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Tutti gli articoli con tag oceani

Vivaio per coralli

pubblicato da Marina

Vivaio per coralli Per preservare i coralli corno di cervo dall’estinzione e per sostenerne, al contrario la ripopolazione, l’organizzazione TNC - The Nature Conservancy ha installato 14 vivai sottomarini.

Le nursery sono state poste a qualche metro sotto le acque oceaniche tra la Florida e le Isole Vergini e l’obiettivo è andare a ripiantare i coralli ottenuti nel reef delle barriere coralline. Il progetto è nato dalla collaborazione con la Nova Southeastern University, la Coral Restoration Foundation e la Florida Fish et la Wildlife Conservation Commission.

Vivaio per coralli
Vivaio per coralli Vivaio per coralli Vivaio per coralli

Via | MaxiSciences
Foto | Crédit : Liz Larson /Nova Southeastern University

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Svezia, fattorie di alghe per il comune di Simrishamn

pubblicato da Marina

Fattoria di alghe

Costruire una città i cui abitanti e consumi ruotino intorno alla produzione di alghe. E’ questa la filosofia del comune di Simrishamn, nei pressi del lago Ostersjön sul Mar Baltico. Con l’industria ittica in decadenza e la popolazione locale sempre più avanzata nell’età è richiesto uno sforzo di fantasia e tecnica per riprogettare futuro e sostentamento.

Fattoria di alghe

Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe

La chiave della sostenibilità individuata da due giovani architetti Claudia Pasquero e Marco Poletto, cofondatori di ecoLogicStudio, effettivamente potrebbe proprio fare la differenza.

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Cnr: agosto 2011 con anomalia di temperatura e poca pioggia

pubblicato da Marina

Agosto è stato un mese caldo. Lo abbiamo capito e ce lo conferma l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna.

Spiega Michele Brunetti ricercatore all’Isac-Cnr:

I dati registrati ad agosto dicono che si è trattato di un mese caldo e secco.È stata rilevata una anomalia di temperatura, rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000, di +1.4 gradi, che pone il mese appena trascorso al decimo posto degli ultimi 200 anni. Ancora più significativo il dato relativo alla precipitazione: con un meno 73% rispetto alla media, l’agosto 2011 si attesta all’ottavo posto tra i mesi più asciutti dal 1800 a oggi.

Giugno 2011 si è attestato al ventesimo posto tra i mesi più caldi e dice Brunetti:

Globalmente la media stagionale si è conclusa con un’anomalia di temperatura di +0.8 gradi rispetto al periodo di riferimento, classificandosi come la diciannovesima estate più calda dal 1800 ad oggi. Il deficit di precipitazioni del 19%, invece, posiziona l’estate 2011 al 69° posto tra le più asciutte dal 1800 ad oggi. Si tratta comunque di valori a cui siamo abituati nell’ultimo decennio.

Le anomalie comunque sono state registrate anche nel luglio 2011 (il NOAA sta elaborando quelle su scala planetaria di agosto 2011) e in una nota si legge:

Luglio 2011 si attesta al settimo posto tra i mesi più caldi (suolo e oceani) dal 1880 a oggi su tutto il Pianeta.

Dopo il salto il grafico del NOAA.

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Alluvioni in Australia e Brasile, nell'emisfero meridionale il clima è sottosopra?

pubblicato da Marina

La cronaca ci sta consegnando da alcune giorni le terribili storie delle alluvioni a Brisbane (terza città) in Australia (che si sono concluse meno peggio di quanto si credeva) e da l’altro ieri anche in Brasile con frane e inondazioni che hanno colpito sopratutto le città dello stato di Rio. In totale centinaia di morti, dispersi, feriti e senza tetto. D’altronde non si è mai abbastanza pronti a una catastrofe.

Cosa unisce i due eventi? Il fatto che sia l’Australia sia il Brasile si trovino nell’emisfero meridionale del nostro Pianeta, dove è estate. Perché ci sono alluvioni così pesanti, quando lo scorso anno nel medesimo periodo si raccontavano incendi devastanti? Cosa c’entra, se c’entra il clima? Colpa del riscaldamento globale? Se vogliamo dar retta ai risultati delle misurazioni delle temperature delle acque degli oceani, bè non c’è nessun rialzo semmai sono state registrate delle diminuzioni.

