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Tutti gli articoli con tag idrogeno

Auto ad idrogeno: in Inghilterra il primo "distributore"

pubblicato da Nestor Carnevali


La Honda, con il generoso contributo statale di 250 mila sterline, ha aperto nei giorni scorsi a Swindon in Inghilterra il primo punto di rifornimento per automobili alimentate ad idrogeno. Questo, come fanno notare sarcastici i media inglesi, nonostante nel Regno Unito non sia ancora stata venduta una sola auto di questo tipo, nemmeno una Honda Clarity, la prima in commercio ad utilizzare celle a combustibile ad idrogeno.

L’evento ha inevitabilmente riaperto il dibattito sulla possibilità che l’alimentazione ad idrogeno sia ancora un’alternativa. I problemi sono tanti, lo scetticismo delle case automobilistiche c’è, ed uno dei problemi sta proprio nel come rifornire e se questo sia poi effettivamente conveniente economicamente. Mettere in piedi un’intera rete di rifornimento è un processo lungo e molto costoso, ed insieme assolutamente cruciale per riuscire a diffondere una nuova tipologia di alimentazione.

In Inghilterra, nonostante le considerazioni di tipo economico dovrebbero spingere in questa direzione i consumatori, non c’è ancora una diffusione significativa di auto a GPL o a Metano. La ragione risiede anche nella mancanza di una rete capillare di rifornimento, così, pensando all’idrogeno, sul Guardian si domandano: “ne vale veramente la pena“? La risposta non c’è, ma la domanda è volutamente sibillina e vuol fare intendere che la strada non è percorribile.

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Idrogeno come fonte d'energia: scoperti batteri che lo usano

pubblicato da Nestor Carnevali


La natura, ormai dovremmo averlo capito, ha “già fatto” tutto quello che noi faticosamente cerchiamo di riprodurre. L’ennesima conferma arriva da alcuni batteri che nelle profondità degli Oceani utilizzano chissà da quanti centinaia di migliaia di anni l’idrogeno come fonte d’energia. I ricercatori del Max Planck Institute, impegnati nell’analisi delle forme di vita marine che popolano le sorgenti idrotermali, hanno individuato alcuni batteri simbionti delle cozze Bathymodiolus puteoserpentis con funzioni zolfo-ossidanti che utilizzano l’idrogeno per produrre energia.

Questa caratteristica è comune anche ad altri animali, il Riftia pachyptila (un verme tubo gigante) e un gambero semitrasparente che vive negli abissi, entrambi hanno la capacità di ossidazione dell’idrogeno.

Secondo Jillian Petersen, una delle ricercatrici impegnate:

I calcoli mostrano che in queste bocche idrotermali l’ossidazione dell’idrogeno potrebbe fornire energia sette volte maggiore dell’ossidazione del metano, ed un’energia fino a 18 volte maggiore dell’ossidazione del solfuro. Le sorgenti idrotermali lungo le dorsali medio-oceaniche che emettono grandi quantità di idrogeno possono quindi essere paragonate ad una autostrada a idrogeno, con stazioni di rifornimento per la produzione primaria simbiotica.

Via | Gaianews

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Turchia, un Bosforo bis per produrre idrogeno

pubblicato da Marina

il secondo canale del bosforo

La Turchia ripensa alla sua centralità nello sviluppo energetico del Mediterraneo. E lo fa partendo da un progetto che va oltre l’ambizione e rasenta la follia, così come lo ha definito lo stesso primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan: un Bosforo bis per produrre idrogeno. Il nome del progetto è ICHET ossia il Centro internazionale per le tecnologie dell’idrogeno che dovrebbe essere realizzato con la benedizione dell’ UNIDO United Nations Industrial Development Organization, fondata in Turchia nel 2003. La pensata consiste nell’andare a costruire un secondo canale nel Bosforo su cui andare a versare l’attuale traffico navale, circa 150 navi al giorno, e liberare così il primo canale che sarebbe destinato a diventare un immenso laboratorio per la produzione di idrogeno. L’energia sfruttata proverrebbe dalle correnti marine e noi in Italia lo stiamo già sperimentando con il progetto Impetus a Trapani.

