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Come ricaricare una auto elettrica da corsa: la VW I.D. R Pikes Peak

Tutte le sfide affrontate da Volkswagen per ottenere la massima carica delle batterie della I.D. R in venti minuti.

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Se per le normali auto elettriche di serie la ricarica è uno dei fattori strategici per determinare il successo o il fallimento, immaginate quanto può esserlo per auto elettriche da corsa ad altissime prestazioni, come la Volkswagen I.D. R Pikes Peak che correrà il 24 giugno in Colorado per tentare di infrangere l’attuale record di 8’57″118.

Il regolamento della Piles Peak International Hill Climb , la “corsa verso le nuvole“, prevede che se un concorrente della cronoscalata è costretto da fattori esterni a interrompere la corsa (ad esempio in caso di fattori meteorologici che mettono a repentaglio la sicurezza), ha solo 20 minuti di tempo per preparare l’auto al secondo tentativo.

In parole povere: se Romain Dumas, arrivato quasi al termine dei massacranti 19,9 km di curve in salita di Pikes Peak, è costretto a fermarsi le batterie della I.D. R devono essere ricaricate in gran fretta prima che l’auto possa ricominciare da capo la scalata. Sorge, quindi, il problema della ricarica.

Questo tempo è stato un fattore cruciale quando abbiamo configurato la batteria della I.D. R Pikes Peak – spiega François-Xavier Demaison, Direttore Tecnico di Volkswagen Motorsport – Inoltre, la strategia di ricarica e l’alimentatore di energia indipendente sono altri elementi importanti del sistema di ricarica rapida“.
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Ci si aspetterebbe, viste le premesse, che la ricarica del prototipo elettrico di VW sia effettuata tramite un caricabatterie ad altissimo voltaggio simile alle colonnine di ricarica ultraveloce che si cominciano a vedere nelle autostrade di Europa e degli Stati Uniti. E, invece, non è così.

Come spiega il responsabile Elettronica e Impianto Elettrico di Volkswagen Motorsport Marc-Christian Bertram: “Nel determinare la strategia di ricarica, abbiamo dovuto tenere in considerazione la possibilità di ripartenza. Su questa base, c’erano due difficoltà principali da superare: evitare il surriscaldamento della batteria in fase di ricarica e assicurarsi che tutte le celle della batteria siano cariche allo stesso modo“.

La I.D. R verrà ricaricata in contemporanea da due sistemi da 90 kW complessivi, una potenza non troppo elevata per evitare i surriscaldamenti. Se dovesse rivelarsi necessario le batterie della I.D. R Pikes Peak potranno essere anche raffreddate con ad aria, perché il meteo a Pikes Peak è sempre un’incognita: può salire velocemente come anche crollare vicino allo zero, persino a giugno.

Il sistema di ricarica è stato sviluppato specificatamente per le batterie a ioni di litio ad alta densità montate sull’auto elettrica da competizione. Che sono state, a loro volta, ideate per rispondere meglio elle esigenze che avranno i motori elettrici durante la cronoscalata.

In un’auto da competizione l’importante non è l’autonomia, quanto piuttosto la massima potenza erogata“, spiega Bertram aggiungendo che I.D. R Pikes Peak è in grado di ricaricarsi durante la corsa fino al 20%: grazie al sistema di recupero energetico, infatti, ognuna delle 156 curve del tracciato è una potenziale fase di ricarica. Ma questo vuol dire anche che l’auto dovrà accelerare (ed esprimere la sua massima potenza) 156 volte. Una sfida non da poco.

Infine, un particolare interessante: a Pikes Peak non c’è un collegamento elettrico sufficiente a gestire i sistemi di ricarica di tutti i partecipanti, quindi i team devono produrre da soli elettricità con i generatori. Volkswagen ha scelto un generatore alimentato a glicerolo (cioè glicerina), un liquido atossico prodotto dagli scarti di lavorazione del biodiesel.

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