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Cronaca ambientale

Petrolio in Basilicata, Il Foglio: “Senza tornerebbero i pecorai e i morti di fame”

Durissimo pezzo sul quotidiano di opinione, che polemizza con il servizio di Presa Diretta di domenica sera sui danni da estrazioni in Basilicata. La risposta di Bolognetti: “Meglio terroni e pecorai che inquinatori e saccheggiatori”

Domenica sera la trasmissione di RaiTre Presa Diretta ha trasmesso un ampio e documentato reportage sullo Sblocca Italia, concentrando l’attenzione su due aspetti che (molto immodestamente) noi di Ecoblog poniamo come centrali da diverso tempo, già da prima del decreto renziano: le estrazioni petrolifere in Basilicata ed in Sicilia e l’impatto che queste hanno su ambiente ed occupazione.

Il reportage, lungo e completo, ha dato agli spettatori un servizio pubblico decisamente di qualità per quanto riguarda l’informazione ambientale, su un tema tra l’altro decisamente dimenticato dalla stampa mainstream, suscitando le classiche “polemiche del giorno dopo”: un segno che, mi si perdoni il gioco di parole, si è colpiti nel segno.

Lunedì mattina infatti il governatore Marcello Pittella si è affrettato a scrivere una lettera piccatissima ai vertici della Rai: la disinformazione che Presa Diretta avrebbe messo in onda senza alcun contraddittorio (qualcuno mi spieghi come delle analisi chimiche possano avere un contraddittorio) rappresenterebbe a suo dire un grave danno di immagine per la Basilicata (o per il suo governatore? Vai a capire):

“[…] Mi hanno intervistato due mesi fa per oltre 45 minuti e mandano in onda solo un paio di dichiarazioni senza neanche tenere conto che in tutto questo tempo trascorso le cose sono cambiate con le sostanziali modifiche previste dalla Legge di Stabilità all’articolo 38 della legge Sblocca Italia”.

La terra di Basilicata, a nostro modesto avviso, non esce male da Presa Diretta, anzi: nel corso del reportage si mostrano panorami mozzafiato e si spiega la ricchezza della terra lucana, dall’acqua ai prodotti agricoli fino alle eccellenze enogastronomiche che questo territorio è in grado di produrre. E si lancia un monito a coloro i quali, grazie allo Sblocca Italia, intendono appropriarsi di oltre il 70% del suo territorio per estrarre petrolio. Certo è che il governatore Pittella non si mostra esattamente come chi ha tutto sotto controllo, cosa che si affretta a dichiarare a inizio trasmissione.

Ma non è solo il Presidente della Regione Basilicata a dirsi indignato per il servizio di domenica sera: ieri il quotidiano d’opinione Il Foglio ha pubblicato un articolo firmato dal docente di Storia dell’Industria all’Università di Bari, e membro del Centro studi Confindustria Puglia, Federico Pirro nel quale si contesta il merito del servizio trasmesso da RaiTre.

Tutte frottole, in sostanza, scarsamente documentate e comunque tutto fortemente irrealistico: la Basilicata ha bisogno del petrolio come questo (sostiene Pirro) ha bisogno dei lucani, che non è vero non abbiano mai avuto giovamento dalle estrazioni. Ad esempio Pirro cita il Centro Oli di Viggiano: “si sono enunciati (enfatizzandoli) i rischi connessi a tale aumento di capacità, non evidenziando invece gli incrementi occupazionali che quei nuovi investimenti dell’Eni comporteranno” si legge nell’articolo; non si contesta dunque l’inquinamento prodotto dal Centro Oli ma si sottolinea che quell’inquinamento giova all’occupazione, spiegando che gli attuali 650 addetti sono solo una parte di quei 2200 posti di lavoro creati nel tempo in tutta la filiera delle attività indotte.

Conti alla mano quindi, 2200 persone (di cui solo un terzo lucane, citando gli stessi dati della Fondazione Mattei che cita Il Foglio) lavorano in attività, pericolose per l’ambiente, che occuperanno oltre il 70% del territorio regionale lucano, che comunque di abitanti ne conta 550mila in totale: la sproporzione è piuttosto evidente. E se “quell’ambiente inestimabile e di pregio” non ha mai prodotto occupazione (cosa vera) è nella storia di questa regione la ragione del perchè, una storia che gli italiani conoscono grazie a chi l’ha raccontata: ai Carlo Levi, ai Rocco Scotellaro (citato nel pezzo, allora è conosciuto anche fuori dalla Lucania!), agli Albino Pierro.

Anche Maurizio Bolognetti non ci sta. Il giornalista e segretario di Radicali Lucani, che abbiamo imparato a conoscere grazie al lavoro attento, documentato e mai azzardato fatto nel corso degli anni proprio sul petrolio e sull’inquinamento che deriva dalle attività estrattive nel territorio lucano, riconosciuto anche dal servizio, ha rilasciato una dichiarazione che non lascia spazio ai fraintendimenti:

“Al non so quanto autorevole dirigente dell’Eni, che stamane ha diffuso il suo verbo attraverso le pagine del Foglio, dico che son terrone e pecoraio e me ne vanto. Sono un terrone dalla testa dura, che continuerà a chiedere in ogni sede perché sia stata autorizzata la reiniezione delle acque di produzione petrolifera in una zona ad altissimo rischio sismico. Sono uno di quei terroni alla costante ricerca della verità. Sono un terrone la cui coscienza non è in vendita e che prova a chiedere il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, di leggi della Repubblica e direttive comunitarie poste a presidio della tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Nel prendere atto che l’autorevole fonte Eni de Il Foglio non ha voluto nemmeno metterci la faccia, dico: meglio terroni e ‘pecorai’ che inquinatori e saccheggiatori.”

Se le estrazioni petrolifere servono non solo alla Basilicata ma a tutto il Paese occorre tenere conto che i costi ambientali li paga la Basilicata ma tutti quanti gli altri pagano i costi di risanamento. E ancora: a cosa servono a tutto il Paese 3 anni di riserve di petrolio quando sole, vento e moti marini (per dire) generano energia fino a quando il sole non diventerà una supernova?

Il problema del petrolio in Basilicata non è il rischio che deriva da nuove estrazioni: è l’inquinamento che già esiste per le attività in corso, che impedisce alla popolazione di avere fiducia nell’interlocutore (fosse l’Eni, la Regione o lo Stato).

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