Per quanto riguarda la produzione di idrogeno leggo su Today’s Zaman:

Secondo gli studi condotti l’entità delle correnti è sufficiente a generare 20 kilowatt. Sarà installata una turbina a otto metri di profondità. Durante le fasi iniziali, l’energia elettrica sarà generata dal flusso delle correnti tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, lungo lo stretto del Bosforo. Utilizzando questa energia, l’acqua di mare depurata di ioni per elettrolisi produrrà idrogeno. L’idrogeno generato viene raccolto sotto pressione.

Ma non vi è solo idrogeno. Accanto al Bosforo Bis lo sviluppo di aree vergini intorno Instanbul e dunque intorno al secondo canale si verserebbero milioni di metri cubi di cemento per tirar su villaggi turistici, centri congressi, sale espositive, impianti sportivi e alloggi. Gli ambientalisti si sono detti, a dir poco, sgomenti.

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Bp indagata per inquinamento in Texas: 220 tonnellate di veleni nell'aria per un incidente in raffineria

pubblicato da Peppe Croce

Bp indagata per inquinamento in Texas: 220 tonnellate di veleni nell'aria per un incidente in raffineria

Periodaccio per Bp che, oltre ad essere sotto pressione per il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, ora si vede indagata anche in Texas dove, nell’aprile scorso (decisamente un mese da dimenticare per l’azienda), un incidente alla raffineria ha causato l’immissione in atmosfera di oltre 220 tonnellate di veleni.

Ora il Procuratore Generale dello stato del Texas ha aperto un’indagine per capire cosa sia esattamente successo. Bp, inizialmente, aveva redatto e reso pubblico un rapporto di massima sull’accaduto ma un rapporto dettagliato non arrivò prima del 4 giugno.

L’incidente in sé è abbastanza chiaro: un problema all’impianto di ultracracking dell’idrogeno che causa il blocco parziale dell’impianto che per 40 giorni viene fatto funzionare al 55% mentre tonnellate e tonnellate di prodotti petroliferi non trattati vengono deviati alla torcia per essere smaltiti bruciandoli. Una storia identica a mille altre in tutte le raffinerie del mondo, Italia compresa. Solo che negli Stati Uniti indagano…

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Phantom Eye, l'aereo ad idrogeno capace di volare per 96 ore consecutive

pubblicato da Simone Muscas

Phantom EyeUn gioiello di tecnologia e di efficienza energetica quello che Boeing ha presentato qualche giorno fa negli Stati Uniti. Si tratta di un innovativo aereo alimentato ad idrogeno e diretto da un telecomando, capace, fanno sapere i responsabili della società, di volare senza pause per ben quattro giorni. Il velivolo, chiamato Phantom Eye, è capace di raggiungere un’altezza di ben 20.000 metri e si presterebbe bene per un’infinità di servizi.

Boeing sottolinea come l’aereo sia in grado di avere un’efficienza energetica estremamente elevata come nessuno dei modelli ad idrogeno precedentemente testati. Condor, il penultimo dei modelli lanciati dalla compagnia era infatti stato capace di stare in volo per 60 ore nel 1989, ben 36 ore in meno rispetto a Panthon Eye. Alla luce di queste tecnologie sempre più brillanti, potremmo pensare all’idrogeno come ottima soluzione per il futuro nel settore aereo?

Chissà, al momento infatti i costi delle tecnologie alimentate con questo vettore energetico sono ancora troppo alti e probabilmente continueranno ad esserlo per lungo tempo, almeno sino a quando la ricerca non individuerà una metodologia sostenibile da un punto di vista ambientale ed economico per la produzione di idrogeno su scala mondiale.

