“Complotto in alto mare”, senza dubbio un nome che fa colpo per l’ultimo dossier di Greenpeace, dedicato alla procedura autorizzativa del rigassificatore off shore di Olt (Iren e E.ON) di fronte le coste di Livorno e Pisa, in pieno santuario dei cetacei. Non si tratta più delle lamentele dei residenti, che rischiano di veder scappare i turisti, sono cose più gravi quelle denunciate dall’associazione ambientalista.
I gravi rischi procurati dal rigassificatore, secondo Greenpeace, sarebbero stati volutamente ignorati dal Ministero dell’Ambiente durante la fase autorizzativa. In particolare durante la seconda fase, quella con la quale Olt ha chiesto (e ottenuto) l’esclusione dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale per alcune modifiche al progetto.
Tutto ciò nonostante il rumore generato dalle navi gasiere e dal rigassificatore possa disorientare i cetacei e nonostante l’impianto produrrà, in piena area marina protetta, ben 3,6 tonnellate di cloro all’anno. Questo, afferma Greenpeace, porterà alla formazione di composti organo-clorurati tossici, mutageni e non facilmente biodegradabili. Queste, ed altre, osservazioni di Greenpeace non sono state minimamente prese in considerazione dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Ambiente incaricata di pronunciarsi in merito all’impianto.
Via | Comunicato Stampa
Foto | Olt
Dopo circa quattro anni di braccio di ferro e di tira e molla, ieri a Palermo in Conferenza dei servizi è stato approvato il progetto del rigassificatore all’interno del polo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusa, in provincia di Siracusa, uno dei territori più inquinati d’Italia. O meglio, questa è la notizia che la stampa regionale siciliana ha diffuso. In realtà la cosa non è affatto chiara e persino l’avvocato Mario Giarrusso, legale del Comitato Melillese “No rigassificatore”, presente all’incontro decisorio (o istruttorio?), non ha ben capito quale sia la decisione presa, come spiega perfettamente nell’intervista che potete vedere, pubblicata da Priolo News.
Il discorso, in estrema sintesi è questo: la Regione Sicilia ha affermato che il rigassificatore si può fare solo seguendo una sfilza infinita di prescrizioni che, se venissero tutte rispettate, porterebbero alla neutralizzazione del pericolo per l’ambiente e per i cittadini residenti nei pressi dell’impianto. Cioè i cittadini dei comuni di Augusta, Priolo e Melilli ma anche quelli di mezza provincia di Siracusa e una parte della provincia di Catania.
I rischi, infatti, sono enormi: quelli ambientali consistono nello stato di enorme inquinamento della rada di Augusta, oggetto di una recentissima sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito che le aziende che per anni hanno sversato idrocarburi e metalli pesanti in mare devono ora pagare la bonifica.

Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione.
Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati.
Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese.
Continua a leggere: Petrolio off shore: Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia

La multinazionale francese dell’energia Total è pronta a riconvertire la raffineria di Dunkerque in un rigassificatore. Preso atto della pesante crisi del comparto della raffinazione, che in tutto il mondo è un business che rende sempre meno, Total ha in programma di sostituire l’attuale raffineria, ferma dal settembre 2009, con un ben più redditizio rigassificatore. Ma non solo: a Dunkerque dovrebbe nascere anche un centro di supporto tecnico e di training per tutto il settore. Il progetto non è ancora definitivo, ma è già nelle intenzioni ufficiali dell’azienda che ha espressamente affermato che la riconversione è l’unico mezzo per mantenere l’occupazione a Dunkerque e non disperdere le conoscenze dei suoi lavoratori. Il rigassificatore verrà realizzato insieme all’altra multinazionale francese dell’energia, Edf ma non è ancora chiaro se sarà totalmente sostitutivo delle attività di raffinazione o aggiuntivo.