Invece, il punto di vista di Ugo Bardi di Aspo è questo:

C’è ancora qualche imbecille, la’ fuori, che sostiene che parlare di “Cambiamento Climatico” invece che di “Riscaldamento Globale” sia un trucco dei climatologi per “nascondere il declino”. Beh, guardatevi il video qui sopra e sappiatemi dire cosa ne pensate. Qualsiasi cosa stia succedendo al clima, non è cosa buona.

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8 giugno: Giornata mondiale degli Oceani. Ma si farà mai davvero qualcosa per tutelarli?

pubblicato da alessandra

Anche oggi, 8 giugno, ricorre l’ennesima commomorazione, quella dedicata agli Oceani e all’indiscusso valore della loro tutela. Peccato, però, che proprio non se ne parli e che, soprattutto, anche quando le parole non mancano gli interventi concreti risultino, di fatto, inesistenti. Forse abbiamo davvero bisogno di più concretezza e meno chiacchiere… A lanciare l’allarme (come se fosse ancora necessario..) sullo stato di salute dei nostri mari ci ha pensato, fra gli altri, il WWF. Inevitabilmemte, la radiografia del sistema mare, mostra impietosamente gli innumerevli segnali di disfatta e le residue, minime, opportunità di riscatto per un ecosistema che rischia il tracollo. Inquinamento, inefficacia e insufficienza - quando ci sono - delle misure atte a preservarne la limpidezza, numero sempre crescente di “carrette del mare” atte a trasportare petrolio in lungo e in largo per il globo, ma soprattutto pesca illegale e insensata incapace di adeguarsi ai pareri della comunità scientifica internazionale rappresentano alcune tra le principali problematiche a cui gli Stati aderenti alla Conferenza delle Parti della Convenzione della diversità biologica cercheranno (?) di trovare rimedio, in ottobre, a Nagoya. In Giappone.

Eppure, il settore ittico, rappresenta - direttamente o indirettamente - la fonte di guadagno per almeno 170 milioni di persone in tutto il mondo, corrodendo almeno il 65 per cento degli stock di pesce, che risulta gravemente sovrasfruttato, tanto da aver indotto l’Onu, non più di un mese fa, ad ipotizzare un mare senza pesci in appena un quarantennio… Mentre la pesca illegale porta profitti per quasi 1,2 miliardi di dollari l’anno e le reti astrascico sono i principali responsabili della distruzione delle barriere coralline in profondità. Ma c’è ancora una possibilità: eliminare i sussidi all’industria della pesca e garantire maggiore e più numerose aree di tutela, suggerisce il WWF International. Ad oggi, solo l’1% degli Oceani è supportato da una qualche forma di protezione, il restante 99%, no. E spesso le attività più minacciose per l’ecosistema marino si attivano proprio nelle acque internazionali, profonde, spesso mosse dalle principali correnti, vitali per migliaia di specie. Forse bisognerebbe pensarci, tra un sushi e l’altro….

Via | wwf
Foto | Flickr

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Marevivo: il Mediterraneo è avvelenato dal petrolio

pubblicato da Peppe Croce

Marevivo: il Mediterraneo �¨ avvelenato dal petrolio

L’associazione ambientalista Marevivo lancia un pesantissimo allarme sullo stato di salute del mare che sarebbe “avvelenato”, “soffocato” e “bollente”.

I problemi, infatti, secondo Marevivo sono molti e tutti gravi. Innanzitutto si sta riscaldando, come tutto il pianeta, a causa delle emissioni di CO2.

Poi sarebbe avvelenato dal petrolio e dagli altri idrocarburi che vengono sversati in mare da migliaia di petroliere e piattaforme petrolifere. Un problema che colpisce soprattutto il Mediterraneo: Marevivo stima una quantità di petrolio immesso nel nostro mare pari a 600 mila tonnellate all’anno.

Altro gravissimo problema è la pesca selvaggia che starebbe desertificando il mare: 145 milioni di tonnellate di pesce vengono “sottratti” ogni anno dai mari.

