Coldiretti: “Salviamo il latte italiano”

Ieri, migliaia di allevatori sono scesi in piazza in numerose città italiane, da Roma a Torino, da Bologna a Milano, da Venezia a Bari per chiedere una maggiore equità nella filiera del latte. L’iniziativa di Coldiretti ha visto il supporto delle principali organizzazioni italiane a tutela dei consumatori (Codacons, Movimento consumatori, Federconsumatori, Adusbef).

In alcune città sono state allestite delle vere e proprie stalle temporanee, con tanto di animali, per sensibilizzare i consumatori alla situazione in cui versano gli allevatori. Nel corso di quest’anno hanno chiuso i battenti mille stalle, il 60% delle quali in montagna.

Sabato a Lodi gli allevatori avevano protestato sotto allo stabilimento della Lactalis (che ha acquisito Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli), ieri la Coldiretti ha organizzato numerosi sit-in davanti ai centri della grande distribuzione per sensibilizzare i consumatori sulla crisi del settore.

Dalla stalla al banco del supermercato il prezzo del latte quadruplica, ma agli allevatori rimangono pochi centesimi al litro con i quali devono anche procurare il cibo necessario a dare da mangiare agli animali.

A Roma Coldiretti Lazio ha diffuso i dati secondo i quali

“ogni anno, nel Lazio, vengono importati dai paesi dell'Unione Europa latte e crema di latte per un valore vicino ai 20 milioni di euro. Di queste importazioni quasi il 50% provengono dalla Germania, addirittura arrivano al 100% di provenienza tedesca le importazioni di formaggi e latticini nel Lazio”.

Coldiretti chiede di fermare queste aberrazioni del mercato comunitario con nuove regole. Quali? In primo luogo dichiarare la provenienza e l’origine dei prodotti del settore lattiero-caseario, secondariamente una migliore retribuzione del latte ai produttori.

Nei volantini di Coldiretti Lazio distribuiti ieri è stata sottolineata le ineguaglianze nel trattamento economico per i produttori italiani:

“In Italia il latte fresco viene pagato dai consumatori oltre il 30% in più rispetto ai tedeschi e il 20% in più rispetto ai francesi. In sostanza soggetti come la multinazionale francese Lactalis attraverso i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli vuole comprare il latte italiano alla stalla a prezzi tedeschi e venderlo a prezzi italiani. Infatti, gli allevatori vedono oggi ritirato il loro prodotto a circa 34 centesimi al litro mentre i consumatori continuano a pagarlo oltre quattro volte di più. I centesimi degli allevatori si trasformano così in euro sullo scaffale e in profitti milionari per i grandi marchi distributori”.

Una situazione che si è aggravata nell’ultimo anno con la decisione unilaterale, da parte della Grande Distribuzione, di ridurre il pagamento al litro del 20%, quindi a 34 centesimi al litro, quando i costi di produzione sono stimati dagli allevatori fra i 38 e i 41 centesimi al litro. Comportamenti del genere sono già stati sanzionati sia in Spagna che in Francia e se i big del latte dovessero continuare a tirare la corda è probabile che anche gli allevatori italiani si organizzino per passare dalle piazze alle aule di tribunale.

Via | Il Tempo

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