Se il rigassificatore si dovesse aggiungere alla raffineria, il precedente sarebbe ghiotto per i fan di queste infrastrutture energetiche anche in Italia: i progetti di rigassificatore attualmente in discussione nel nostro paese, infatti, spesso prevedono come sede le aree industriali petrolchimiche. Zone che, secondo i numerosi e agguerriti comitati locali, sono troppo pericolose per ospitare anche un rigassificatore a causa del cosiddetto “effetto domino”: se in un impianto del polo petrolchimico si innesca un incendio (cosa tutt’altro che rara) il fuoco potrebbe espandersi anche all’area che ospita il rigassificatore. Con un grande botto finale. L’esempio più concreto di questo rischio e delle conseguenti critiche da parte dei residenti è quello di Priolo, in provincia di Siracusa, dove la Ionio Gas (joint venture 50-50 tra Erg e Shell) vorrebbe costruire un rigassificatore.
Forse, allora, non è casuale che Erg e Total si siano appena fuse per creare TotalErg, altra joint venture che da vita ad un gigante italo-francese della raffinazione e della distribuzione di carburante. L’accordo, però, al momento non include le attività di Erg in Sicilia.

Se con l’estate la questione di Lubiana è passata inosservata ai media italiani non è stato lo stesso per quelli di Lubiana, dopo che l’Associazione Alpe Adria Green ha inoltrato un report alla Repubblica di Slovenia, per segnalare scorrettezze e falsificazione di dati nel progetto italiano che prevede la costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto industriale di Trieste, al confine con la Slovenia.
I rigassificatori hanno un devastante impatto chimico sull’acqua del mare e un incidente in materia di sicurezza può compromettere l’area circostante in un raggio da 2 a più di 10 km. In caso di esplosione o fuoriuscita dai serbatoi, l’incidente può avere la portate di un’eruzione vulcanica. Per questi motivi i rigassificatori vengono costruiti su coste deserte o a 15 km al largo, protette da due aree concentriche in cui è vietato l’accesso per misure di sicurezza.
Il rigassificatore di Trieste verrebbe costruito nel Porto, nella già inquinata baia di Muggia, a ridosso della città e dell’oleodotto transalpino, non rispettando le norme richieste in materia di sicurezza civile e militare per la vicinanza a persone e a impianti ad alto rischio.
Perchè il progetto vada in porto, già approvato dall’IOtalia alla spagnola Gas Natural, ci vuole anche il consenso della Slovenia ed il progetto presentato si fonderebbe su dati tecnici falsi, acquisiti dalla Polizia Giudiziaria Italiana su denuncia di Alpe Adria Green, WWF, Legambiente e Italia Nostra, più altri comitati triestini. Mentre a Lubiana si parla di denuncia, per chi volesse leggere l’intero report sul rigassificatore di Trieste, il pdf si puà scaricare sul sito di GreenAction.
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Stamattina Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, è stato ospite a Radio Anch’io, storica trasmissione di Radio 1 in cui oltre ai grandi nomi anche gli ascoltatori possono dire la loro. Conti è stato ospite di uno speciale “A tu per tu con i leader” condotto dal direttore Caprarica, e ha raccontato la posizione di Enel su una serie di questioni energetiche oltre che chiarire alcuni aspetti di bollette e incentivi. Se vi interessa approfondire potete cercare il podcast sul sito di Radio Rai. Oppure accontentarvi di leggere le cose che mi sono appuntata e vi riporto.
Partiamo dalla questione energetica più attuale in Italia, ovvero il ritorno al nucleare. Secondo Conti l’Italia è di fatto già un paese nucleare, perchè importa il 20% della propria energia dalla Francia (prodotta da nucleare) e perchè sono presenti molte centrali lungo i confini italiani. Personalmente non credo che basti per definirci “un paese nucleare”, ma se vogliamo usare questi argomenti per giustificare il ritorno all’atomo siamo messi male. Conti inoltre prevede 7 anni circa per tornare ad avere le prime centrali funzionanti, tra progettazione e costruzione della centrale. Il nodo spinoso sono le autorizzazioni, ma lui auspica un abbattimento drastico dei tempi di attesa per questa fase… mi sa che si sono già messi d’accordo!
La situazione energetica italiana descritta non pare essere delle più rosee. L’Italia dipende per il 65% dal gas, ma negli ultimi 25 anni non sono stati fatti investimenti sulle infrastrutture in questo senso. Dipendiamo da “un tubo dalla Russia e uno dall’Algeria”, e non abbiamo ancora rigassificatori. Ma non è solo gas e nucleare la ricetta proposta da Conti.
