Auto elettriche: cosa è l’AstonGate e perché se ne discute

Auto elettriche, la querelle sull’AstonGate occupa i social network: cosa è successo al gruppo Aston Martin e perché se ne discute.

È sufficiente passare al setaccio i social network per scoprire come, negli ultimi giorni, un tema stia catalizzando le attenzioni degli appassionati delle auto elettriche: quello del già ribattezzato AstonGate. Una querelle nata da uno studio pubblicato qualche settimana fa e rinfocolata negli ultimi giorni, come conseguenza a un fact-checking condotto da un esperto in mobilità sostenibile. Ma cosa si intende per AstonGate e, soprattutto, perché se ne sta discutendo con tanto coinvolgimento sui tutti i media?

L’antefatto

Tutto nasce dalla pubblicazione, ormai qualche settimana fa, di uno studio relativo alle emissioni effettive delle auto elettriche. Come ampiamente noto, le vetture a trazione elettrica non emettono nessun tipo di gas serra, o altri tipi di inquinanti atmosferici, durante il loro funzionamento. Essendo prive di un sistema di combustione, queste auto non producono infatti fumi di scarico, né rilasciano anidride carbonica. Eppure non si può definire – non almeno al momento – le auto elettriche come completamente “carbon neutral”. La loro produzione comporta l’emissione di una certa quantità di anidride carbonica e, come facile intuire, la ricarica delle batterie può avere un peso sull’ambiente se si ricorre alla produzione di energia tramite fonti fossili anziché rinnovabili.

Lo studio in questione – ripreso da testate come il Daily Mail, il Telegraph e il Times – ha voluto confrontare le emissioni di una vettura elettrica e di un’automobile a motore termico, ovvero una Polestar 2 e una Volvo XC40. Dai dati raccolti, sarebbe emerso che le auto elettriche dovrebbero compiere 50.000 miglia – poco meno di 80.000 chilometri – prima di pareggiare il carbon footprint delle vetture a benzina. Come riferisce lo stesso Daily Mail, la ricerca in questione sarebbe stata “commissionata da Honda, Aston Martin e Bosch”.

La verifica e la nascita dell’AstonGate

Incuriosito dalla ricerca, l’esperto di auto elettriche Auke Hoekstra ha deciso di verificare i dati dello studio, arrivando però a conclusioni differenti. Il rapporto tra vetture elettriche e a benzina sarebbe infatti di 16.000 miglia – poco meno di 25.000 chilometri – senza considerare gli altri vantaggi garantiti da questo tipo di mobilità. Andando oltre alla CO2, è necessario infatti considerare come queste automobili non emettano altri inquinanti pericolosi, tipici invece della combustione.

Così come riferisce The Next Web, la polemica è però esplosa quando Michel Liebrich, autore di Bloomberg, ha scoperto un legame tra la società che ha realizzato lo studio e gli automaker che l’avrebbero commissionato. In un intervento su Linkedin, l’esperto ha coniato il termine AstonGate per evidenziare la sua scoperta: il gruppo che si occupato dell’analisi, la Clarendon Communications, non sarebbe altro che una società di pubbliche relazioni legata ad Aston Martin.

Aston Martin prende le distanze

In una nota pubblicata dal Guardian, Aston Martin prende le distanze dallo studio relativo alle emissioni delle auto elettriche. Così come spiega il quotidiano britannico, Tobias Moers – nuovo Chief Executive del gruppo – ha riferito come il coinvolgimento della società nella ricerca in questione sia avvenuto prima del suo arrivo lo scorso agosto. Esprimendo “profonda preoccupazione”, Moers ha confermato l’avvio di un’indagine interna per comprendere “le circostanze relative alla pubblicazione del report”.

Sempre dalle pagine del Guardian, Moers sottolinea come Aston Martin sia “pienamente impegnata nello sviluppo sia di veicoli ibridi che elettrici”.

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