Rifiuti di Roma, Clini: "pronti a nuovo decreto urgente"

Nonostante l'ira scatenatasi nel ministro dell'Ambiente a margine della decisione del Tar che ha sospeso il decreto salva-emergenza, sui rifiuti in eccedenza prodotti dalla Capitale (incapace di trattarli a norma di legge), i tecnici sono già al lavoro.

Lo ha spiegato lo stesso ministro Corrado Clini, che ha paventato l'opzione di un secondo provvedimento d'urgenza, vista la "evidente" criticità della situazione romana; intervistato a margine del convegno Memorandum 2013 il ministro ha nuovamente criticato con asprezza la decisione del Tar, continuandola a giudicare incomprensibile ed auspicando un intervento in tempi brevissimi del Consiglio di Stato, cui il suo ufficio si è immediatamente appellato.

O si ripristina con urgenza il dispositivo del decreto del ministro o sarò costretto a scegliere tra chiudere la discarica di Malagrotta, perché sta funzionando contro la legge, oppure adottare un atto illegittimo che autorizzi la continuazione dello smaltimento. Non è facile, mi sono dato qualche giorno sperando che il Consiglio di Stato rapidamente esamini il ricorso o verificando se esistono le condizioni per adottare un altro provvedimento urgente perché credo che non si possa scherzare con queste tematiche e non si possa continuare a campare da oltre dieci anni così. Questa è una commedia alla quale non mi presto

con queste parole Clini ha ribadito l'urgenza impellente di trovare una soluzione a Malagrotta, alla carenza impiantistica per il trattamento dei rifiuti, all'avvio di un ciclo dei rifiuti realmente sostenibile. Secondo Clini la valutazione del Tar è irreale, non ravvisando il rischio emergenza nonostante due commissari straordinari nominati in 2 anni, e nonostante l'emergenza rifiuti sia stata dichiarata aperta ufficialmente nel luglio 2011.

Sulla base della legge di stabilità e dai dati forniti dalla Regione Lazio con decreto si è disposto che tutti gli impianti esistenti e funzionanti nel Lazio che hanno la possibilità di ricevere i rifiuti di Roma per poterli trattare e non per mandarli in discarica, siano resi disponibili per evitare primo che si continui a portare i rifiuti a Malagrotta, secondo che i rifiuti di Roma rimangano per strada e terzo per evitare una vergogna nazionale.

ha detto Clini riferendosi alla possibilità di caricare i rifiuti sulle navi spedendoli altrove e certificando così l'incapacità italiana di gestire i propri scarti.

Fonti giudiziarie invece spiegano che le criticità ravvisate nel decreto sono sostanzialmente due: la prima si lega a Malagrotta, dove è previsto lo smaltimento, da aprile, solo di rifiuti trattati da impianti di Tmb (come da normativa): tuttavia questo è un problema anche per le altre cinque discariche sparpagliate nel Lazio. Se congiuntamente il Tar ha ravvisato anche che gli impianti Tmb di Roma (sia quelli di proprietà Ama che di proprietà Cerroni) non hanno mai operato a regime, come ha certificato anche il Noe.

E' d’obbligo domandarsi con quale coraggio si possa chiedere alle altre province di trattare i rifiuti romani quando gli impianti che dovrebbero servire la Capitale funzionano molto al di sotto della loro reale potenzialità!

si chiede Massimiliano Iervolino dei Radicali, autore del libro recentemente uscito "Roma la guerra dei rifiuti". Dal Comune di Roma invece, che dal Campidoglio resta sostanzialmente a guardare, il pilatesco atteggiamento è emblematico di come si sia amministrata la cosa pubblica negli ultimi 15 anni:

La decisione dei giudici amministrativi del Tar che sospende il decreto ministeriale con il quale si imponeva il trattamento dei rifiuti a Colfelice, rappresenta motivo di grande preoccupazione per l’Amministrazione capitolina.

Pubblicata la dichiarazione, il silenzio resta assordante.

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