblog abbiamo spesso scritto di come il consumo di carne sia legato ad uno sfruttamento delle risorse piuttosto pesante per il nostro ecosistema. Abbiamo anche invitato a non mangiare carne, derivati e pesce per una volta a settimana, come contributo e in fondo piccolo sacrificio a contenere i consumi e dunque lo spreco di risorse.

Ebbene mi scrive il buon caro dottor Costa, Clayco, veterinario che punto per punto ribatte che non sono gli allevamenti intensivi una delle cause del global warming, nè dell’inquinamento, nè di ogni sfruttamento di risorsa. E’ giusto, ovviamente dare voce anche all’altra campana. Punta il dito Costa contro Carrello della spesa virtuale, l’iniziativa del WWF in cui attraverso la simulazione di una spesa tipo, è calcolata l’impronta ecologica di un nucleo familiare.

Spiega nel suo articolo, tra l’altro pubblicato su Climate Monitor che è sbagliato accusare gli allevamenti di essere fonte di emissioni di metano, gas serra, che contribuisce al riscaldamento del Pianeta, perché:

Il metano zoogenico non determina ulteriore riscaldamento perché non si accumula in atmosfera, ma è in ciclo, quello di oggi sostituisce quello di 4-12 anni fa senza alterare la concentrazione globale quindi senza provocare ulteriore riscaldamento. Mentre se lo si trasforma in CO2 equivalente si incorre nell’errore di valutare come aggiuntiva la CO2 equivalente e quindi causa di riscaldamento. Lo stesso vale per il protossido di azoto zoogenico che è sempre in ciclo anche se la sua lifetime è più alta e si accumula, però il protossido di azoto proviene dalle fonti azotate nell’ordine del 2% sull’azoto presente siano essi concimi minerali o reflui zootecnici. Gli agricoltori che utilizzano i reflui zootecnici correttamente non usano i concimi minerali quindi nulla cambia per le emissioni di protossido in atmosfera. Inoltre, sempre secondo l’IPCC. il GWP va preso in considerazione per 100 anni e non per 20 come fa il WWI e tanti altri, perchè si presume che il CO2 abbia un’azione riscaldante per 100 anni che è il tempo di accumulo medio del CO2 in atmosfera secondo l’IPCC, se invece fosse 20 anni l’accumulo medio del CO2 le proiezioni di riscaldamento a fine secolo dovrebbero essere molto più basse.

Il resto dell’intervento dopo il salto.

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Secondo l'Aspo il 2010 potrebbe essere l'anno più caldo della storia

pubblicato da Peppe Croce

Secondo l'Aspo il 2010 potrebbe essere l'anno più caldo della storia

Ugo Bardi, presidente di Aspo Italia, torna alla carica contro i negazionisti del clima. E rilancia: il 2010 potrebbe passare alla storia come l’anno più caldo da quando si fanno le rilevazioni.

Secondo Bardi, infatti

i primi quattro mesi del 2010 si prefigurano come parte di quello che potrebbe essere l’anno più caldo della storia, da quando si fanno misure di temperatura. La cosa si sta facendo preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a un minimo storico dell’attività solare - se il riprende a salire, cosa succede?

Il problema, però, è che in Europa questo riscaldamento non si avverte a causa, continua Bardi, di una fluttuazione artica che sta portando mal tempo e temperature sotto la media stagionale:

Come vedete nel diagramma in alto a sinistra, c’è una striscia blu di raffreddamento che parte dalla Cina e arriva fino agli Stati Uniti. Chi vive in questa zona, incluso noi, ha difficoltà a rendersi conto della situazione. Nel resto del mondo, invece, ci sono delle zone, come il Canada, dove abbiamo sei gradi in più rispetto alla media stagionale. Non oso pensare cosa potrebbe succedere se avessimo temperature del genere qui da noi

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Parlamento europeo: altri sconti per i grandi inquinatori

pubblicato da Peppe Croce

Europarlamento: altri sconti per i grandi inquinatori

Gli interessi della grande industria dell’energia, quella delle centrali termoelettriche alimentate a combustibili fossili, trovano un buon amico nel Parlamento europeo.

E’ di ieri pomeriggio, infatti, la notizia che la Commissione Ambiente dell’Europarlamento ha dato l’ok alla proposta di posticipare di tre anni l’entrata in vigore di limiti più stretti alle emissioni per le centrali elettriche.

