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Cronaca ambientale

F-35 con magneti Made in China: in Usa scoppia lo scandalo

I caccia bombardieri oggetto di mille battaglie politiche in Italia a causa degli elevati costi sono oggetto di scandalo anche in Usa poiché hanno parti costruite in Cina

Reuters in un lungo articolo pubblicato ieri e ancora ignorato dalle grandi testate del mainstream, annuncia lo scandalo che sta stravolgendo il Pentagono:sebbene vi siano leggi che vietino componenti cinesi sulle armi statunitensi la Lockheed Martin Corp ha lasciato che su un un lotto di 32 F-35 attualmente in costruzione fossero montati componenti provenienti dalla Cina senza esprimere preoccupazione per lo spionaggio militare.

La questione tocca molto da vicino l’Italia poiché siamo uno degli 8 Paesi finanziatori del progetto e perché i soldi che ci stiamo mettendo, circa 53 miliardi di euro sono stati il cavallo di battaglia dei Verdi e dei SEL in parlamento e oggetto di feroci dibattiti fino allo scorso ottobre, quando la questione fu approvata e poi definitivamente chiusa con lo sconforto di Finmeccanica a cui sono rimaste poche briciole. E ora sappiamo perché.

Secondo i documenti del Pentagono consultati da Reuters, Frank Kendall responsabile per gli Stati Uniti per l’acquisizione di armi militari avrebbe permesso che due fornitori di componenti per gli F-35, Northrop Grumman Corp e Honeywell International Inc , utilizzassero magneti cinesi per il sistema radar del nuovo aereo da guerra, meccanica per le componenti dell’atterraggio e altro hardware. In sostanza sebbene tutti sapessero hanno taciuto per evitare di affrontare sanzioni nel caso di ritardi delle forniture. Il Government Accountability Office, il braccio investigativo del Congresso, sta esaminando ora tre casi di costruzione di F-35 di prossima generazione.

La relazione del GAO del 1 marzo è stata ordinata dai legislatori americani che dicono di essere preoccupati per le imprese made in Usa tagliate fuori dal mercato metalli speciali e per il fatto che che un sistema militare degli Stati Uniti possa diventare dipendente da parti fatte da un futuro potenziale avversario.

Nel merito esistono deroghe all’uso di componenti che provengono dall’estero ma si applicano a quelle parti più economiche ma i legislatori hanno osservato che diverse società statunitensi fanno magneti simili.

Kendall si è difeso sostenendo che erano necessarie rinunce per mantenere la produzione, collaudo e formazione del nuovo aereo da guerra e per evitare milioni di dollari in costi per le modifiche e per evitare ritardi ai Marines e far si che i jet da combattimento fossero pronti dalla seconda metà del 2015. In caso contrario rimuovere i magneti cinesi pe sostituirli con quelli americani sarebbe costato costato 10,8 milioni dollari avrebbe richiesto circa 25.000 ore-uomo. Lockheed sta sviluppando con l’ F -35 il programma di armamento più costoso del Pentagono per gli Stati Uniti e per otto paesi che hanno contribuito a finanziare il suo sviluppo: Gran Bretagna, Canada, Australia, Italia, Norvegia, Turchia, Danimarca e Paesi Bassi mentre Israele e Giappone hanno effettuato ordini.

Il programma è già anni in ritardo e ha già superato del 70% le stime dei costi iniziali. Kendall assecondava questo stato di cose e i funzionari si erano mostrati preoccupati poiché ulteriori ritardi e aumento dei costi avrebbero potuto far saltare gli ordini esteri necessari per ridurre il costo futuro di ogni aereo militare.

Nei documenti, Kendall ha sottolineato l’importanza del programma F -35 per assicurare la continua superiorità militare degli Stati Uniti e contro potenziali minacce emergenti provenienti da nazioni in via di sviluppo con i propri aerei da combattimento invisibili, tra cui Russia e Cina sottolineando che ulteriori ritardi potrebbero costringere gli Stati Uniti e i suoi alleati a mantenere in volo i vecchi aerei più a lungi, il che porterebbe a maggiori costi di manutenzione.

Joe Dellavedova , portavoce per il Programma congiunto F-35 (JPO) al Pentagono, ha detto che l’ufficio è stato impegnato a garantire che le leggi federali della Difesa siano state rigorosamente rispettate:

Non c’è mai stato alcun rischio di trasferimento di tecnologia o di altra violazione della sicurezza associata a questi problemi di conformità di produzione. Il JPO sta lavorando con l’industria per mettere in atto soluzioni a lungo termine per evitare la necessità di future rinunce.

Vedremo ora le reazioni in Italia, semmai ve ne saranno.

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