Via | Boeing.mediaroom.com

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In Veneto nuova centrale a idrogeno. Zaia: non c'è spazio per il nucleare, ma per il carbone sì

pubblicato da Peppe Croce

“La centrale a idrogeno di Fusina è la dimostrazione che a noi l’età della pietra non piace”, così l’ex ministro dell’Agricoltura, oggi governatore della Regione Veneto, Luca Zaia commenta la possibilità di costruire una centrale nucleare nel suo territorio.

Il commento, diffuso alla stampa e tramite il suo blog, è chiaro e non ammette interpretazioni ed è stato pronunciato il giorno dell’inaugurazione della centrale ad idrogeno Enel di Fusina.

Un impianto che produce una quindicina di MW di energia bruciando idrogeno. Niente Co2 e pochi ossidi di azoto, molto pulita. Se non fosse che il calore recuperato dalla combustione dell’idrogeno va ad alimentare il ciclo a vapore della attigua centrale a carbone.

Enel la chiama sperimentazione, i malpensanti greenwashing. Poco importa cosa si pensi della centrale ad idrogeno, la notizia (che non è poi una novità) è il contemporaneo sì al carbone e no al nucleare di Zaia. Il governatore, infatti, pur non citando mai sul blog il nucleare lo esclude con un gioco di parole:

Rispetto al fabbisogno del Veneto di 30 Gigawatt con l’avvio del carbone pulito a Porto Tolle il bilancio energetico della regione è in pareggio. Questa è programmazione, ma noi ci troviamo a combattere quotidianamente con chi non vuole programmare e desidera che restiamo all’età della pietra: l’impianto a idrogeno dimostra che a noi l’età della pietra non ci piace

Al Veneto, quindi, basterebbe il buon vecchio carbone che non lascerebbe altro spazio alle grosse centrali nucleari.

Via | Luca Zaia Blog
Video | YouTube

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Bmw, abbandonato l'idrogeno, per costruire l'elettrica "Megacity" sbarca negli Usa

pubblicato da Peppe Croce

Bmw sbarca negli Usa per produrre la Megacity

Bmw, costruttore noto fino ad oggi per le sue grosse berline di lusso e per gli inquinantissimi Suv, da qualche tempo ha deciso di abbandonare il progetto dell’auto all’idrogeno e di trasferire gli sforzi sulle auto elettriche. L’abbandono dell’idrogeno deriva dal fatto che l’azienda tedesca considera ormai tale tecnologia superata da altre più efficienti ed economiche e, oltre tutto, dal fatto che è molto difficile che i distributori di idrogeno si diffondano in numero sufficiente nei prossimi anni.

L’elettrico, invece, sembra una realtà molto più a portata di mano e anche la concorrenza si sta dando da fare per sviluppare questa tecnologia e le colonnine di ricarica necessarie alla mobilità elettrica. Ecco quindi che Bmw preme sull’acceleratore e inizia a stringere le prime alleanze per la sua prima auto elettrica, che avrà il nome di “Megacity“. Come leggiamo su Autoblog

Bmw e SGL Group hanno ufficializzato la nascita della joint-venture SGL Automotive Carbon Fibers per la costruzione di uno stabilimento a Moses Lake, nello stato di Washington, dove verrà prodotta fibra di carbonio in esclusiva per le vetture della futura gamma Megacity. Le due aziende hanno sostenuto un investimento complessivo pari a 100 milioni di dollari, che permetterà di concepire una nuova lega definita CFRP (fibra di carbonio rinforzata con plastica).

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Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro

pubblicato da Peppe Croce

L'Europarlamento discute la Set

Il Parlamento europeo affronta la questione energia. Sul tavolo c’è il Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), cioè le linee guida europee per la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi, in particolare, l’Europarlamento ha dato il suo ok ad una risoluzione sulle “low carbon tecnologies” che, detta in breve, chiede principalmente due cose: aumentare i fondi in tempi rapidi, da una parte, puntare su ricerca, piccole e medie imprese e riduzione della burocrazia, dall’altra.

