Greenpeace perde 3,8 milioni di euro in una speculazione finanziaria sull'euro

In un comunicato l'associazione ambientalista si scusa e spiega l'accaduto

L'associazione ambientalista internazionale Greenpeace, la più grande del mondo, ha perso circa 3,8 milioni di euro in una speculazione finanziaria, tramite operazioni di valuta con il denaro delle donazioni private.

Secondo un'inchiesta pubblicata qualche giorno fa sul Der Spiegel l'associazione ambientalista con sede ad Amsterdam, Olanda, ha effettuato numerose operazioni finanziarie in valuta estera utilizzando il denaro delle donazioni e perdendo una cifra milionaria: operazioni, ha spiegato il responsabile della comunicazione Mike Townsley, che sono "una prassi" per Greenpeace.

L'associazione infatti, spiegano da Amsterdam, ha sedi in oltre 40 paesi e riceve donazioni in valute molto diverse tra loro, valute che spesso sono soggette fluttuazioni importanti e quindi a speculazioni finanziarie che potrebbero mettere a rischio il patrimonio economico dell'associazione e, quindi, i progetti in campo internazionale.

Secondo quanto ricostruito "l'errore" sarebbe stato attribuito ad un dipendente del settore finanziario, licenziato, il quale avrebbe investito 3,8 milioni di euro su una speculazione valutaria senza averne mandato; nonostante fosse un esperto di finanza e che il suo lavoro consistesse proprio nel fare investimenti per conto di Greenpeace, l'investimento si è rivelato sbagliato nei modi e nei tempi:

"La perdite registrate sono il risultato di un grave errore di giudizio di un impiegato della nostra unità finanziaria, che ha agito al di là delle proprie prerogative e senza seguire l’appropriata procedura. Greenpeace International ha sottoscritto un contratto per comprare valuta estera a un tasso fisso di cambio quando l’euro si stava invece rafforzando. Questo ha comportato una perdita di 3,8 milioni di euro."

scrive Greenpeace in un comunicato, nel quale non accusa in alcun modo l'ex dipendente (che avrebbe agito assolutamente in buona fede) dando tuttavia notizia dell'apertura di un'indagine interna per accertare ulteriori responsabilità.

Fatto sta che l'associazione, che nell'anno 2013 quantifica i proventi in 72,9 milioni di euro, con un budget globale di circa 300 milioni di euro, si troverà ora costretta a tagliare in infrastrutture per sopperire il danno economico.

Tuttavia non è la prima volta che Greenpeace finisce nel mirino dei giornalisti del Der Spiegel: già nel 1991 il quotidiano tedesco aveva pubblicato un'inchiesta nella quale raccontava ai lettori la struttura fittissima di società ombra controllate al 100% dall'associazione ambientalista senza tuttavia comparire nel bilancio, rendendo possibile il mantenimento di uno status di organizzazione senza scopo di lucro e accedere quindi alle esenzioni fiscali.

Nel 1993 in un'inchiesta trasmessa in tv in Danimarca si affermava l'esistenza di una serie di conti bancari segreti su cui transitavano decine di milioni di dollari provenienti dalle donazioni ma che erano accessibili soltanto ai leader di Greenpeace, soldi che sarebbero stati investiti in operazioni poco trasparenti e in finanziamenti occulti a gruppi ambientalisti "estremisti".

Via | Spiegel online

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