La nuova scadenza temporale, adesso, viene portata alla metà del 2019 e, tutto sommato, è andata bene: il Consiglio chiedeva di posticiparla ulteriormente. Le nuove scadenze, afferma la Commissione Ambiente dell’europarlamento, serviranno agli stati membri per mettere in atto i “Piani nazionali di transizione”.

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IJF: Copenhaghen, cambiamenti climatici, comunicazione ed informazione

pubblicato da Admin


C’è spazio anche per i temi ambientali al Festival del Giornalismo di Perugia. Nella giornata di oggi il panel discussion dal titolo “Ambiente e Nuova Ecologia”, nonostante le defezioni di Leo Hickman del The Guardian e Fred Pearce di New Scientist, entrambi bloccati in Inghilterra dalla nube di cenere del vulcano Eyjafjallajökull, si è rivelato comunque capace di fornire spunti notevoli. Era impossibile non partire dai temi della Conferenza di Copenaghen. Antonio Cianciullo, di Repubblica, ha sottolineato l’errore politico che ha contribuito a diffondere l’idea di aver assistito ad una “flopenhagen“. Secondo il giornalista non era realistico porre come obiettivo quello di un accordo operativo, ma nella capitale danese si è comunque assistito ad un avanzamento della presa di coscienza generale dell’opinione pubblica sul tema del riscaldamento globale. Il riferimento è alla grande manifestazione che ha fatto da contorno alla conferenza, una tale attenzione è paragonabile solo “all’obiettivo di fermare la guerra e promuovere la pace“. C’è da sperare che gli esiti di questa lotta non siano ugualmente fallimentari.

Cianciullo ha le idee chiare anche sul climagate che attribuisce alla furbizia delle lobby. Inconcepibile porre quello che appare un problema di “censura nella comunicazione interna” fra scienziati: nella corrispondenza di chiunque di noi, se resa pubblica, si potrebbero trovare messaggi sconvenienti. La vicenda ha comunque mostrato un limite del rapporto Ipcc, ma questo è stato strumentalizzato oltremodo: l’affermazione sul presunto scioglimento dei ghiacciai himalaiani in 35 anni è risibile, un errore macroscopico, ma non si può delegittimare un lavoro di 3000 pagine che contiene migliaia di dati scientifici per una singola topica. L’unica ospite straniera presente, Alice Audouin, autrice del libro “Emelie, ecologista in carriera“, un pamphlet contro l’approccio facilone delle imprese all’ecologia e allo sviluppo sostenibile, pensa che stia succedendo qualcosa di simile anche in Francia dove le posizioni degli scettici sul climate change trovano sempre maggiore spazio sui media e stanno diventando “di moda” nei settori più conservatori della società.

I limiti, secondo la Audouin, degli ecologisti sono atavici: lo snobismo (”noi abbiamo ragione, siamo i buoni perché ci preoccupiamo dei destini del pianeta“) che rende le persone non informate sui problemi ambientali ancora più diffidenti di fronte ad un messaggio che vuole imporre un cambiamento radicale, oltre che nelle condotte delle grande imprese, anche nelle abitudini di vita dei singoli. Fabio Tamburini, giornalista del Tg5, si mostra sfiduciato rispetto alla possibilità che un telegiornale possa svolgere un ruolo di fattiva informazione sui temi ambientali: l’unico elemento che suscita l’interesse delle redazioni sono le emergenze del microclima (alluvioni, frane) e la rappresentazione della tragedia. Senza vittime le notizie che hanno un risvolto ambientale, comprese quelle sul dissesto idrogeologico, vengono totalmente ignorate. La frana che non investe nessuno “non esiste” nell’informazione mainstream.

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Parlamento, brutte notizie per clima e caccia: ok alla mozione anti Kyoto e alla caccia no limits

pubblicato da Peppe Croce

Brutte notizie dal Parlamento per clima e animali

Non è stata una buona giornata, quella di ieri, per l’ambiente e gli animali: in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, due votazioni hanno inferto un duro colpo alla lotta al cambiamento climatico e alla tutela degli animali selvatici.

La prima è quella dell’aula del Senato, che ha approvato la famosa mozione dei senatori anti Kyoto, presentata dal senatore D’Alì, che chiedeva al Governo di impegnarsi in favore della riorganizzazione dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) e della sostituzione dell’Accordo Europeo sul 20-20-20.

