Cosa cambia con le nuove regole per i permessi - ecoblog.it
Arrivano nuove regole sui permessi per la malattia dei figli: ecco cosa cambia per i genitori e come orientarsi tra diritti e procedure.
Conciliare lavoro e vita familiare è una delle sfide più complesse per molti genitori. Quando un figlio si ammala, il tempo diventa improvvisamente una risorsa preziosa e spesso difficile da gestire. Proprio per rispondere a queste esigenze sempre più diffuse, il legislatore è intervenuto rafforzando le tutele dedicate ai lavoratori con figli a carico.
Dal 2026, infatti, il quadro normativo sui permessi per la malattia dei figli è cambiato in modo significativo, ampliando le possibilità di assenza dal lavoro e rendendo le procedure più semplici. Una misura che, dietro la sua apparente semplicità, nasconde aspetti importanti da conoscere per evitare errori e sfruttare pienamente i propri diritti.
Cosa cambia con le nuove regole per i permessi
La principale novità riguarda l’età dei figli per cui è possibile richiedere il permesso. Il limite è stato esteso fino ai 14 anni, ampliando così la platea dei genitori tutelati. Allo stesso tempo, il numero di giorni a disposizione è raddoppiato: ogni genitore può ora usufruire di 10 giorni annui per assistere il figlio malato, rispetto ai 5 previsti in precedenza.
Questa estensione risponde a una realtà spesso ignorata: anche i bambini più grandi possono ammalarsi e avere bisogno della presenza costante di un genitore. I giorni di permesso sono personali e spettano a ciascun genitore, ma seguono un principio preciso: non possono essere utilizzati contemporaneamente per lo stesso figlio. In altre parole, entrambi hanno diritto al permesso, ma l’assenza deve essere alternata.

È importante sapere che questi periodi non incidono sull’anzianità di servizio, che continua a maturare regolarmente. Restano invece invariati i diritti per i genitori di bambini sotto i 3 anni, per i quali è possibile assentarsi per tutta la durata della malattia, senza limiti prefissati. Uno degli aspetti più apprezzati della riforma riguarda la semplificazione burocratica. Il certificato medico, rilasciato dal Servizio Sanitario Nazionale o da un medico convenzionato, viene trasmesso direttamente all’INPS in modalità telematica. Sarà poi l’ente previdenziale a informare il datore di lavoro.
Al genitore spetta solo una dichiarazione che attesti che l’altro genitore non stia usufruendo dello stesso permesso nello stesso periodo. Un passaggio formale, ma fondamentale per evitare contestazioni. A differenza della malattia del lavoratore, l’assenza per la malattia del figlio non prevede visite fiscali né fasce di reperibilità. Una scelta che riconosce il ruolo attivo del genitore, spesso impegnato tra visite mediche, farmacie e assistenza continua.
Un’altra tutela importante riguarda le ferie: in caso di ricovero del figlio, il genitore può interrompere le ferie in corso e convertirle in permesso per malattia del figlio, preservando così il diritto al riposo in un momento più adeguato. Queste nuove disposizioni non sono una concessione, ma un vero e proprio diritto soggettivo. Una volta rispettati i requisiti, il datore di lavoro è tenuto a riconoscere il permesso.
