Ex Solvay inquina l'ambiente - Ecoblog.it
Un dossier di Greenpeace rivela che l’ex Solvay di Spinetta Marengo è il principale polo italiano per PFAS e F-gas, con gravi rischi per salute e ambiente in Piemonte.
Un dossier recente pubblicato da Greenpeace Italia e anticipato da La Stampa ha acceso i riflettori su una problematica ambientale di rilievo nazionale: la presenza massiccia di PFAS nell’aria, con particolare riferimento all’ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, frazione di Alessandria. Secondo i dati aggiornati al 2023, questa struttura è responsabile di oltre la metà delle emissioni italiane di gas fluorurati (F-gas), sostanze chimiche legate ai famigerati inquinanti “eterni” che rappresentano una minaccia sia per la salute umana sia per l’ambiente.
Il ruolo predominante dell’ex Solvay nelle emissioni di gas fluorurati
Il Piemonte emerge come epicentro dell’inquinamento da gas fluorurati in Italia, con una concentrazione pari al 76% delle emissioni nazionali, di cui il 74% deriva dallo stabilimento di Spinetta Marengo. La società oggi denominata Syensqo, erede diretta della Solvay a seguito della scissione avvenuta nel dicembre 2023, è l’unica azienda italiana che ancora produce PFAS industriali. Nel solo 2023, Syensqo ha generato circa il 55% delle emissioni nazionali di F-gas, confermando il suo ruolo centrale nell’inquinamento da questi composti.
Il gruppo belga Solvay, fondato nel 1863, ha una lunga storia industriale in Italia iniziata nel 1912 con la prima sede produttiva in Toscana a Rosignano Solvay. Tale gruppo si è recentemente riorganizzato, dando vita a Syensqo che gestisce gli stabilimenti più critici per quanto riguarda i polimeri fluorurati, inclusa la struttura di Alessandria. L’azienda è tra i principali produttori chimici in Italia, con oltre 750 dipendenti nei siti toscani e piemontesi, e un fatturato che nel 2022 ha raggiunto quasi 1,9 miliardi di euro, ma la sua responsabilità ambientale resta sotto stretto scrutinio.
I gas fluorurati, usati comunemente in refrigerazione e processi industriali, sono strettamente connessi ai PFAS, sostanze chimiche altamente persistenti nell’ambiente. Molti F-gas si degradano trasformandosi in PFAS, compresi composti come l’acido trifluoroacetico (TFA), che si accumula nelle acque e nei terreni senza degradarsi. L’Agenzia Ambientale Tedesca ha recentemente sollecitato l’UE a classificare il TFA come tossico per la riproduzione, sottolineando l’urgenza di monitorare e limitare l’uso di questi precursori.
L’esposizione ai PFAS è associata a numerosi problemi di salute, tra cui tumori, alterazioni del sistema immunitario e disfunzioni tiroidee, motivi per cui la contaminazione dell’aria da queste sostanze rappresenta un rischio concreto per la popolazione locale.

La questione ambientale legata alla produzione di PFAS a Spinetta Marengo si trascina da decenni. La contaminazione di suolo e acque della zona è stata oggetto di numerose proteste e azioni civiche, tra cui il Comitato Stop Solvay. Recentemente, grazie a un intervento del Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, Syensqo e la Provincia di Alessandria sono stati obbligati a fornire dati sulle emissioni finora tenuti nascosti con motivazioni di segreto industriale.
La produzione di PFAS è stata temporaneamente sospesa tra giugno e luglio 2024 dalla Provincia di Alessandria a causa di livelli di inquinamento riscontrati nelle acque e nel suolo circostanti, con particolare riferimento al nuovo tensioattivo fluorurato C6O4, presentato dall’azienda come una sostanza “non bioaccumulabile”. Tuttavia, studi indipendenti dell’Università di Padova e del CNR hanno evidenziato la tossicità di questo composto, sollevando dubbi sulla sua sicurezza a lungo termine.
In Italia non esistono ancora normative nazionali specifiche che limitino la produzione e l’emissione di PFAS e gas fluorurati, sebbene il Regolamento europeo F-Gas, aggiornato nel 2024, imponga una riduzione progressiva dell’uso di queste sostanze entro il 2030. Tuttavia, la gestione e i controlli sono demandati agli Stati membri, e l’Italia appare ancora in ritardo nell’adozione di misure efficaci.
Greenpeace Italia e studi dell’ISPRA evidenziano l’esistenza di alternative sicure e non pericolose ai gas fluorurati, auspicando un’accelerazione nell’adozione di tecnologie più pulite. Nel frattempo, il settore chimico italiano, soprattutto attraverso le imprese del gruppo Solvay e Syensqo, è chiamato a una trasformazione radicale mirata a ridurre l’impatto ambientale e a tutelare la salute pubblica.
Alessandria, città strategica nel triangolo industriale del Piemonte, continua così a confrontarsi con i nodi ambientali legati alla chimica di precisione, mentre le istituzioni locali e nazionali sono sotto pressione per garantire maggiori trasparenza e controlli sulle emissioni di sostanze nocive che minacciano la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo.