La cosa più interessante, ovviamente, sono i fondi: decidere in fretta dove spenderli è fondamentale. Gli europarlamentari suggeriscono di investire 300 milioni di euro per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS), cioè lo stoccaggio della CO2. Una tecnica che, di fatto, non esiste ancora e che lascia molto perplesse alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace che temono si riveli solo una sorta di greenwashing per le centrali a carbone.

Oltre al CCS l’Europarlamento chiede maggior impegno nelle smart grids, le cosiddette reti intelligenti che permetterebbero una migliore e maggiore diffusione dei piccoli impianti da fonte rinnovabile, e lo sviluppo del mini idro, cioè l’idroelettrico di piccola capacità. Più in generale, se guardiamo al Set Plan, i fondi messi a disposizione dall’Europa sono pari a 45 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, così divisi:

6 miliardi per l’eolico
6 miliardi per il solare
2 miliardi per le reti elettriche
9 miliardi per le bioenergie
13 miliardi per il CCS
7 miliardi per la fissione nucleare
5 miliardi per le fuel cell e l’idrogeno

Via | Parlamento eurpeo
Foto | Parlamento europeo

Global Green Challenge, in Australia il rally è solare

pubblicato da Giorgio

Da Darwin ad Adelaide con la forza del sole. Ha preso il via in Australia il Global Green Challenge, manifestazione dedicata alle auto a propulsione solare ed ibrida. Gli equipaggi, provenienti da tutto il mondo, percorreranno 3.000 km in 6 giorni. I veicoli viaggeranno ad una velocità media di 100 km/h, attraversando deserti e foreste della meravigliosa terra dei canguri.

Due le categorie previste per questo rally verde: l’Eco Challenge, destinato ai produttori di veicoli a basse emissioni di CO2; il Solar Challenge, riservato ad università, istituti tecnici e imprese, che vede l’adesione di 15 nazioni tra cui: Giappone, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio e, ovviamente, Australia. In entrambe le categorie, le autovetture sono soggette al regolamento della Federazione Internazionale Automobile. La competizione vuole rendere omaggio all’impresa dell’autraliano Hans Tholstrup che, nel 1982, realizzò a proprie spese un auto ad energia solare, percorrendo il continente da est verso ovest.

Tra i 17 equipaggi che partecipano alla categoria Eco troviamo: Ford, Kia, Hyundai e Bmw Mini. Da tempo, queste importanti case automobilistiche investono in ricerca e sviluppo, realizzando auto a basso impatto ambientale. Il Solar Challenge é l’occasione giusta per testare su strada il lavoro sperimentale e, al tempo stasso, lanciare un forte segnale a tutto il settore automobilistico e all’opinione pubblica. La gara avrà luogo dalle 8 alle 17 e i piloti dovranno accamparsi lungo il percorso una volta raggiunto l’orario di gara stabilito. Attraverso il sito ufficiale della competizione è possibile seguire la diretta della manifestazione. Il 31 dicembre verranno premiati i vincitori delle due categorie.

Via | Global challenge

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Nasce EcoCar, una rivista dedicata alle auto ecologiche

pubblicato da missunderstanding

EcoCar rivista L’Italia ha scoperto i benefici delle auto ecologiche, con un picco di vendite nell’anno 2008: il 66% di auto ecologiche in più rispetto all’anno precedente.

Sulla scia di questo interesse è nata ieri in edicola EcoCar, una rivista mensile dedicata alle auto a basso impatto ambientale e ad uno stile di vita ecologico. La rivista si interesserà di auto elettriche e ibride, auto e idrogeno, auto a Gpl, auto a Metsano, prototipi, passando per carburanti alternativi e novità del settore.

Su EcoCar si trovano anche consigli per una guida ecologica e l’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale alla guida e non solo, perché l’ecologia diventi uno stile di vita a 360°, come recita il payoff della neonata testata “Make it your lifestile”.

Un listino dedicato alle auto ecologiche, comparate ed ordinate per classe di efficienza energetica, fa della rivista un punto di riferimento nell’informazione dedicata alle auto ecologiche in Italia. Se vi dovesse capitare di sfogliarla, diteci che ve ne pare!