Continua a leggere: Fulvio Conti racconta la strategia energetica di Enel in radio
Umberto Guidoni ex astronauta e ora parlamentare europeo per i comunisti italiani (PDCI) lancia una interrogazione parlamentare a proposito del Dpcm ( Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16-4-2008 che dal 1° maggio di quest’anno estende l’applicazione del “segreto di Stato” anche agli “impianti civili per la produzione di energia”.
Ciò vuol dire che rientrano nel segreto di Stato tutte le centrali e dunque anche le nucleari, rigassificatori, termovalorizzatori, inceneritori, ecc. In pratica, ogni forma di controllo “civile” è estromessa dai siti in questione e dunque saranno blindatissimi per legge dello Stato. Il che impedirà tutte le forme di controllo o di divulgazione delle notizie e dei dati che saranno così riservati ai pochi addetti ai lavori e ai servizi segreti. Infatti, neanche ad ASL e a Vigili del fuoco sarà concesso per alcun motivo di entrare in contatto con questi impianti che saranno gestiti direttamente dallo Stato attraverso agenzie e funzionari preposti.
Continua a leggere: Impianti per l'energia coperti dal segreto di Stato
All’assemblea del Pd svoltasi sabato 16 febbraio, Walter Veltroni ha presentato ai convenuti i suoi “12 punti per l’Italia”, ossatura del programma elettorale del neonato partito. Il primo punto è dedicato alla modernizzazione dell’Italia e si occupa in gran parte dell’ambiente. Cito testualmente dal sito del Partito Democratico:
Noi riformeremo la normativa di valutazione ambientale delle opere, con l’eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione, da concludere in tre mesi. La priorità va data agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare l’approvvigionamento di metano, ai termovalorizzatori e agli altri impianti per il trattamento dei rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica.
Certo non vi è dovizia di dettagli, ma l’indirizzo sembra chiaro: riformiamo la procedura di VIA e spingiamo per la costruzione di inceneritori e rigassificatori. Non credo sia questo il modo di modernizzare l’Italia.
Continua a leggere: Veltroni al PD: inceneritori e rigassificatori per tutti
I rigassificatori rendono anche se non funzionano. Dicevano ieri a Report che gli utenti pagheranno per un servizio che forse non verrà erogato. Questo spiega come mai se ne vogliono costruire così tanti.
“Guardiamo questa delibera, del 2005, dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas: con l’articolo 13 assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento. Significa che costruisci un rigassificatore, hai poco gas o nessuno si serve della tua struttura ma prendi lo stesso i soldi. Chi paga? Noi con la bolletta del gas.”
In Italia, di rigassificatori se ne vorrebbero costruire abbastanza da intercettare metà del gas liquido attualmente venduto in tutto il mondo. Sarebbe quindi abbastanza difficile riuscire a trovare gas per utilizzare gli impianti. Sarebbe quindi abbastanza semplice pensare che la costruzione dei rigassificatori, invece di avvantaggiare le famiglie e garantire sicurezza, farà solo salire i prezzi.
Continua a leggere: Finanziamenti a rigassificatori che non lavorano
L’Italia è una repubblica fondata sul metano. Nel senso che abbiamo sotto terra giacimenti sfruttabili che potrebbero darci 35 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Si tratta di riserve che si trovano sotto il Golfo di Venezia e che appartengono per l’86/87% all’Eni, per l’11% ad Edison e per gli spiccioli restanti alla British Gas.
E allora perché basta un’esplosione su un metanodotto ucraino per metterci in mutande? Semplice, perché quel gas non lo possiamo usare. E’ bloccato per legge, quindi ci troviamo a dover costruire rigassificatori per importare il gas via nave, oppure a costruire metanodotti che collegano il Maghreb con la Sardegna e la Toscana. La cosa buffa è che il metano si trova proprio sotto al punto in cui vogliono costruire un rigassificatore, e cioè vicino al delta del Po!
Continua a leggere: Il metano dell'Adriatico: c'è ma non si tocca