L’inquinamento da rifiuti, batterie soprattutto, è la ciliegina su questa torta assai poco gustosa. E’ giunto il momento, conclude Marevivo, di prendere provvedimenti:

E’ arrivato il momento di dire basta e di chiedere ai Signori del mondo di sedersi ad un tavolo per affrontare, in modo globale, anche il tema dell’ecosistema marino. Per disegnare una strategia di salvaguardia del mare, mettendo a punto politiche concertate e misure di tutela che possano garantire agli oceani di continuare a svolgere il loro ruolo di produzione dell’80% di ossigeno e di assorbire il 30% di anidride carbonica. Numeri questi che se non saranno presi seriamente in considerazione rischiano di veder fallire anche gli ambizioni obiettivi del ’20.20.20’, faticosamente ribaditi a Copenaghen

Via | Marevivo
Foto | Flickr

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La plastica arriva dovunque

pubblicato da missunderstanding

Ci sono posti nel mondo dove l’uomo non arriva, ma la plastica sì. Perché la plastica arriva là dove l’uomo non può spingersi (se non in surf), inquinando spiagge e baie racchiuse in angoli nascosti. Questo il messaggio del video della Plastic Pollution Coalition in cui i due surfisti Chris e Keith Malloy, leggende del surf alla ricerca di aree sconosciute in cui surfare, lottano per la tutela degli oceani.

Perché il vortice di rifiuti del Pacifico e la discarica dell’Atlantico non sono che i fratelli maggiori di altri enormi accumuli di plastica galleggianti negli Oceani o abbandonati sulle spiagge. Dall’Antartide alla Nuova Caledonia, anche nelle spiagge più remote e deserte, là dove non vi era alcun segno dell’arrivo dell’uomo, la plastica era già lì ad accogliere i fratelli Malloy, perché arriva prima e non scompare.

via | Treehugger

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Marea nera: arrivano gli U2

pubblicato da Peppe Croce

marea nera: arrivano gli U2

Lentamente tutti i timori stanno diventando realtà: la marea nera causata dal disastro della Deepwater Horizon ha toccato le coste delle isole Chandeleur, in Louisiana.

A vigilare sulla situazione ci sono due enti governativi, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la più famosa NASA. Quest’ultima, su richiesta della prima, si sta dando da fare per monitorare l’espansione della macchia nera.

Tra gli interventi messi in atto dalla NASA c’è l’invio sui cieli del Golfo del Messico di aerei ER-2, veivoli da ricognizione derivati dai famosi U2 in grado di volare a 70.000 piedi e di scattare foto ad altissima risoluzione.

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2,4 milioni di pezzi di plastica per rappresentare l'inquinamento degli Oceani

pubblicato da missunderstanding

gyre inquinamento oceano pacifico

Pochi giorni fa vi abbiamo mostrato la difficile vita degli animali marini, costretti a vivere in un mare di rifiuti, e abbiamo parlato della scoperta di una nuova zolla di rifiuti nell’Oceano Atlantico. Alle zolle di rifiuti che inquinano gli Oceani si è ispirato l’artista Chris Jordan per rappresentare l’onda gigante, ispirandosi all’opera di Hokusai The Great Wave off Kanagawa.

Invece di colori e pennelli, per rappresentare la sua onda, Chris Jordan ha usato 2,4 milioni di pezzi di plastica, l’equivalente del peso in libbre dei rifiuti che finiscono negli oceani ogni ora.

Gyre, questo il nome dell’opera, è la prima di una lunga serie di immagini che Chris Jordan crea con pezzi di plastica riciclata, raccolti nell’Oceano, per sensibilizzare l’attenzione sull’inquinamento dei mari e per rappresentare la zolla di rifiuti del Pacifico, nel caso The Garbage Patch non fosse un concetto comprensibile a tutti: visto così, sarà difficile non rendersi conto della gravità della situazione.

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via | inhabitat

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Com'è la vita in un mare di plastica

pubblicato da missunderstanding

Come nel caso della deforestazione su Central Park, a volte una pubblicità rende subito l’idea della devastazione prodotta dagli effetti dell’inquinamento sulla sopravvivenza di animali e piante. È il caso della campagna di sensibilizzazione Rise Above Plastic, che in poche immagini spiega come sarà la vita nei mari se ognuno di noi continua a far finta di non vedere, di non sapere, di non essere responsabile.

Dopo la zolla di rifiuti del Pacifico, ne è da poco stata scoperta una anche nell’Atlantico ed ogni bottiglia che acquistiamo, ogni contenitore di plastica che non differenziamo è responsabile dell’inquinamento delle acque: la plastica uccide 1 milione e mezzo di esemplari marini all’anno, anche per mano nostra.

via | Treehugger

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