Inquinamento del delta del Niger, riconosciute parziali responsabilità di Shell Nigeria

Questa mattina il Tribunale civile olandese de L’Aja si è pronunciato sulla vicenda che vede imputata Royal Dutch Shell per il grave stato di inquinamento del delta del Niger: la Corte ha riconosciuto solo alcune delle responsabilità della compagnia, e tutte attribuite a Shell Nigeria e non alla casa madre.

Nello specifico il Tribunale riconosce le responsabilità sull’inquinamento del delta del Niger di Shell Nigeria, escludendo ogni coinvolgimento di Royal Dutch Shell e sottolineando come

la casa madre non ha alcun obbligo di impedire alle affiliate di fare danni a terzi.

Una sentenza che, siamo certi, farà discutere molto.

Il giudice Henk Wien ha dichiarato in Aula:

Shell Nigeria dovrebbe e avrebbe, in modo semplice, potuto evitare questo sabotaggio; per questo motivo il tribunale distrettuale condanna Shell Nigeria a risarcire i danni al ricorrente nigeriano. La Corte inoltre respinge tutte le accuse contro la società capogruppo, dal momento che il diritto nigeriano afferma che una casa madre non è obbligata, in via di principio, a evitare che le sue affiliate rechino danni a terzi all’estero

sentenziando comunque, ai danni di Shell Nigeria, il pagamento dei danni solo per una delle cinque cause portate in tribunale dai ricorrenti: la compagnia nigeriana è stata infatti riconosciuta responsabile per una perdita di greggio avvenuta tra il 2006 ed il 2007 nei pressi del villaggio Ikot Ada Udo ma ha respinto le altre quattro denunce presentate.

Secondo la Corte la colpa di Shell Nigeria sarebbe stata quella di aver reso troppo facile per i sabotatori aprire gli oleodotti e le condotte, sabotandole, ed ha ingiunto la compagnia a pagare i danni ad un agricoltore, respingendo tuttavia le altre richieste sulla base del fatto, acclarato durante in dibattimento, che i danni siano stati causati proprio da alcuni sabotatori, cosa che solleva la casa madre da ogni responsabilità, non avendo violato l’obbligo di diligenza.

La sentenza che tutti aspettavano, e che avrebbe rappresentato una pagina di giurisprudenza internazionale relativamente alle responsabilità dirette e indirette delle compagnie petrolifere, rappresenta una sconfitta per i ricorrenti e per tutto quel panorama ambientalista che li ha sostenuti: era la prima volta che una società olandese venisse citata presso un tribunale nazionale per reati commessi da una sua controllata estera.

Shell, che estrae il 50% del petrolio del delta del Niger, potrà continuare il suo operato multimiliardario in Nigeria, almeno fino a quando tutto l’oro nero non sarà esaurito.

Foto | Sky News

A.S.

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