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Tonno rosso a rischio estinzione: il Giappone ne dimezza la pesca

>Il Giappone pensa di dimezzare la pesca dei tonni rossi per contenere il rischio di estinzione di questo predatore dei mari

Il Giappone ha deciso di dimezzare la pesca del tonno rosso, anche nella varietà Pinna gialla, per garantire al novellame di poter crescere e svilupparsi. Il tonno rosso è un magnifico predatore degli Oceani ma che corre il rischio di estinzione. L’annuncio è stato fatto dall’Agenzia per la pesca che ha spiegato che intende informare i consumatori circa l’importanza di una adeguata gestione del tonno, alimento considerato indispensabile in Giappone per la preparazione del sushi e di altri piatti della cucina nipponica. L’alert riguarda l’interdizione della pesca di tonnetti di peso inferiore ai 30 Kg.

Il Thunnus thynnus sebbene domini nei mari e rappresenti per molte altre specie una minaccia è a rischio estinzione a causa della pesca eccessiva e delle condizioni ambientali pericolose quali trivellazioni per l’estrazione di gas e petrolio off shore.

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Spiega Xavier Pastor, Oceana senior vice president e direttore esecutivo per l’Europa di Oceana, associazione impegnata nella difesa degli Oceani:

Se permettiamo le esplorazione per il petrolio e il gas nel Mediterraneo spagnolo, si potrebbe annullare tutto il nostro duro lavoro per aiutare il recupero di questa specie recuperare.

Nell’Atlantico il tonno rosso è suddiviso in popolazioni orientali e occidentali che si mescolano in mare aperto. I tonni orientali si riproducono nel Mar Mediterraneo mentre i tonni occidentali scelgono il Golfo del Messico. Entrambe le popolazioni sono collassate dai primi anni 1980, dopo l’esplosione della pesca industriale che grazie a nuovi equipaggiamenti ha permesso ai pescatori di viaggiare in profondità nell’oceano in cerca di tonno. Nel 1998 la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT) stabilì delle quote stabilite per tentare di fermare il declino, ma non abbastanza secondo quanto consigliato dagli scienziati. E’ stato stimato che tra il 2005 e il 2011 il tonno rosso catturato ha superato del 44% la quota totale ammissibile.

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Nel mese di ottobre del 2012 una valutazione ICCAT ha rivelato i primi segnali di ripresa sia per rosso orientale e occidentale e così l’industria della pesca commerciale iniziò a chiedere a gran voce di aumentare le quote, azione che avrebbe fatto fallire i risultati sin li raggiunti. Oggi a mettere in pericolo ancora una volta la ripresa di questi magnifici predatori le trivellazioni nel Mar Mediterraneo alla ricerca di petrolio e gas in mare.

Oltre alle trivellazioni nel canale di Sicilia, sono previste trivellazioni nei mari spagnoli. Il governo spagnolo infatti ha in programma di aprire il 45 per cento del Mediterraneo spagnolo allo sviluppo di petrolio offshore, mettendo l’ecosistema delle Baleari, dove il tonno rosso si riproduce, a rischio e con esse il programma di recupero. Due compagnie energetiche, Spectrum e Cairn, vogliono usare cannoni ad aria compressa che causano piccole scosse sismiche per mappare 11,3 milioni di ettari marini del mare in Andalusia, Catalogna, Valencia e le Isole Baleari.

Queste armi a aria compressa causano esplosioni assordanti e le onde sonore che si propagano attraverso l’acqua creano una mappa di giacimenti di petrolio e di gas in profondità. Il rumore però è estremamente dannoso per la vita marina. Xavier Pastor spiega che queste armi possono uccidere le uova di pesce e le larve e disturbare l’udito e la migrazione delle varie specie marine.

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Dice Pastor:

Stiamo mobilitando tutti – attori, politici, autorità locali, imprese, organizzazioni non profit e cittadini – al fine di esprimere la nostra opposizione alle autorità nazionali. Abbiamo anche sviluppato articoli scientifici per pubblicizzare gli impatti ecologici dei test sismici, sottolineando i danni alle specie protette, così come le conseguenze socio-economiche indirette per la pesca e il turismo.

Recentemente più di 50 organizzazioni delle Isole Baleari, tra cui municipi, governi e gruppi di turismo hanno formato un gruppo di pressione, il Mar Blava Alliance che ha organizzato una petizione contro esplorazioni e perforazioni off shore raccogliendo oltre 40 mila firme. Nel frattempo, i residenti di Ibiza e delle altre isole Baleari si sono riuniti in una folla di quasi 20.000 persone per protestare contro i piani del governo.

Via | Japan Times, Oceana

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