Cina: per la prima volta i media parlano apertamente di inquinamento

Da un certo punto di vista questa notizia rappresenta una rivoluzione per il grande colosso asiatico: per la prima volta nella storia imperiale e rivoluzionaria della Cina i media del paese hanno parlato apertamente di inquinamento atmosferico, ammettendo l'esistenza del fenomeno.

Abbiamo spiegato domenica come i problemi legati all'inquinamento nella vastissima città di Pechino abbia portato le autorità cinesi ad invitare la popolazione a restare a casa, proprio a causa dell'altissimo livello di smog raggiunto in città: con valori di PM2,5 ben 14 volte sopra i 50μg/m³ (entro il quale l'aria viene considerata buona) i rischi per la salute dei cittadini cinesi è altissimo.

L'aria, a Pechino, si fende letteralmente con un coltello.

La Capitale della Repubblica Popolare non è l'unica città cinese a soffrire lo smog: in un Paese di 1,3 miliardi di abitanti, in cui un agglomerato urbano di 5 milioni di persone viene considerato una "cittadina" (per intenderci, Pechino nel 2010 contava 19,6 milioni di abitanti), dove la produzione industriale massiccia rappresenta il "core business" nazionale e dove la sensibilità verso le tematiche ambientali è sempre stata decisamente molto bassa rispetto al resto del mondo, è evidente che prima o poi qualcosa, nella grande omertà ambientale cinese, si sarebbe rotto.

Nonostante non sia raro incontrare persone che indossano mascherine per difendersi dallo smog e nonostante questo sia ormai una caratteristica costante di quasi tutte le città del colosso asiatico, i media cinesi hanno sempre negato qualsiasi notizia di stampo ambientale, perpetrando in una logica propagandistica anche su tematiche, come l'inquinamento, decisamente evidenti a tutti.

L'illustrare le città della Cina come luoghi paradisiaci dal cielo azzurro, le acque limpide, i sorrisi tradizionali e le prelibatezze da strada è la conseguenza di un'informazione imbavagliata dallo Stato, che ne controlla ogni ideogramma, e non ha fatto altro che sviare l'attenzione popolare, e politica, da qualsivoglia problematica ambientale.

Ci ha pensato in linea ufficiale il probabile futuro premier cinese Li Keqiang, intervenendo quest'oggi proprio sul tema dell'inquinamento ambientale:

La produzione, la costruzione, i consumi non possono andare a spese dell'ambiente, ma la situazione attuale non si è creata in due o tre giorni: dura da molto tempo. Analogamente anche la soluzione del problema è ipotizzabile solo entro un processo di lungo periodo

Già nei giorni scorsi tuttavia il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese, titolava:

Per costruire una Cina fiorente bisogna iniziare dal respirare sano

chiedendosi in un editoriale:

possiamo uscire da questo assedio soffocante di inquinamento? Cerchiamo di vedere in modo chiaro come gestire la situazione dell'inquinamento ambientale, con urgenza

ed aprendo in modo ufficiale un dibattito assolutamente innovativo per la cultura cinese, ripreso da China Daily, che ha definito "salutare" la discussione che prospetta di aprirsi:

In pieno processo di urbanizzazione è urgente per la Cina riflettere su come proseguire su questa strada senza che la qualità della vita quotidiana venga compromessa.

si scriveva proprio su China Daily il 29 ottobre scorso. Tuttavia, il timore per le autorità cinesi è che il dibattito sfugga al controllo del Partito: lunedì scorso erano moltissimi i quotidiani nazionali che, anche attraverso editoriali, esortavano il governo a prendere provvedimenti e ad informare maggiormente i cittadini:

Non ho mai visto una così ampia copertura dei media cinesi sull'inquinamento atmosferico. Dal Quotidiano del Popolo a China Central Television, la notizia è coperta praticamente ovunque, e nessuno ha cercato di darne un'interpretazione positiva.

ha dichiarato Jeremy Goldkorn, un consulente d'affari a Pechino.

Il modo in cui i media cinesi, sopratutto l'organo ufficiale Quotidiano del Popolo, hanno deciso di affrontare la questione è di prenderla larga: titoli che guardano al futuro come quello che vi abbiamo riportato di sopra mirano proprio al nervo della tradizionale spinta progressista cinese (imposta alla cultura del paese durante la Rivoluzione maoista e consolidatasi con il comunismo capitalista di cui il colosso asiatico è il tempio mondiale): alcune associazioni ambientaliste arrivano a sostenere che la visione del baratro sul tema dell'inquinamento può essere paradossalmente un bene per il Paese, che avrà così più spinta verso una rapida risoluzione dell'annoso problema.

In alcune città la visibilità urbana è, per colpa dello smog, al di sotto dei 100m: come con la nebbia in Pianura Padana; per questo sono milioni i cinesi che, dalle metropoli, si stanno spostando verso centri meno inquinati.

Via | People.com.cn

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