Dall’opposizione, che hanno tacciato la maggioranza di negazionismo climatico, è stato chiesto di adeguare la posizione dell’Italia a quella giustamente preoccupata degli altri grandi Paesi del mondo, rispettando l’Accordo e mettendo in atto politiche nazionali coerenti con i suggerimenti europei. La mozione D’Alì, però, è passata con 137 voti favorevoli, 112 contrari e un astenuto.

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Clima Gate, dall'Ue fiducia agli scienziati. E si inizia a parlare delle emissioni dell'agricoltura

pubblicato da Peppe Croce

L'Ue difende gli scienziati dell'Ipcc

L’ufficio stampa dell’Unione europea ha diffuso oggi il documento di sintesi contenente le conclusioni del Consiglio sul vertice di Copenhagen dello scorso dicembre. Si tratta, in pratica, di un sunto delle principali posizioni dell’Unione in fatto di cambiamenti climatici e obbiettivi a medio-lungo termine per ridurre il riscaldamento globale.

Che a Copenhagen non si sia ottenuto un granché ormai lo sanno tutti. Interessante, però, la lettura della posizione comune europea su alcuni argomenti, specialmente sul “clima gate“. Bruxelles, in buona sostanza, difende gli scienziati dell’Ipcc ed esprime la sua fiducia nel loro lavoro confidando che i piccoli errori fatti possano essere presto corretti. Nel testo, infatti, si legge che il Consiglio

PONE IN RILIEVO il suo pieno e costante sostegno al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) che, grazie alle sue solide ed efficaci valutazioni scientifiche sul cambiamento climatico contribuisce all’approfondimento della nostra comprensione del cambiamento climatico; PRENDE ATTO del fatto che è stato segnalato un numero ristretto di imprecisioni; È CONVINTO che l’IPCC offra la più autorevole e completa procedura di valutazione delle conoscenze scientifiche esistenti in materia di cambiamenti climatici; in tale contesto, SI COMPIACE delle iniziative intese a riesaminare le procedure interne del IPCC per i suoi futuri lavori

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I Senatori anti Kyoto

pubblicato da Peppe Croce

Nove senatori contro Kyoto

Nove Senatori della Repubblica tornano alla carica e chiedono di dichiarare decaduto l’accordo europeo sul 20-20-20, cioè il cosiddetto “Pacchetto clima“. I Senatori in questione portano i nomi di Antonio D’Alì (primo firmatario), Valerio Carrara, Andrea Fluttero, Cosimo Izzo, Vincenco Nespoli, Guido Possa, Cosimo Sibilia, Sergio Vetrella, Guido Viceconte.

Sono tutti e nove del Pdl, e il documento con il quale chiedono che l’Italia abbandoni la lotta al cambiamento climatico è l’Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00248, in pratica una mozione con delle richieste al Governo.

Non è affatto la prima volta che i Senatori del Pdl tentano di affondare le politiche di riduzione delle emissioni di CO2. Ci avevano già provato l’anno scorso e, allora, furono in 39 a firmare. Questa volta i Senatori negazionisti, i cui santini sono riportati nella gallery a futura memoria, prendono spunto dal recentissimo “Clima gate” e chiedono che l’Italia si spenda affinchè si faccia un po’ di pulizia etnica all’interno della Commissione Ipcc, cioè il board internazionale di scienziati che studia i cambiamenti climatici e redige i rapporti sui quali si dovrebbero modellare le politiche virtuose in fatto di clima.

Pulizia etnica? Sì, in un certo senso, perchè la richiesta è che si mandino a casa il Presidente dell’Ipcc Pachauri e il Commissario De Boer e, contemporaneamente si promuova una “maggiore e più qualificata” presenza italiana dell’Ipcc. Più italiani, quindi, magari scelti dal Pdl.

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Franco Prodi:"Pensate all'ambiente e lasciate stare i cambiamenti climatici"

pubblicato da Marina

Franco Prodi analizza i cambiamenti climatici Molto spesso sul blog abbiamo discusso di cambiamenti climatici, di origini antropiche delle emissioni di CO2, di azioni da intraprendere per contrastarli. Il punto, però come già ci aveva fatto notare Guido Guidi, maggiore dell’aeronautica militare, meteorologo televisivo nonché blogger di climatemonitor è che mancano evidenze scientifiche o meglio modelli di previsione certi che ci dicano come e quando il presunto riscaldamento globale influirà sui cambiamenti climatici.

