Slow food: 14 punti per una nuova politica alimentare in Italia

 

L'associazione Slow Food entra pienamente nella campagna elettorale con quattordici proposte per una nuova politica alimentare in Italia.

Per troppo tempo l'agricoltura è stata considerata solo come un settore produttivo marginale, ma ora finalmente sta diventando uno degli snodi centrali in tema di ecologia, salute pubblica, occupazione, tutela dei diritti e, più in generale, qualità della vita.

Slow Food parla in modo innovativo di politiche alimentari anziché di politiche agricole: ovvero di un insieme di interventi organici e interconnessi: ambiente, agricoltura, educazione, salute, economia, giustizia, sviluppo, industria, beni culturali. Non esiste confine: se si fa politica per il cibo e per l’agricoltura, si fa politica su tutto e per tutti.

Questi 14 punti sono il primo abbozzo per la definizione della sovranità alimentare nel nostro paese. Le proposte sono tanto semplici, quanto radicali.



  1. Difendere il suolo, il paesaggio e il territorio: salvaguardare i suoli fertili e recuperare i suoli agricoli abbandonati. Il suolo fertile è una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta (prova ne sia il land grabbing). Il nuovo parlamento deve approvare il disegno di legge "salvasuoli".

  2. Difendere la legalità nei sistemi di produzione del cibo, dalle mafie al lavoro nero, anche con rapporti più stretti tra produttori e consumatori.

  3. Contrastare il cambiamento climatico, con limiti ai biofuel e norme per l'autonomia energetica delle aziende agricole.

  4. Tutelare la biodiversità, dalle sementi di varietà tradizionali e le razze autoctone, ai prodotti frutto di trasformazioni e di saperi tradizionali.

  5. Liberare il sistema alimentare nazionale dagli OGM. Gli Ogm non servono alla nostra agricoltura, non ne risolvono i problemi, anzi sostengono un modello economico, produttivo, sociale e gastronomico che è antitetico alla nostra cultura e alle grandi opportunità di un sistema alimentare fondato sulla diversità e sulle risorse locali

  6. Fornire incentivi per le giovani generazioni. Contrastare l'invecchiamento degli agricoltori con misure che rendano la vita agricola non solo redditizia ma anche socialmente attrattiva.

  7. Tutelare le risorse idriche. Ottimizzare e ridurre gli sprechi, con una gestione pubblica e partecipativa dell'acqua.

  8. Tutelare le sapienze locali e di genere e incentivare l’imprenditoria ad esse connesse. Promuovere il sapere e il saper fare a livello locale.

  9. Promuovere programmi di riduzione degli sprechi, che rappresentano lo scandalo principale del sistema alimentare dominante.  Occorre promuovere politiche per favorire il recupero e il riutilizzo, per ridurre gli imballaggi, per penalizzare sistemi produttivi inefficienti

  10. Adottare politiche fiscali adeguate e attuare la semplificazione burocratica: politiche territoriali in grado di premiare imprese agricole diversificate, appoggio alla creazione dei gruppi d’acquisto solidale e di forme di partecipazione alla produzione sul modello della community supported agriculture;

  11. Tutelare e sostenere l’agricoltura di piccola e media scala e a basso impatto ambientale, e le economie locali, con maggiore attenzione all'agricoltura biologica, eccellenza italiana a basso impatto ambientale

  12. Sostenere una PAC (politica a gricola comunitaria) verde, equa e giovane, con maggiore attenzione ai piccoli agricoltori.

  13. Utilizzare la cooperazione anche come strumento di sviluppo agricolo e alimentare. Promuovere e rilanciare la cooperazione internazionale allo sviluppo coinvolgendo direttamente agricoltori, pescatori, artigiani, educatori, cuochi e ricercatori.

  14. Tornare a investire sulla scuola. Il cibo e l'educazione alimentare e del gusto sono un'opportunità per sperimentare didattiche interdisciplinari, per rieducare le nuove generazioni a scegliere il proprio cibo, imparando il piacere della tavola e di
    un'alimentazione sana.


 

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