Dice Franco Prodi, già direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr che da 40 anni si occupa di clima:

Non sono negazionista né catastrofista ma la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica e i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia. Questo non significa che il clima non può peggiorare. Anzi, proprio perché non è lineare ed è scarsamente prevedibile, il futuro potrebbe essere peggiore delle peggiori previsioni. Bisogna però evitare che di clima parlino solo gli economisti, gli agronomi o qualsiasi incompetente di passaggio.

Spiega Prodi a proposito del vertice di Copenaghen:

A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…Adesso il filone dominante è quello dell’ “adattamento”, ossia si deve correre ai ripari per rimediare a un cambiamento climatico in atto. E si prende come dato di fatto un rapporto (quello dell’Ipcc, NdR) di scenari possibili. Ma se non siamo neppure certi se sarà di 1 grado o di 8, che genere di previsione è mai possibile? Si discute soltanto di “principio di precauzione”. Ricordo una discussione che feci con mio fratello Romano, quando era presidente del Consiglio. Lui sosteneva che il politico deve comunque prendere in mano il problema e provvedere. Io gli risposi che la conoscenza scientifica, quella vera, si ha soltanto con una spiegazione e una previsione. Questo mi hanno insegnato all’università. La spiegazione e la previsione sul clima, oggi, non ci sono.Perché non si conoscono le nubi, la loro variabilità per effetto indiretto dell’aerosol (particelle e corpuscoli in sospensione in atmosfera, ndr), gli effetti diretti dell’aerosol stesso sui bilanci di radiazione… La CO2 influisce, ma lo stesso fa il metano. Se uno prende un modello di radiazione e l’adatta alla CO2 “vede” il riscaldamento, ma poi bisogna tener conto di tante altre variabili e incognite.

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De Boer (UNFCC): "Russia, Usa e Giappone non si battono abbastanza contro i cambiamenti climatici"

pubblicato da Orangeskies


I grandi paesi industrializzati non mostrano l’ambizione che sarebbe loro necessaria nella lotta contro i cambiamenti climatici. E’ l’opinione di Ivo De Boer, segretario olandese dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), organismo dell’ONU che si occupa di clima, durante una conferenza a Bonn, preparatoria del congresso di Copenaghen in cui si dovrebbe superare il Protocollo di Kyoto.

Gli obiettivi di riduzione dei paesi più ricchi, presentati finora da una trentina tra i paesi più industrializzati, tra cui quasi tutti quelli dell’Unione Europea, prevedono una riduzione delle loro emissioni, da qui al 2020, tra il 17 e il 26%.

Il gruppo ONU intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (IPCC), d’altra parte, ritiene necessario che le emissioni si riducano tra il 25 e il 40%, rispetto ai livelli del 1990, e questo sarebbe lo sforzo minimo da attuare per evitare danni al pianeta maggiori di quelli che si sono già verificati.

Ma la cosa più grave, secondo De Boer, è che tra i paesi che finora hanno presentato proposte, non figurano alcuni dei colossi del mondo industrializzato: in particolare, nell’elenco non figurano gli Stati Uniti (nonostante il new deal di Obama), il Giappone e la Russia.

Via | Informador
Foto | Flickr

Cambiamenti climatici: le mucche sono da assolvere?

pubblicato da Marina

Le mucche responsabili dei cambiamenti climatici? Mi scrive Caludio Costa, medico veterinario consulente ambientale coopagri il quale mi spiega che secondo i dati da lui analizzati relativi al Rapporto ISPRA sulle emissioni zoogeniche, per intenderci le emissioni di metano ad opera dei ruminanti, che interessano gli allevamenti, sono errati e in un certo senso colpevolizzano la zootecnia.

Fino ad oggi la tendenza è stata quella di dire che gli allevamenti intensivi di bovini, ma anche di altri animali, inquinano quanto i SUV.

Secondo il rapporto dell’ISPRA, gli allevamenti inquinano, anche se i gas serra sono in diminuzione,:

risulta che nel 2006 il 79% delle emissioni è stato determinato dagli allevamenti bovini: il 41% deriva dalle vacche da latte, e il 38% dagli altri bovini. L’80% delle emissioni di metano dovute a fermentazione enterica provengono da Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte (in testa alle emissioni), Sardegna, Veneto, Campania, Lazio e Sicilia.

Ma rispetto alla responsabilità dei bovini delle emissioni nell’atmosfera di metano non è d’accordo Claudio Costa. Dopo il salto le sue motivazioni.

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